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La non-informazione

La non informazione può configurarsi in forme diverse.
1. Non-informazione assoluta: in tutti i paesi c’è una lista di argomenti riservati, e come tali censurati e chiusi all’informazione in generale. In Spagna, fino a poco tempo fa, ad esempio, tutto quanto potesse riguardare la Guinea Equatoriale era incluso in questa lista. Sull’utilizzo di fonti riservate, non solo non si può informare, ma nemmeno possono essere controllate dal Parlamento. Logicamente, la serie di argomenti soggetti ad una censura quasi totale non sono molti, poiché lo Stato potrebbe essere facilmente accusato di mancanza di democrazia. Per lo più la riservatezza coinvolge questioni classificate come di difesa nazionale e attività e documenti dei servizi segreti.  Ci sono, comunque maniere più sottili per disinformare. I pochi argomenti vietati all’informazione generale sono totalmente fuori da qualsiasi controllo pubblico, poiché non viene mai ammessa l’esistenza di una censura, e non risulta facile accorgersi di quali sono gli argomenti la cui conoscenza ci è proibita per decisione politica.
2. Non-informazione relativa: oltre ad argomenti assolutamente riservati, ci sono molti altri che, pur non essendo soggetti a censura, possono essere sicuramente inclusi in questo capitolo sulla non informazione. Ci riferiamo a fatti o realtà sulle quali, anche se a volte viene pubblicato qualcosa in merito poiché, come già detto, la loro censura totale risulterebbe grossolana e facilmente criticabile, le notizie che ci arrivano sono così scarse ed incomplete, minime perché non si possa dire che si stanno occultando totalmente, che in nessun modo si può dire che ci stiano informando realmente. Il fenomeno della non informazione relativa ha molte cose in comune a quello della sovrainformazione. Nella stessa forma che l’offerta di qualsiasi prodotto, per quanto sia inutile, se si è capaci di diffonderlo, finisce per generare una richiesta e rimpiazzare quella di altri prodotti più necessari, l’offerta informativa che riceviamo finisce ugualmente per modellare la richiesta del prodotto informativo, generando interesse per questioni che realmente sono poco rilevanti o per niente, ed in cambio insensibilizzando ed annullando ogni preoccupazione per altre che incidono in maniera importante in uno o molti aspetti della nostra vita. Dato che si finisce per assumere che ciò che non si vede sui giornali o in televisione non esiste, l’assenza sistematica di informazione su un tema fa sì che non solo non si rivendichi il diritto a conoscerlo, ma che nemmeno sentiamo la necessità di farlo perché non siamo coscienti che esiste.

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