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Claude Shannon e Warren Weaver
Una diversa classificazione degli elementi coinvolti nella comunicazione, intesa però nel senso di informazione, è stata proposta al tempo della seconda guerra mondiale da Claude Shannon (1916 – 2001) e Warren Weaver, ingegneri. Le differenze rilevabili tra la loro classificazione e quella di Jakobson dipende dalla diversa formazione culturale dei rispettivi teorizzatori. Per Shannon e Weaver, le componenti della comunicazione sono in tutto sette:
1. l’emittente;
2. il segnale, trasmesso dall’emittente;
3. il messaggio, veicolato dal segnale;
4. il ricevente, ovvero chi materialmente riceve il messaggio;
5. il destinatario, potenzialmente diverso dal ricevente, è colui a cui i messaggio è diretto;
6. la fonte, da cui l’emittente apprende il messaggio che trasmette;
7. il rumore, uno o più potenziali, che disturba, se presente, il segnale. Esso può essere di natura tecnica, come un disturbo fisico vero e proprio, oppure semantico, ad esempio un flusso di pensieri parallelo al principale che abbassa il livello di concentrazione.
Per informazione, Shannon e Weaver intendono non il contenuto del messaggio, ma la misura della prevedibilità del segnale, che è ridondante quando è molto prevedibile, entropico in caso contrario. Più il messaggio risulta ridondante, più si è al riparo da cattive interpretazioni. La formazione culturale di Shannon e Weaver li portò a individuare nella cura della codifica del segnale e nell’efficienza del sistema di trasmissione la sufficiente garanzia di una buona comunicazione. In realtà, ciò vale sicuramente per il passaggio di informazione che avviene tra macchine. Il caso della comunicazione umana è, invece, più complesso: la sue efficienza dipende da tutta una serie aggiunta di fattori, come, ad esempio, la condivisione del contesto, che non possono essere tralasciati.
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