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Fate teatro video-sorvegliato

Un’altra pratica di disturbo consiste nel fare teatro video – sorvegliato. Dopo aver individuato i luoghi in cui sono presenti telecamere di videosorveglianza, bisogna procurarsi una telecamera per registrate la propria performance artistica, disegnare su una cartina la posizione esatta delle telecamere individuate e riprodurle su volantini; scegliere dunque la pièce che si vuole recitare. Il messaggio deve essere chiaro, comprensibile e pertinente. Più breve è, meglio è. Si può scrivere un testo originale o adattare un’opera già esistente. Le telecamere non registrano il suono. Lo spettacolo deve essere totalmente visivo e, perciò, bisogna utilizzare costumi, maschere, gesti, sfondi con disegni o slogan. Per la data dello spettacolo, bisogna scegliere un giorno in cui succede qualcosa di importante altrove e, se possibile, far corrispondere il tema dello spettacolo con questo evento. Solitamente, si realizza anche un volantino da distribuire durante lo spettacolo, in cui si dica cosa si farà e perché la si farà in quel giorno e in quel posto; quindi si firma l’azione con un nome accattivante, anche fittizio, poco importa. Una volta sul posto, si recita e si ripete lo spettacolo diverse volte di seguito, a intervalli di circa mezz’ora o un’ora. Prima, durante e dopo la performance, non bisogna avere paura di vigilantes o della polizia. Se costoro accorrono, spiegare che non si stà facendo nulla di proibito. Se le forze dell’ordine intimano di andare via, bisogna però farlo, soprattutto se si è già recitato per un po’. Oppure si può scegliere di restare e rischiare una denuncia. L’ultimo atto consiste nel raccontare la performance e pubblicare materiale a tale riguardo su carta e su web.

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