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Capitolo 1 La comunicazione: fondamenti

Teorie dei segni, dell’informazione e della comunicazione

Il linguaggio è contemporaneamente lo strumento e il modo fondamentale di comunicazione, utilizzato da ogni uomo per la costruzione di rapporti di interazione con gli altri uomini e con il mondo in generale. L’unità di base di ogni tipo di linguaggio è il segno: si definisce “segno” ogni cosa che sta per qualcos’altro e serve a comunicare questo qualcos’altro a qualcuno. In base ai criteri dell’intenzionalità e della motivazione relativa, distinguiamo almeno cinque diverse tipologie di segni:
1.  indici (o sintomi), motivati naturalmente/non intenzionali, basati sul rapporto causa-effetto (ad es. starnuto per avere raffreddore);
2.  segnali, motivati naturalmente/usati intenzionalmente (ad es. sbadiglio involontario per noia);
3.  icone (dal gr. eikón, immagine), motivati analogicamente/intenzionali, basati sulla similarità di forma e struttura, riproducono le proprietà dell’oggetto designato (ad es. le simbologie presenti sulle guide turistiche);
4.  simboli, motivati culturalmente/intenzionali (ad es. colore nero per lutto);
5.  segni propriamente detti, non motivati/intenzionali (ad es. comunicazione gestuale).
Procedendo dagli indici ai segni propriamente detti, la motivazione che lega il qualcosa al qualcos’altro del segno è sempre più convenzionale e meno diretta, con conseguente aumento della specificità culturale del segno. Su un primo versante gli indici, essendo fatti di natura, hanno per definizione un valore universale e rimangono uguali per tutte le culture in ogni tempo; sul versante opposto, i segni propriamente detti dipendono da ogni singola tradizione culturale (ad es. il termine gatto è un segno linguistico propriamente detto, prodotto intenzionalmente per riferirsi ad un animale nella specifica cultura linguistica italiana). Il segno è, dunque, l’unità fondamentale della comunicazione (dal latino communis, mettere in comune, rendere comune, trasmette informazioni). Si può parlare di comunicazione utilizzando un’accezione molto larga o più ristretta del termine. Secondo una prima ed ampia accezione, ogni fatto culturale, compresi i fatti di natura filtrati dell’esperienza umana, veicola informazioni che possono essere interpretate da qualcuno. Secondo un’accezione più ristretta, si ha comunicazione quando c’è un comportamento prodotto da un’emittente al fine di far passare dell’informazione, percepito da un ricevente come tale. Il coinvolgimento del concetto di intenzionalità differenzia la comunicazione dal semplice passaggio di informazione. In maniera ancor più rigorosa, è verosimile individuare tre possibili categorie nel fenomeno generale della comunicazione:

a) Comunicazione in senso stretto:
forte emittente intenzionale es. linguaggio verbale umano, sistemi
ricevente intenzionale di comunicazione artificiali

b) Passaggio di informazioni:
“codice”:  emittente non intenzionale es. parte della comunicazione non
ricevente intenzionale verbale umana (postura)

c) Formulazione di inferenze:
debole nessun emittente
(è solo presente un “oggetto culturale”) es. modi di vestire
interpretante

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