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Il computer occupa oggi una posizione ambigua rispetto alla comunicazione. Ad esso, infatti, si può applicare il paradigma interattivo, quando lo si intende come un operatore, nel senso di Bettetini e Colombo, cioè una sorta di alter-ego capace di dialogare con un utente, oppure il paradigma trasmissivo, quando lo si considera come un semplice tramite per la comunicazione fra esseri umani. Il caso delle reti telematiche comprende potenzialmente entrambe le possibilità, così articolabili:
1. comunicazione tra computers (paradigma trasmissivo);
2. comunicazione di persone con computers distanti (paradigma interattivo);
3. comunicazione tramite computers con altri esseri umani o con vari tipi di documenti (scritti, audio visuali ed altro), che rimandano ad altri esseri umani (ancora paradigma interattivo).
La prima accezione comprende questioni squisitamente ingegneristiche, e quindi di essa non ci occuperemo. La seconda, quella dell’interazione comunicativa uomo-computer, in cui il computer è inteso come un vero e proprio soggetto comunicativo, oggi è forse addirittura meno che teorica e comunque molto ridimensionata rispetto alle pretese classiche dell’intelligenza artificiale forte. Nemmeno di questa perciò ci occuperemo. La terza accezione è, invece, quella che, a nostro parere, oggi coglie meglio la realtà emergente della comunicazione via rete. In questo caso, il concetto di rete evade da un ambito puramente tecnico, per arrivare a significare un universo in cui tutto è legato, se non in profondità, almeno in estensione, in cui il valore è dato anche dallo stabilirsi di un collegamento, di un rapporto. Le reti moderne permettono una comunicazione pienamente interattiva tra i partecipanti, poiché soddisfano i criteri tecnici posti come minimi perché un tal tipo di comunicazione possa svilupparsi, ovvero la bidirezionalità del canale di comunicazione e l’adeguata capacità trasmissiva in entrambe le direzioni, che consentono identiche possibilità di feedback (sincrono, come nelle chat, o asincrono, come nella posta elettronica) agli interlocutori. Lo sviluppo tecnologico dei media sembra, poi, giustificare l’impressione che le reti, via cavo o via etere che siano, ne costituiranno l’infrastruttura e il paradigma unificante. Network mondiali di individui e organizzazioni potranno usare, e in parte già adesso usano, tutte le principali forme di comunicazione (orale, visuale e testuale), tranne naturalmente quella che richiede compresenza corporea, anche se ne esistono surrogati, come le videoconferenze e, in prospettiva futura, gli incontri in ambienti di realtà virtuale. Naturalmente ci sono ancora ostacoli da superare, i maggiori dei quali non sono sicuramente quelli tecnici, quanto piuttosto quelli legati ai costi di queste tecnologie e, soprattutto, quelli riguardanti la socializzazione al loro uso. Problemi, questi, non certo nuovi per la sociologia, legati come sono alla stratificazione sociale e, quindi, principalmente ai livelli di reddito e istruzione, che richiedono anche un intervento in termini di politiche sociali e di estensione dei diritti di cittadinanza, almeno per quel che è possibile fare in questo campo nella presente fase di crisi finanziaria e gestionale del Welfare State, secondo la tesi espressa da Ardigò e Mazzoli. Gli scenari futuri, comunque, anche a breve termine (si parla di pochi anni) sono praticamente imprevedibili, se si escludono alcuni fattori tecnologici molto generali, come l’aumento della capacità trasmissiva dei canali e di quella elaborativa dei computers. Da tutto ciò dovrebbe risultare, secondo molti osservatori tra cui Negroponte e Mantovani, un’esplosione quantitativa delle possibilità di interazione, con una conseguente necessità di maggiore capacità selettiva dal lato dell’utente. Interazione e selezione sono entrambi compiti faticosi e il ventaglio delle possibilità oggi disponibili rende comunque limitate le risorse dedicabili allo scopo. L’impressione è che per ora anche la capacità selettiva assistita dal computer, come gli agenti software di Maes, cresca meno velocemente delle possibilità disponibili. C’è chi allarga le braccia, dicendo che purtroppo il problema sta nel destinatario umano che è considerato, spesso erroneamente, come un collo di bottiglia del sistema. Erroneamente, perché sono proprio i suoi criteri di rilevanza, che siano attuati da lui in persona o da un agente software da lui programmato, quelli che eliminano in partenza, cioè prima dell’uso degli agenti, la stragrande maggioranza di possibilità: questo è già vero, ad esempio, per una ricerca in biblioteca o per la scelta di relazioni interumane, che anche per il loro senso selettivo sono significative. Lo è comunque anche in casi di eterodirezione, quelli cioè in cui i criteri di rilevanza del soggetto sono condizionati dall’esterno, ad esempio dall’appartenenza ad un’organizzazione, ed è vero quindi anche se il fenomeno è visto dalla parte di un sistema sociale. Tutto ciò non cambia nel caso delle reti. Di conseguenza, questa maggiore capacità selettiva richiesta non si potrà certo regolare su una completa disamina di tutte le possibilità disponibili, bensì su due filtri posti a cascata: il primo è rappresentato dai criteri di rilevanza del destinatario (cosa mi interessa sapere?, con chi voglio entrare in interazione?), il secondo è la capacità ricettiva-interattiva dello stesso (quante risposte voglio, cioè mi posso permettere di vagliare, dalla mia ricerca?). Soprattutto con l’avvento delle reti telematiche si viene a svilupparsi un nuovo media che presenta delle particolarità che mettono in crisi quelle distinzioni tra mezzi di comunicazione di massa e interpersonali descritte sopra. Ad esempio, attraverso un unico media, il computer, collegandosi alla rete telematica internet si possono sviluppare delle tipologie comunicative in cui gli utenti sono passivi e si limitano a navigare, scegliendo il loro percorso tra una molteplicità di contenuti inseriti da altri (schema uno a molti), così come altre tipologie, quale ad esempio la posta elettronica, in cui si ha sia uno scambio interattivo privato (uno a uno), o le mailing list e i newsgroup, veri e propri forum collettivi di discussione realizzati attraverso uno scambio di messaggi scritti e depositati in internet, in cui si realizza uno scambio di gruppo. Inoltre, la comunicazione privata può essere conservata e archiviata in una memoria fissa. I nuovi mezzi informatici con l’esplosione avvenuta grazie al personal computer negli anni settanta, inaugurano un nuovo genere di strumenti della comunicazione definiti per adesso genericamente new media. Tali nuovi media presentano alcune caratteristiche:
1. sincretismo (sintesi in un’unica forma di modalità espressive diverse);
2. eterogeneità dei codici (riferimento a codici e famiglie di codici diversi);
3. sinestesia (co-occorrenza di stimoli afferenti a organi sensoriali diversi);
4. interattività;
5. connettività;
6. modularità (la possibilità di un’organizzazione complessa dei contenuti secondo strutture possibili molteplici, quali ad esempio:
• strutture multi sequenziali;
• strutture non lineari;
• strutture a matrice;
• strutture rizomatiche;
• strutture gerarchiche;
• strutture orizzontali.
Inoltre, i new media presentano alcuni vantaggi:
1. maggiore capacità di memoria;
2. alta velocità nella trasmissione delle informazioni;
3. riproducibilità senza perdite;
4. alta diffusione;
5. elevate capacità di dialogo;
6. flessibilità (manipolabilità);
7. adattabilità;
8. autoapprendimento (reti neurali).
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