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L’ambiente o contesto

Il concetto di ambiente, o contesto si è evoluto da elemento oggettivo e indipendente in un processo comunicazionale, agente in modo coercitivo sui partecipanti, a situazione dipendente dagli stessi. Quest’ultima trasformazione è stata operata in modo particolare dall’etnometodologia e dall’interazionismo simbolico. La trasformazione più recente del concetto, tenta di evitare le persistenti ambiguità nella sua definizione, derivanti dalle due opposte unilateralità, consistenti nel reificare il contesto, variabile indipendente dagli individui, o nel mentalizzarlo, variabile dipendente dagli individui, proponendo che si specifichi di quale sistema di riferimento si tratta quando si parla di un determinato contesto, ovvero che si possa rispondere alla domanda E’ il contesto di quale sistema?. Ad ogni sistema di riferimento corrisponde, infatti, un diverso contesto (ambiente). Per quanto riguarda la comunicazione, i fondamentali sistemi di riferimento sono di due tipi: gli individui che partecipano alla comunicazione e il sistema di comunicazione stesso. Ogni individuo partecipante è nel suo proprio contesto (ogni operatore nel suo proprio sistema) che dipende, a parte gli aspetti fisici e biologici dell’interazione, da ciò che della storia delle sue interazioni col mondo fino a quel momento, compresa la socializzazione, resta come sua organizzazione nel momento attuale: in breve, dipende dalle sue disposizioni psichiche attuali. Il sistema della comunicazione (ciò che di fatto si realizza come comunicazione), a sua volta, dipende dalla storia delle sue interazioni e avrà nel proprio ambiente gli individui singoli. Distinguendo bene le referenze, si possono conciliare meglio le opposte affermazioni teoriche secondo le quali da una parte sono gli individui che dipendono dal contesto (condizionamento sociale), mentre dall’altra è il contesto della comunicazione che dipende dagli individui, che possono cambiarlo ridefinendo la situazione. Si tratta, in pratica, semplicemente di due diversi punti di riferimento dell’osservazione. Nei fatti, poi, è facile constatare che entrambe le cose di norma accadono contemporaneamente: è sempre un individuo che dà inizio a una comunicazione, ma per farlo deve dare per scontate comunicazioni precedenti, e d’altronde non può determinare del tutto come si svilupperà la comunicazione stessa, in particolar modo nel caso di conversazioni lunghe e a tema libero. Caratterizzato nel modo più chiaro possibile, il contesto di un sistema non è altro che il correlato preciso di tutte le sensibilità del sistema considerato, ovvero di tutto ciò a cui il sistema, date le sue strutture, si sensibilizza o, al passivo, è sensibilizzato. Inteso nel senso più astratto possibile, esso coincide con ciò che per quel sistema è il mondo. Dentro a questo mondo così costituito, si possono poi ritagliare contesti più particolari ed operativamente più usabili, per i quali valgono aspettative diverse: la propria casa, il luogo di lavoro, il barbiere, il cinema. Ma qual è il ruolo del contesto nel processo della comunicazione? Quello di preselezionare le possibilità di comunicazione attuali senza poterle determinare univocamente, ovvero di presentare come preferibili alcune possibilità della comunicazione (soprattutto su cosa è sensato comunicare in quel contesto e in che modo esprimersi), presentando le alternative o come insensate (ad es. non si chiede a un medico come tale di venderci un etto di prosciutto) o, nel caso siano sensate, come sconvenienti (minaccia di sanzioni o pericolo di svantaggi), senza però poter eliminare del tutto la possibilità che vengano scelte. Possibilità che vale, in particolare, nel caso delle alternative sconvenienti, poiché essendo sensate hanno almeno la chance di potersi ricollegare in un modo comprensibile alle aspettative ortodosse, negandole puntualmente e permettendo così alla comunicazione di continuare o respingendo la deviazione o accettandola come premessa per future comunicazioni. Le alternative che non riescono a presentarsi come sensate vengono, invece, eliminate perché comunque non possono essere messe alla base di future comunicazioni, non creano aspettative. Tutto ciò determina la struttura del sistema della comunicazione e le potenzialità della sua evoluzione futura (dato appunto che le nuove aspettative devianti sono ricollegabili alle vecchie ortodosse). Il ruolo degli individui nella determinazione di tutto ciò è: in base alla propria conoscenza del contesto (di che tipo di situazione si tratta, quali sono le caratteristiche degli interlocutori, ecc.), si fanno un’idea di che cosa si possono aspettare che in quella situazione gli altri si aspettino da loro, cioè di quali sono le alternative sensate della situazione e quali quelle non sensate, e lo fanno in modo del tutto indipendente tra loro, il che non significa che non facciano uso di eventuali esperienze comuni precedenti. Il sistema della comunicazione, che ha nel suo contesto le aspettative degli individui, da parte sua si realizzerà in base al modo in cui le varie aspettative degli interlocutori saranno man mano soddisfatte o meno e, in modo particolare, in base a quali aspettative, devianti o meno, riusciranno ad essere affermate tra tutte quelle dei partecipanti all’interazione; il che dipende da, e contemporaneamente influenza la, struttura momento per momento del sistema della comunicazione, influenzando il successivo sviluppo dell’interazione. Il ruolo del contesto è quindi, in breve, quello di pre-strutturare le possibilità di comunicazione che sono date e, in particolare, di aumentare la probabilità di scelta di certi messaggi e di certi significati piuttosto che di altri, senza annullare del tutto le probabilità alternative, ma mantenendole nello sfondo dell’interazione attuale. Perché ciò possa avvenire, è necessario da una parte che i contesti siano segnalati in un modo che sia concretamente percepibile e che comunque si possa dare per scontato sia comprensibile, dall’altra che i soggetti posseggano la competenza sociale adeguata a riconoscere le situazioni in cui si trovano.

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