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Cybersquatting
Il cybersquatting è l’utilizzo del nome di dominio (l’indirizzo Internet) da parte di un soggetto non legittimato a usarlo. Inizialmente, il termine è stato usato per indicare la pratica del domain grabbing, appropriazione di dominio, che consiste nell’acquistare un certo nome di dominio per rivenderlo e farne commercio. Successivamente, il concetto è stato esteso alla pratica di acquisizione di un dominio orientata a creare confusione o disturbo ad altri soggetti, in quanto indicazione ingannevole dell’ubicazione Internet di certi contenuti. L’argomento è assai controverso, tant’è vero che esistono istituzioni che si occupano di risolvere conflitti ad esso legati, ma anche in Italia esiste una legislazione specifica che lo regola. Il motivo che induce a questa pratica è il valore economico che la denominazione dei siti rappresenta, in quanto veicolo di contatto col pubblico e elemento dell’immagine dei soggetti interessati, siano essi privati o aziende. Se però è consuetudine che la soluzione extragiudiziale e arbitrale delle controversie derivanti dal cybersquatting tenga conto della buona fede di chi si appropria di un nome non suo, come pure della non esclusività d’uso di un certo dominio, l’appropriazione di un nome di dominio è in genere considerata illegittima quando è accompagnata dal plagio dei contenuti del suo depositario legale. Ed è questa la pratica che più ci interessa. La strategia dei cybersquatters/plagiaristi è appena diversa: si registra un nome di dominio che ripete oppure evoca il nome del bersaglio e lo si riempie con contenuti diversi da quelli che ci si aspetterebbe di trovare all’indirizzo digitato.
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