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Il modello semiotico-informazionale

Il modello semiotico-informazionale, che nasce con l’inserimento della problematica della significazione sul modello matematico della comunicazione, ha il suo aspetto più interessante nella messa in discussione del fatto che l’informazione rimanga costante lungo tutto il percorso comunicativo e che i codici siano del tutto comuni ad emittente e destinatario. Centrale è il concetto di decodifica. Si passa da un’idea di comunicazione intesa come trasferimento di informazione a quella di comunicazione intesa come trasformazione da un sistema all’altro. Tra l’emissione di un messaggio come significante che veicola un certo significato e la sua ricezione come significato da parte di un destinatario, c’è posto per un processo negoziale. Infatti,

“a seconda delle diverse situazioni socio-culturali, esiste una diversità di codici, ovvero di regole di competenza e di interpretazione. E qualora esistano codici di base accettati da tutti, si hanno differenze nei sottocodici, per cui una stessa parola capita da tutti nel suo significato denotativo più diffuso, può denotare per gli uni una cosa e per gli altri un’altra.”

Quando i destinatari interpretano i messaggi in modo difforme dalle intenzioni dell’emittente si parla di decodifica aberrante. Se la decodifica è attuata in modo volontariamente divergente, cioè il destinatario delegittima l’emittente di cui ha, però, compreso il messaggio, si parla di guerriglia semiologica. È questo il caso delle pratiche di controinformazione, che hanno come scopo il rifiuto e lo smascheramento del codice egemonico in una società.

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