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Quinto assioma: Tutti gli scambi di comunicazione possono essere definiti simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza tra i due comunicanti.

Il linguaggio può configurarsi come modulo numerico o come modulo analogico. Si parla di modulo numerico con riferimento alla comunicazione verbale e ogniqualvolta il linguaggio genera un rapporto tra nome e cosa nominata arbitrario, trasmette l’aspetto di contenuto, ha una sintassi logica completa ed efficace e manca di una semantica adeguata (relazione). Si parla, invece, di modulo analogico con riferimento alla comunicazione non-verbale (ivi compresi gesti, posizioni del corpo, espressioni, ritmi della voce) e ogniqualvolta il linguaggio genera un rapporto tra rappresentazione e cosa rappresentata basato su analogia, trasmette l’aspetto di relazione, ha una semantica completa e manca di una sintassi adeguata (relazione). L’uomo ha la necessità di combinare questi due linguaggi tra loro e di tradurre dall’uno all’altro. Uno scambio di comunicazione è:
1.  simmetrico, quando è basato sull’uguaglianza ed è, dunque, paritario e democratico. Uno scambio comunicativo è detto simmetrico quando ciascuno dei due dialoganti tende a rispecchiare il comportamento dell’altro e a minimizzare la differenza, tendendo all’uguaglianza. I due comunicanti sono sullo stesso piano e, quindi, in equilibrio tra loro;
2.  complementare, quando è basato sulla differenza e sul rapporto autorità/subordinazione. Uno scambio comunicativo è complementare, quando il comportamento di uno completa quello dell’altro e si mantiene la differenza. I due comunicanti hanno due diverse posizioni per cui uno prevale sull’altro.
La relazione tra due individui non è comunque mai definitiva, ma tende al contrario a mutare, anche senza l’intervento di fattori esterni. All’interno delle relazioni simmetriche possiamo, poi, distinguere altri due tipi di interazione:
1.  relazioni simmetriche-simmetriche, in cui i due comunicanti sono in costante competizione per la conquista della posizione dominante;
2.  relazioni simmetriche-reciproche, in cui i due comunicanti assumono alternativamente la posizione dominante, a seconda delle situazioni.
Ne consegue un’indicazione di possibile applicazione pratica: essere consapevoli del tipo di relazione che si vuole instaurare permette di essere chiari nel messaggio che si invia e di evitare sgradevoli conflitti di ruolo o lotte di potere.

Gli assiomi della pragmatica della comunicazione conducono al fenomeno dell’irreversibilità dell’atto comunicazionale: una volta che il messaggio è stato inviato e che ha prodotto i suoi effetti, non lo si può più cancellare. L’esperto di comunicazione si addestra a prestare attenzione, durante ogni fase della comunicazione in corso, al feedback, ovvero all’insieme delle risposte, verbali e analogiche, fornite dall’interlocutore durante la relazione comunicazionale. I fattori che influenzano il grado di efficacia di una comunicazione sono:
1. l’identità dei comunicanti, che a sua volta comprende l’identità personale (età, sesso, genere, etnia, caratteristiche fisiche), sociale (ruoli sociali svolti all’interno della famiglia, di una classe sociale o di un ceto), professionale (aspetti legati alla professione esercitata, allo status raggiunto e all’autorità riconosciuta) e spirituale (aspetti relativi alla fede professata, ai valori etici, al credo o sentimento religioso);
2.  la relazione tra gli attori comunicanti, che contribuisce a qualificare alcuni aspetti dell’identità. Quando viene esercitato un ruolo, gli attori della comunicazione recitano delle parti (Goffman);
3.  il contenuto della comunicazione, che richiede trattazioni diverse a seconda del livello culturale degli interlocutori e delle loro implicazioni psicologiche ed emotive;
4.  il linguaggio, canale dell’espressione soggettiva utile a rappresentare quella realtà che si vuole condividere. La scelta del lessico congiunge le modalità espressive con contenuti cognitivi e processi emotivi;
5.  la congruenza tra linguaggio verbale e linguaggio analogico, tra quello che si dice e come lo si esprime, tra le parole pronunciate e i toni e i gesti che lo accompagnano;
6.  il canale di trasmissione, che ha il potere di influenzare il messaggio (per Marshall Mc Luhan il mezzo è il messaggio): così, una comunicazione vis a vis è diversa da una telefonica, via Internet o scritta;
7. il contesto, dimensione spazio-temporale condivisa dai partecipanti allo scambio comunicativo nella comunicazione interpersonale. Ogni processo di comunicazione va inserito nella matrice contestuale in cui si svolge;
8. gli obiettivi, ovvero lo scopo della comunicazione, inteso in senso lato, è quello di aumentare la condivisione, lo scambio, la reciprocità di cognizioni ed emozioni;
9. la flessibilità delle strategie utilizzate, da adottare in relazione agli obiettivi posti.
La comunicazione analogica non può essere isolata dalla comunicazione verbale: le due forme di comunicazione, verbale e non verbale, costituiscono un insieme non separabile, se non artificialmente, per fini didattici. La comunicazione non verbale comprende:
1.  la postura, ovvero il modo di disporre nello spazio le parti del corpo, che consente di distinguere la funzione comunicativa da quella espressiva;
2.  la prossemica, che indica due aspetti del modo di collocarsi e di presentarsi socialmente e di relazionarsi fisicamente con le altre persone: l’uso dello spazio, la prossimità in termini di vicinanza/distanza e la posizione del corpo, di fianco o di fronte;
3.  le espressioni del viso, un insieme di segnalazioni involontarie che indicano le principali reazioni emotive (gli occhi non sono bugiardi);
4.  i movimenti e i gesti delle braccia e delle mani, che accompagnano il linguaggio enfatizzando e punteggiando il messaggio parlato;
5.  le comunicazioni mimiche o cinesiche, che determinano atti linguistici in quanto gesti emblematici (ad es. alzare la mano per chiedere parola), descrittivi (gesti che scandiscono le parti salienti del discorso illustrando in modo più forte concetti espressi verbalmente), di regolazione (ad es. ondeggiare la mano per attenuare la forza di un concetto), di adattamento (posizionamento del corpo per dominare stati d’animo o adeguare la propria espressione al contesto), di manifestazione affettiva (ad es. una carezza);
6.  la comunicazione paraverbale, che riguarda la prosodia, i toni, il tempo, il timbro e il volume della voce. La paralinguistica studia i fenomeni collaterali (para), concomitanti all’enunciazione verbale. Le modalità secondo cui ogni proposizione può essere enunciata sono:
• il tono, indicatore dell’intenzione e del senso che si da a quello che si dice, mediante il quale si può esprimere entusiasmo, disappunto, interesse, noia, coinvolgimento, apatia, apprezzamento, disgusto;
• il volume, che riguarda prevalentemente l’intensità sonora, il modo di calibrare la voce in base alla distanza dall’interlocutore;
• il tempo, ovvero le pause, la lentezza o la velocità assoluta, che possono servire come fattori che sottolineano, accentuano o sfumano il significato verbale;
• il timbro, ovvero l’insieme delle caratteristiche individuali della voce (gutturale, nasale, soffocata): è il colore della voce;
• la comunicazione verbale, costituita dal linguaggio, strumento di cui ci si serve per tradurre l’esperienza interna in concetti e per esprimere i propri pensieri e trasformarli in processo interpersonale e sociale.
Il processo di percezione degli stimoli esterni subiscono interferenze causate da:
1.  filtri neuro-fisiologici, di natura genetica, che limitano la mera capacità percettiva;
2.  socio-culturali, che condizionano la capacità cognitiva e derivano dall’appartenere a una data comunità, cultura, gruppo etnico, religione, zona geografica;
3.  psicologici personali, che possono condizionare il potenziale cognitivo, emotivo ed esperienziale dell’individuo.
La linguistica distingue il piano denotativo, che indica la relazione tra una parola e l’oggetto a cui fa riferimento in termini meramente referenziali, e il piano connotativo, che incorpora un giudizio di valore sulla forza evocativa che la parola contiene in sé. Le parole rappresentano la più piccola unità dell’aspetto esecutivo del processo linguistico (Vygotsky). Ciascuna parola contiene caratteristiche distintive che possono essere utilizzate in modo diverso a seconda della forza con cui si ha intenzione di esprimere le proprie intenzioni. Le parole possono essere descrittive (descrivono fenomeni osservabili), valoriali (assegnano valore ad oggetti, persone, stati d’animo e sono generalmente astratte), interpretative (sono meramente soggettive e si basano sui processi di attribuzione e categorizzazione). La scelta delle parole forma il registro linguistico. L’atto linguistico riguarda i mezzi linguistici, che le persone usano per compiere le più comuni azioni sociali, ed evidenzia il carattere d’azione del linguaggio, che ha la capacità di provocare effetti sul ricevente.

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