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Parole magiche
La creazione e l’imposizione di un’opinione può essere realizzata mediante parole magiche, ovvero termini dotati di una propria connotazione positiva (ad es. sviluppo, crescita, tecnologia, Europa, moderato, competitività, impiego, flessibilità) o negativa (ad es. primitivo, radicale, illegale, fondamentalista, protezionismo). Le parole magiche sono utilizzate così ripetutamente in certi discorsi o contesti che finiscono per assumere un proprio valore aggiunto intrinseco, una connotazione che va oltre il loro semplice significato. Il risultato pratico è che, una volta generata, basta associare la parola magica a qualsiasi tema o argomento per impregnarlo dei suoi valori. Così, per presentare la liquidazione del settore pubblico come qualcosa di positivo basta risaltare, se possibile nei titoli, che ciò andrà a generare più competitività, più crescita o che ci avvicinerà di più all’Europa. E per giustificare e legittimare l’investimento multimilionario dello Stato in armamenti, basterà riferirsi alla quantità di impiego che questo genererà. In cambio, per demonizzare e criminalizzare qualsiasi iniziativa o azione dei movimenti sociali o popolari che metta seriamente in dubbio il sistema dominante, si fa uso ed abuso del termine radicale, previamente negativizzato ed associato a concetti come fanatico, ultrà o terrorista.
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