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La scienza del contagio
Durante il maggio 2005 si è svolto il Contagious Media Show Down, il primo concorso con lo scopo dichiarato di valutare l’efficacia dei media contagiosi. A dire la verità il primo classificato, un falso sito che vendeva slip anti-tradimento, non ha avuto una risonanza paragonabile a Numa numa dance e a molti altri esempi emersi spontaneamente, ma probabilmente questo evento sarà un giorno considerato epocale proprio per il suo taglio para-scientifico. Scorrendo rapidamente i partecipanti, si possono riconoscere alcuni elementi ricorrenti. Si ritrova spesso una certa autoreferenzialità tecnologica, il web è guidato da tecnocrati più o meno dilettanti, i blog dedicati all’argomento sono sicuramente i più numerosi, perciò computers, cellulari ed elettronica di consumo hanno un ruolo da protagonisti. L’amatorialità è un altra componente molto quotata; nell’era del web design omologato da Flash, un brutto sito in stile anni 90 non può che attirare l’attenzione. In occasione del lancio dell’evento si è tenuto persino un workshop per specialisti, finalizzato alla creazione di pagine web dal gusto dilettantistico. Come nei viral, la provocazione, la demenzialità e il sesso sono ingredienti necessari. Non possiamo che simpatizzare con un sito che cerca di lanciare l’assurda moda di piangere mentre si mangia e difficilmente resistiamo alla tentazione di cliccare sul link di hire–a-killer.com. Nel complesso non è altro che un campionario di piccole trasgressioni da ufficio e di trovate per guadagnarsi la simpatia dei bloggers. Se si esclude il vincitore, colpisce quanto gli esperimenti più originali e politicamente impegnati siano lontani dai vertici della hit parade. Esiste probabilmente un forte limite nella possibilità di questi oggetti mediali di trasmettere messaggi complessi. Così come i virus sono forme di vita ridotte ai minimi termini la cui unica funzione è quella di riprodursi, così i media contagiosi devono essere essenzialmente efficaci. Tutti i loro elementi devono concorrere a colpire, sedurre, scandalizzare l’utente per provocare quel click istintivo, che provocherà un ulteriore contagio. Se si tratta di diffondere un brand associandolo ad un particolare umore, questi oggetti possono essere molto efficaci.