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Floodnet

Uno degli strumenti più noti sviluppati dall’Electronic Disturbance Theater è il FloodNet, evoluzione del Netstrike, il corteo telematico ideato e teorizzato da T. Tozzi della rete Strano Network, inizialmente realizzato per protestare contro i responsabili della riduzione alla fame degli indigeni zapatisti. Il FloodNet è il risultato della ricerca di artisti digitali di ogni parte del mondo, già familiari con i percorsi della critica radicale culturale e politica, ospitati sulla mailing list di NetTime e dal Teatro di Disturbo Elettronico, attivo dall’inizio del 1998 nell’organizzazione dei Netstrike in supporto della causa zapatista. Si tratta di un software scritto appositamente per rallentare la capacità di risposta dei server web senza però arrecarvi danno, ma semplicemente inondando il server di richieste di collegamento. Il FloodNet è un applet di Java che automatizza il processo di reload delle pagine. I partecipanti al sit-in virtuale si connettono al sito di www.thing.net e prelevano FloodNet, che colpisce i siti ricaricando le pagine con un intervallo di 6-7 secondi. In questo modo, con una connessione simultanea, ad esempio, di diecimila persone, si riescono a trasmettere circa 600 mila impulsi al minuto, che sono generalmente sufficienti a bloccare l’accesso ad un sito. Come nel Netstrike, anche nell’uso del FloodNet il blocco totale del sito è solo un effetto collaterale della protesta che ha, invece, il suo primo obiettivo nel far conoscere alle comunità presenti in rete un problema ignorato o distorto dagli organi di informazioni ufficiali. Nel FloodNet, come nei netstrike, quello che più conta è la comunicazione dei motivi e degli obiettivi della protesta, affinché le persone possano prendere coscienza di fatti gravi, come la violazione dei diritti nel proprio paese o all’altro capo del mondo. L’evento Netstrike è un atto simbolico e di fatto non ha nessun valore che il sito venga effettivamente bloccato. Il Netstrike reale non è rivolto al sito, ma al circuito dei media che deve essere costretto a presentare la notizia per far sì che se ne discuta.

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