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La smentita di una leggenda metropolitana

Ben diversa rispetto alla smentita di una bufala la smentita di una leggenda metropolitana. Smentire una leggenda metropolitana è praticamente impossibile. Provare a farlo utilizzando i media, e quindi la comunicazione verticale, conduce inevitabilmente al fallimento. Le leggende si diffondono attraverso un tipo di comunicazione del tutto differente rispetto al caso delle bufale, ovvero tramite dinamiche di comunicazione orizzontale, basata sul tamtam interpersonale. La fonte di una leggenda è sempre un amico, un parente o comunque una persona ben conosciuta e, dunque, estremamente affidabile che racconta come vera una storia del tutto falsa. E’ proprio questa grande attendibilità della fonte a rendere impraticabile qualsiasi tentativo di smentita da parte dei media: ammesso che un giornalista sappia con certezza che una è una leggenda metropolitana, cercare di smentirla sul proprio giornale non gli servirebbe a niente. I lettori che se la sono già sentita raccontare si fidano molto di più della propria fonte, ad esempio l’amico che gliel’ha riferita e garantita, che delle dichiarazioni di un giornale sul quale il semplice lettore sa di non avere alcuna possibilità di controllo. Ma forse chi di voce ferisce, di voce perisce: una storia orizzontale, qual è una leggenda, si può provare a smentirla con lo stesso sistema. Vale a dire, utilizzando la comunicazione orizzontale. Ma anche quì ci aspetta un fallimento. Per innescare un tamtam che percorra a ritroso il passaparola ci vorrebbe probabilmente lo stesso numero di anni impiegato da una leggenda per diffondersi. Anzi, molti di più, perché la smentita incontrerebbe delle enormi resistenze. Ad opporvisi sarebbero proprio i ripetitori della leggenda che si intende smentire, ovvero colui che non si è limitato a ripetere un racconto ma, per dargli maggiore forza, e dunque per renderlo più credibile agli occhi di un ascoltatore scettico (e ce ne sono tanti!), nel passarlo appresso, si è avvicinato alla fonte, sostenendo magari falsamente che quello stesso fatto è accaduto proprio a lui o a una persona che gli è molto vicina. Il ripetitore, nel tentativo di certificare come vera la leggenda che va raccontando, vi appone la propria firma. Insomma, in quella storia il ripetitore ci mette la faccia: se dovesse essere smentita, rischia di perderla. Tutto questo per dire che smentire è un po’ un morire, nel senso che è una fatica terribile. Per riuscirvi, bisogna infatti andare a toccare gli interessi di decine di migliaia di ripetitori, che ormai si sono sbilanciati a favore di quella storia e sono perciò determinati a difenderla con le unghie e con i denti. Non per questo si deve rinunciare, però, all’impresa. La smentita di una leggenda è un’operazione importante e necessaria: ci sono in giro troppe storie false che danneggiano aziende e persone, e che sarebbe utile poter smantellare. E’ per questo che in comunicazione, oltre a chi le leggende metropolitane le crea (il legedmaker), serve anche qualcuno che le demolisca, rendendole innocue: il legendbuster.

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