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Interrogazione ed esclamazione

L’interrogazione e l’esclamazione sono figure della immutatio sintattica, figure solo se sostituiscono affermazioni. Pur lasciando intatto il contenuto, la loro presenza modifica profondamente il senso dell’enunciato: tra un enunciato assertivo e una domanda o un’esclamazione retoriche esiste, infatti, un differenziale di forza illocutiva, ovvero di funzione comunicativa all’interno del contesto dato. Per la retorica classica, interrogazioni ed esclamazioni sono figure amplificanti con riferimento specifico al grado di partecipazione emotiva che si intende suscitare nell’interlocutore. La domanda retorica non attende risposta: il suo valore, emotivo innanzitutto, consiste proprio nel mostrare l’evidenza di un asserzione attraverso l’inutilità patente della formulazione interrogativa ( ad es. All’ombra dei cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?, da Foscolo). L’esclamazione retorica si ottiene attraverso l’attribuzione del valore esclamativo, reso mediante l’intonazione, il volume della voce e l’interpunzione, ad un semplice enunciato assertivo (ad es. Voialtri non sapete stare a tavola! Non siete gente da portare nei loghi!, da Ginzburg).

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