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La sovrinformazione
All’altro estremo opposto rispetto alla non-informazione o carenza informativa di determinati temi, troviamo il processo di sovrinformazione di altri. Entrambi, come facce di una stessa moneta, costituiscono una forma di disinformare. Numerosi esperti di comunicazione, come Ignacio Ramonet, centrano gran parte delle loro critiche ai media su questo fenomeno. La sovrinformazione si manifesta in due forme differenti.
1. Sovrinformazione di alcuni aspetti di un argomento: informare in modo molto abbondante riguardo certi aspetti di un argomento è un modo per emarginarne altri, speso più importanti, polemici o chiarificatori. Non è che non si informi sopra questi ultimi aspetti, ma gli viene dedicato così poco spazio comparato a quello che si dedica agli altri che passano praticamente inosservati agli occhi del pubblico in generale. Allo stesso tempo, si diffonde la sensazione di essere esageratamente informati sopra un fatto, col il quale i media stanno compiendo la loro funzione, quando in realtà ci forniscono aneddoti, ma scarseggiano di chiavi per comprenderlo. Questo è il tipo di sovrinformazione più comune. Di solito si materializza con una valanga ripetitiva di alcuni tipi di informazioni, dati ed immagini, seguendo una linea sensazionalista, di notizia-spettacolo, senza entrare realmente nel cuore della questione. Paradossalmente, l’eccesso di informazione su di un tema suole produrre un effetto simile al non informare realmente sullo stesso. Per iniziare, un gran volume di informazione costante obbliga a leggere superficialmente, vale a dire principalmente i titoli ed alcun trafiletto. E come abbiamo visto nella sezione dedicata a questi elementi, sono spesso i più manipolativi di una notizia. Il lettore, non essendo capace di assimilare tanta informazione, in gran parte deliberatamente superflua ed inutile, termina per saturarsi dell’argomento trattato. Questo può portare a che finisca per ignorarlo, se si oltrepassa una certa soglia di sovrinformazione o, più comunemente, che accetti senza nessuno spirito critico la versione dei fatti con la quale lo bombardano.
2. Sovrinformazione su temi banali: alcuni argomenti aneddotici e banali sono oggetto di grande attenzione da parte dei media, che li presentano come di grande importanza. L’effetto è quello di distrarre l’attenzione pubblica da altri fatti e realtà molto più importanti per la vita delle persone e della società. Si distoglie l’attenzione da questi argomenti e la si dirige verso altri meno conflittuali, in ogni caso meno compromettenti per i poteri dominanti, come matrimoni reali, calcio, scandali amorosi del tipo del caso Lewinsky o sulla vita e morte di Lady D. Con l’auge della telespazzatura (programmi rosa e reality-show) questi argomenti banali ed aneddotici hanno guadagnato un protagonismo insolito, invadendo anche le copertine dei giornali e gli spazi televisivi di informazione generale. Col tema della sovrinformazione ha molto a che vedere la tremenda concentrazione mediatica attuale, per cui sempre più mezzi di comunicazione stanno in mano a sempre meno persone. Così, un’azienda multimediatica è capace di diffondere uno stesso fatto, o una stessa versione dello stesso, da una grande diversità di mezzi di comunicazione, dando vita per conto suo ad una autentica campagna di sovrinformazione interessata. Come già affermava uno dei primi teorici (e pratici) della comunicazione sociale, Göbbels, responsabile della propaganda nazista nella dittatura di Hitler:
“La più grande bugia ripetuta cento volte si trasforma in una grande verità”.
La ripetizione asfissiante di una informazione genera credibilità, ed ancor più se si realizza da una grande quantità e varietà di media. Quindi, il recettore tende a credere ad una versione dei fatti, o a dar maggiore importanza ad un argomento banale, quanto più numerosi e diversi sono gli informatori che coincidono nel dare la stessa versione, ignorando che in realtà tutti possono appartenere alla stessa azienda. Il fenomeno della sovrinformazione può rispondere a varie cause, a seconda dei casi e delle circostanze. Spesso, la sovrinformazione di un tema banale o degli aspetti banali di un argomento, risponde ad interessi politici, che hanno la loro origine nei gruppi di potere e di pressione e che contano con la collaborazione attiva dei mezzi di comunicazione. Non ci dimentichiamo che questi sono imprese spesso controllate da entità bancarie od altre multinazionali strettamente relazionate con i circoli del potere. A questi interessi politici di solito si sommano gli interessi commerciali, di modo che spesso risulta complicato distinguere le cause reali di una campagna di sovrinformazione. Per esempio, la diffusione di fatti banali però propizi al sensazionalismo ed alla morbosità che includano sesso, violenza, gente famosa, ottiene sempre un notevole aumento degli ascolti o dell’acquisto della stampa. D’altra parte, la dura competizione commerciale fra aziende mediatiche suole portare al contagio di attualità, vale a dire che se un’azienda riesce a rendere di attualità un argomento, il resto delle aziende in competizione dovrà ugualmente considerarlo, per non perdere ascolti. In questo modo, il bombardamento informativo che ci propina un gruppo aziendale si moltiplica quando la diretta concorrenza segue la corrente per non rimanere indietro. Anche se ogni impresa da una versione propria dei fatti, d’accordo coi suoi interessi, in ogni caso tutti i media parlano costantemente delle stesse cose. I fatti sono ormai rabbiosa attualità, e la sovrinformazione è servita.