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Il sé mediale

La costruzione del sé dipende dalla esperienze passate e dai ricordi che ne rappresentano i momenti rilevanti. Ma in una società in cui i media hanno una fondamentale importanza, nella memoria si infilano anche scene, personaggi e soprattutto suggestioni che provengono dal non-conscio dell’immaginario mediale. Frammenti di esperienze di consumo (le cose viste, lette, sentite) vanno a mescolarsi con quelle che si sono vissute realmente. Il sé è sempre più, in buona misura, un sé mediale. Il sociologo Marino Livolsi ha proposto la seguente tipologia del materiale che più facilmente tende a entrare nella memoria individuale mediale:
1. frammenti ad alta componente soggettiva: sono momenti che coinvolgono in modo particolare una certa persona, portandola ad avere un improvviso e sensibile aumento dell’attenzione e facendole provare forti emozioni;
2. lo spettatore ha un immediato coinvolgimento di tipo empatico che trasforma un consumo distratto in un’esperienza forte i cui contenuti vengono soggettivamente rielaborati e trasferiti nella sua memoria;
3. contenuti mediali ricorrenti: brevi sequenze (radio e tv) o frasi (stampa) che rimandano subito a qualche ministoria, ovvero a piccole storie mediali già viste in precedenza;
4. gli eventi mediali: i grandi eventi ripresi dai media che raccolgono un enorme pubblico che attribuisce a ciò che vede un forte valore simbolico (ad es. Lady Diana, concerto di capodanno di Vienna, le torri gemelle).
5. effetto tam-tam dei media: le grandi cerimonie dei media sono anche un esempio del modo in cui uno stesso avvenimento viene ripreso ed esaltato da i media più diversi. Di solito la tv domina la scena, mentre gli altri media svolgono una funzione di coro. Accade così che i giornali anticipano e poi commentano l’evento, la radio lo segue in diretta e che, successivamente, vengono scritti libri, canzoni e altro ad esso relativi.

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