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Comunicazione e informazione
L’informazione non è il messaggio, ma il processo di incontro con ciò che riceviamo come messaggio o con ciò che pensiamo di ricevere. E’ l’azione associata al messaggio, e quindi non viaggia. Ricevere informazione è, in realtà, un’affermazione che non ha senso: possiamo soltanto selezionare perturbazioni interpretandole come messaggi: tale selezione/interpretazione produce una riduzione dell’incertezza rispetto all’insieme delle perturbazioni che potevamo attenderci. Il fraintendimento del termine cela la nostra operazione cognitiva e il nostro ruolo di attivi selezionatori e recettori di messaggi. Come dice von Foerster, chiamare le banche dati sistemi di immagazzinamento e di recupero dell’informazione, equivale a chiamare un garage sistema di immagazzinamento e di recupero del trasporto. Confondendo i veicoli di potenziale informazione con l’informazione stessa, si colloca di nuovo il problema della cognizione nel punto cieco della nostra visione intellettuale; e il problema convenientemente scompare. Per von Foerster :
“Fintantoché il linguaggio viene considerato denotativo sarà necessario considerarlo come un mezzo per la trasmissione di informazioni, come se qualcosa fosse trasmessa da organismo a organismo, in modo tale che il dominio di incertezze del ricevente dovrebbe essere ridotto secondo le specificazioni dell’inviante. Tuttavia quando è riconosciuto che il linguaggio è connotativo e non denotativo, e che la sua funzione è di orientare l’orientato entro il suo dominio cognitivo indipendentemente dal dominio cognitivo dell’orientatore, diventa evidente che non vi è alcuna trasmissione di informazioni attraverso il linguaggio […] In senso stretto allora, non vi è alcun trasferimento di pensiero dal parlante al suo interlocutore; l’ascoltatore crea informazione riducendo la sua incertezza attraverso le sue interazioni nel suo dominio cognitivo”.
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