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Capitolo 7 ./Fake fiction: simulare la realtà

Odiernamente l’opinione pubblica costituisce un elemento fondamentale per la stabilità o l’instabilità del sistema. E in una società mediatica, l’opinione pubblica si forma giorno dopo giorno mediante il continuo bombardamento dei mezzi di comunicazione. La verità è ciò che loro ci propongono come tale, ciò che non è riportato dalla stampa non esiste, e quello che esiste è solo nella forma in cui appare in essa. L’importanza dei media da luogo, da un lato, ad un forte controllo su questi da parte di chi ha potere ma, contemporaneamente, alla necessità che questo controllo passi inosservato per mantenere l’apparenza di libertà di informazione, imprescindibile perché si possa considerare una società come democratica. Un terzo aspetto è che la maggior parte dei media sono aziende, da cui derivano obiettivi commerciali che vanno ad influire anch’essi sulla loro linea informativa. Il risultato dell’unione di questi tre aspetti è la configurazione di un sistema di manipolazione ampio e sottile, a volte contraddittorio, ma che generalmente più che informare pretende di imporre una realtà mediante opinioni e valorazioni presentate come verità indiscutibili. Tutte queste tendenze appaiono in maniera chiara e ripetitiva, isolate o combinate fra loro. Molte di loro possono essere applicate ad altri mezzi, TV o radio, anche se non alla lettera, perché ogni mezzo di comunicazione possiede i suoi strumenti di disinformazione dovuti alle proprie caratteristiche specifiche. La soggettività è inevitabile in ogni prodotto culturale per cui, anche pretendendo di dare una visione neutra ed imparziale della realtà, questa non potrà mai essere totalmente oggettiva. La maniera migliore di avvicinarsi all’oggettività è mostrare la realtà da differenti punti di vista, raccogliendo informazione su uno stesso tema attraverso fonti distinte e con differenti posizioni su di esso. Dunque, è precisamente in questo punto che risiede un primo e fondamentale elemento di manipolazione da parte dei media: la loro pretesa di oggettività, l’inganno di offrirci la loro visione della realtà come se si trattasse della realtà stessa, nascondendo sempre gli interessi che difendono. Per fare una lettura critica dell’informazione presumibilmente oggettiva, è fondamentale conoscere gli interessi ai quali rispondono coloro che offrono l’informazione. La realtà virtuale costruita dai media è quindi parziale e obliqua. Generalmente questi danno copertura e priorità ai punti di vista di coloro che ostentano i poteri politico ed economico (aziende, grandi partiti politici, governo, grandi sindacati, ecc.) rispetto alla visione, alla valutazione di opinioni e interessi dei giovani, degli anziani, dei lavoratori, dei malati, degli studenti, dei detenuti, delle donne, degli immigrati, degli impiegati, delle organizzazioni popolari: il loro punto di vista passa quasi sempre sotto silenzio, o viene emarginato o deformato. La disinformazione non sempre è sistematica, preparata e disegnata in maniera cosciente e controllata. La complessità del processo di elaborazione dell’informazione ed il vasto campo da dove si può raccogliere fa sì che molte volte essa sia frutto dell’incompetenza del giornalista di turno, dovuta alla non conoscenza degli argomenti che tratta, alla mancanza di tempo e spazio, ai suoi o ai pregiudizi del redattore, all’applicazione di schemi di lavoro troppo semplicistici o sensazionalisti. Non c’è dubbio, però, che in molti altri casi esistono campagne di disinformazione che rispondono ad interessi economici o politici chiari, del mezzo di comunicazione o dei gruppi impresariali che lo finanziano e lo sostengono. La maggior parte delle notizie sono distribuite da agenzie di stampa internazionali. Queste al principio selezionano una piccola parte delle informazioni, il 90% circa di esse vengono rifiutate: ciò che viene portato a conoscenza è solo una piccola frazione di ciò che succede nel mondo. È necessario, pertanto, conoscere quali criteri di selezione sono usati per la scelta delle informazioni ed a quali interessi possono rispondere. Non dimentichiamoci che la maggior parte di queste agenzie sono grandi aziende nordamericane, europee e giapponesi, di solito strettamente vincolate ad importanti gruppi finanziari in contatto diretto con i governi dei paesi ai quali appartengono. Logicamente non hanno interesse a che si verifichino cambi sociali, né certamente nel far conoscere notizie e situazioni che manifestino i pericoli e gli aspetti negativi del sistema o mettano in questione la sua validità. Non sono solo queste agenzie ad influenzare l’informazione (ne sono solo il primo filtro), ma lo fanno pure le banche che finanziano i mezzi di comunicazione, le corporazioni che possiedono questi mezzi, le aziende che hanno azioni o che sostengono il giornale, la radio, la televisione di turno, mediante la pubblicità. E non si tratta solo di aziende: lo stesso Stato in Italia apporta grosse somme di denaro ai media nazionali, sotto forma di pubblicità, pagata con denaro pubblico; in questo modo indiretto lo Stato può castigare o premiare le voci avverse o quelle a lui favorevoli. E alla fine, la stessa linea ideologica dei giornalisti e dei redattori, comprensiva dei loro pregiudizi, del loro corporativismo, la loro eccessiva specializzazione, la fedeltà alla impresa e la loro tendenza alla autocensura, influiscono nell’orientamento dell’informazione. La disinformazione dipende quindi da numerosi filtri e obliquità, senza che nessuno di questi in particolare, se non tutto il processo, sia la causa per cui l’informazione ci arriva manipolata e deformata, spesso coscientemente alterata. Non solo in ciò che si pubblica, ma anche in come si pubblica sta la disinformazione. Di tanto in tanto appaiono notizie critiche e discordanti nei media. In generale, però, non sono che fessure controllate, che danno credibilità al mezzo dotandolo di un’apparenza plurale ed indipendente, e che sono abbondantemente contrastate da un’alluvione di informazioni di segno contrario, che rispondono cioè a diversi interessi di potere, o da una presentazione che gli imprime un carattere lontano ed aneddotico. Inoltre, la maggioranza di queste informazioni discordanti, realmente critiche, appaiono sotto forma di opinione (colonnisti, lettere al direttore, ecc.), la qual cosa relativizza la loro importanza.
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