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Grammatica culturale

Nell’ambito delle regole (scritte e non) e delle convenzioni istituenti, ogni persona assume quotidianamente comportamenti che, trasposti in altri ambiti sociali, serviranno a salvaguardare un ordine fondato su rapporti di potere. Si definisce l’insieme di tali regole grammatica culturale. La grammatica è il sistema di regole posto alla base della lingua, appresa senza esserne consapevoli; essa è la struttura che determina la concatenazione e l’utilizzo dei singoli elementi dei predicati linguistici. Senza la grammatica non si possono esprimere nessi complessi, anche se ben poche persone riflettono, parlando nella propria lingua, sugli elementi delle frasi e delle coniugazioni. Rispettare le regole grammaticali è in linea di massima normale, e raramente ci si interroga sui loro fondamenti. Per grammatica culturale si intende l’insieme di regole che strutturano i rapporti e le interazioni sociali. Esso racchiude la totalità dei codici estetici e delle regole di comportamento che determinano il fenotipo degli oggetti (quello ritenuto socialmente conforme) e il normale corso delle situazioni. La grammatica culturale ordina gli innumerevoli rituali che si ripetono ogni giorno a tutti i livelli di una società e comprende anche le divisioni sociali dello spazio e del tempo, che determinano le forme di movimento e le possibilità di comunicazione. Nella vita privata come nello spazio pubblico, esistono forme di autorappresentazione subculturali, o tipiche di determinate classi, che si influenzano reciprocamente. La grammatica culturale è espressione delle relazioni sociali di potere e di comando e le sue regole giocano un ruolo importante nella produzione e riproduzione di queste ultime. Essa penetra l’intero spazio sociale e culturale, pubblico e non. In luoghi diversi, nelle scuole e nelle associazioni, alle conferenze, sul posto di lavoro come anche negli ambiti della società non istituzionalizzanti, la grammatica culturale produce spesso forme simili di rapporti sociali, ma ne regola anche le graduazioni, le differenziazioni. Essa consente alle persone di orientarsi nello spazio sociale, le guida nel loro agire ma, soprattutto, consiglia determinate interpretazioni di situazioni, luoghi, testi e oggetti. La grammatica culturale è parte di una mitologia del quotidiano nella quale potere e comando appaiono come naturali dati di fatto. Questa mitologia è così naturalmente parte della vita degli uomini, che essa non viene quasi mai tematizzata: la grammatica culturale non è oggetto di discussione. E’ difficile pensare a un’alternativa alle gerarchie e ai rapporti di potere già contenuti nelle forme del rapporto quotidiano, perché la grammatica culturale non solo sottomette le persone ai rapporti dominanti, ma concede loro anche offerte di identificazione; accettarle porta alla possibilità di esercitare potere, almeno in dati momenti. La grammatica culturale permea e regola tutti gli ambiti sociali e l’intera vita quotidiana. Il rapporto tra società ed individuo è stato ricondotto ai concetti di strategia e tattica da Michael de Certeau che, analizzando i rapporti di potere, è ricorso a un’analisi militare della cultura, vista come un campo di tensione e spesso di violenza, in cui viene regolato e legittimato il diritto del più forte. Accanto alle discipline del potere, de Certeau esamina la libertà di movimento sociale, ossia i margini di manovra ricavati dagli individui per mezzo di piccole astuzie. Tali comportamenti formano una sorta di rete di antidisciplina che si sottrae alle strategie del comando. Strategia del potere significa guidare i rapporti di forza per determinare e occupare gli spazi sociali. Ciò presuppone un luogo sociale e un’istituzione dotata di potere. In questo luogo proprio con azioni strategiche si organizza e si garantisce la riproduzione delle relazioni sociali. Al contrario, si può definire tattico un calcolo che non può fare affidamento su alcuna base solida né su alcun luogo proprio, ed è costretto a muoversi sul terreno del nemico. Mentre il proprio, il fondamento dell’azione strategica segna una vittoria del luogo e del tempo, la tattica non ha un luogo e resta dipendente dal tempo, deve cavarsela sul terreno imposto dalla violenza altrui, cercando di cogliere occasioni favorevoli nell’ambito delle strutture imposte. Alla tattica tocca giocare con le forze del potere. De Certeau parla di colpi riusciti, begli espedienti, stratagemmi di caccia, molteplici simulazioni, scoperte fortunate di natura poetica o militare. Il détournament-ridefinizione delle disposizioni strategiche per mezzo di azioni tattiche quotidiane è un principio fondamentale della comunicazione-guerriglia. Si può obiettare che tali riappropriazioni tattiche sono solo piccole, individuali, temporanee e che se da un lato modificano il sistema, dall’altro ne riproducono la stabilità. Sarebbe a dire: i luoghi sono temporaneamente sottratti e spiazzati, le strategie del potere temporaneamente invalidate, il che contribuisce a rendere sopportabili i rapporti di potere e un pò più tollerabile la vita quotidiana. Le tattiche quotidiane sono quindi sovversive in quanto modificano, ridefiniscono e riutilizzano i punti saldi del potere, ma non si deve pensare che esse sfocino naturalmente in azioni che cambiano la società. In tal senso, le azioni sono efficaci solo se scivolano attraverso le reti delle strategie, non più isolate, individualizzate, ignare l’una dell’altra, ma connesse da un modo di procedere consapevole e collettivo. Una strategia delle tattiche: si tratta di spostare in situazioni concrete e collettive il superamento tattico messo quotidianamente in pratica dagli individui, e rendere questi ultimi consapevoli di esprimersi politicamente in modo efficace.

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