Il wikibook ./Exploit the media

Navigazione

 ·   Indice del Wiki
 ·   Categorie
 ·   Elenco delle pagine
 ·   Pagine senza categorie
 ·   Pagina casuale
 ·   Cambiamenti recenti
 ·   RSS
 ·   Atom
 ·   Link che puntano qui

Utenti online:

Cerca:

 

Crea o cerca pagina:

 

Visualizza Roman Jacobson

Roman Jacobson

Roman Jakobson (1896 – 1982), linguista, riprendendo e ampliando il modello di Bűhler, scompone il processo della comunicazione in sei elementi principali, a ciascuno dei quali associa una particolare funzione:

Modello di Jakobson

1.  Il contesto è l’universo nel quale avviene la comunicazione, il suo intorno, la situazione nella quale di fatto si situa la dinamica comunicativa. E’ l’oggetto, l’argomento, il problema a cui ci si riferisce nel messaggio. Cambiando il contesto, il messaggio può assumere un diverso significato. Al contesto Jakobson associa la funzione referenziale, mediante la quale è possibile fare riferimento o informare su un determinato contesto, un oggetto, un argomento o un problema (ad es. l’acqua è limpida, ha una temperatura di 15°). Da sottolineare la differenza esistente tra il concetto di contesto e quello di cotesto. Il cotesto, ovvero il testo contiguo alla comunicazione, precedente o successivo, può essere considerato un particolare caso di contesto.
2.  Il messaggio è ciò che il testo, o l’insieme di testi, comunicano o, in senso più largo, l’oggetto materiale scambiato (suoni, scritti, modi di vestire). La funzione ad esso associata è quella poetica, ovvero la possibilità di esprimere in modo formalmente raffinato il messaggio (ad es. Chiare, fresche e dolci acque); è l’attenzione alla forma stessa del messaggio, l’orientamento del messaggio al messaggio stesso. Jakobson, richiamando lo slogan riferito al presidente americano Eisenhower I like Ike, fornisce un esempio molto efficace di funzione poetica del messaggio: tale espressione risulta gradevole all’udito, contiene una rima interna, è efficace e semplice da ricordare.
3. Il mittente (o emittente), è chi produce o origina la comunicazione. La funzione ad esso associata è quella emotiva, che permette di esprimere pensieri, opinioni, sentimenti (ad es. Che bell’acqua trasparente, viene voglia di berla).
4.  Il destinatario (o ricevente), è colui che riceve e a cui è rivolto il messaggio. La funzione ad esso associata è quella conativa o persuasiva, quella per cui il mittente si sforza di produrre un effetto sul destinatario, del tipo convincere, indurre, persuadere a fare, dire, credere qualcosa. (ad es. Bevi quest’acqua! Sentirai com’è buona e Fresca).
5. Il canale o contatto è il mezzo attraverso il quale il messaggio passa dal mittente al destinatario. Il canale può essere sia di tipo fisico (ad es. l’aria per la voce), che tecnico (ad es. un cavo). Il canale è spesso responsabile di problemi di rumore, ovvero di disturbo alla comunicazione, che per lo più dipendono dalla sua stessa natura (ad es. le interferenze nella radio). Ogni comunicazione può essere disturbata o addirittura impedita, nel caso del rumore, oppure può essere facilitata e rafforzata, nel caso della ridondanza. Rumore è un termine tecnico, che fa riferimento a inconvenienti di tipo fisico, per es. una voce rauca o balbettante da parte dell’emittente, oppure la distrazione o la sordità da parte del ricevente. Anche quando il termine intende riferirsi, in maniera più traslata, a un codice troppo difficile o troppo oscuro, o alla mutevolezza eccessiva del referente, si tratta sempre d’inconvenienti di tipo tecnico. Di fatto, l’esistenza del rumore è una caratteristica da considerare non solo come un disturbo, ma anche come una qualità che caratterizza la costruzione di un messaggio secondo un linguaggio specifico anziché un altro. Dunque, è dagli accidenti della comunicazione, dagli errori e non solo dalle differenze che talvolta un linguaggio ha la possibilità di evolvere e trarre le caratteristiche più utili per la cultura che ne fa uso. I principali tipi di canale sono:
• canale fisico sonoro, ovvero qualsiasi ambiente in cui è presente l’aria portatrice di vibrazioni acustiche;
• canale fisico visivo, ovvero qualsiasi ambiente in cui è presente o può passare la luce (ad es. una sala buia per proiezione cinematografica);
• canale fisico olfattivo, ovvero qualsiasi ambiente caratterizzato dalla trasmissione di odori;
• canale fisico tattile, ovvero qualsiasi materia che trasmette vibrazioni o sensazioni tattili (ad es. il rilievo nella scrittura braille);
• canale tecnico sonoro, ovvero tutti gli strumenti che trasmettono suono (ad es. telefono, microfono, radio, cinema);
• canale tecnico visivo, ovvero strumenti come la fotografia e il cinema;
• canale visivo-sonoro-tattile e olfattivo, ovvero le tecnologie di realtà virtuale.
La funzione che Jakobson attribuisce al canale è quella fatica, che permette di verificarne il funzionamento, di assicurarsi che il canale sia funzionale al trasferimento del messaggio (ad es. Prova microfono: uno, due, tre…). La funzione fatica della lingua svolge principalmente il compito di garantirsi che esista una connessione tra emittente e destinatario. Dunque, qualsiasi strategia pubblicitaria che porti l’attenzione del pubblico sul messaggio, qualsiasi comportamento che creando una relazione, o rafforzandola, attraverso comportamenti abitudinari ad essa relativi, convalidi la possibilità di poter avere scambi tra i partecipanti alla relazione, rientra nell’area coperta dalla cosiddetta funzione fatica. Buona parte di quei comportamenti che, pur esprimendo dei contenuti specifici, non sono minimamente interessati al comunicarli quanto all’attivare o rafforzare una determinata rete di rapporti (ad es. il farsi notare dal datore di lavoro o l’intrattenervi colloqui), può non avere per forza la finalità di scambiarsi dei contenuti, ma anche semplicemente la necessità formale di mantenere attiva la relazione. La componente fatica è particolarmente presente in tutte le forme di comunicazione costruite da una società non tanto per trasmettere determinati contenuti, quanto per garantire il rafforzamento di determinati valori sociali, che fungono da collante tra i cittadini. Far condividere la partecipazione a rituali e scambi di tipo simbolico è una tradizionale forma di governo dalle civiltà basate sull’esistenza di miti. Se talvolta può sembrare che l’esistenza in una società di determinate figure simboliche possa essere un modo per determinare conseguenti gerarchie nei rapporti sociali, altre volte l’apparente opposizione e conflitto tra bene e male, buono e cattivo, schiavo e padrone si risolve in un canovaccio in cui le parti si scambiano, mentre ciò che rimane stabile è la struttura sociale: ed è proprio su tale stabilità che traggono vantaggio determinate figure sociali anziché altre, più che dal ruolo sociale che apparentemente vi svolgono.
6.  Il codice è un sistema strutturato per produrre segni, come ad esempio la lingua italiana, con cui il mittente formula il messaggio che invia al destinatario. E’ necessario che il mittente conosca il codice con cui codificare il messaggio e che questo sia condiviso dal destinatario, affinché la decodifica avvenga in maniera corretta. Vi sono situazioni che forzano l’uso di un codice anziché di un altro proprio per la natura del mezzo usato o dell’ambiente (ad es. una telefonata obbliga all’uso del linguaggio verbale). Come si è già avuto modo di notare, l’esistenza di media specifici può influenzare la società e, dunque, gli individui che ne fanno parte trasformandone i comportamenti e gli atteggiamenti. Secondo alcuni, una persona pensa così come parla. Se, dunque, un linguaggio determinato ci abitua a esprimerci secondo modalità specifiche, la conseguenza sarà che la mente muterà di conseguenza. Per alcuni, le tecnologie dei media sono anche tecnologie della mente. Di fatto è vero anche il contrario: l’esistenza di linguaggi codificati della comunicazione influenza pesantemente il modo in cui si sviluppano le nuove interfacce tecnologiche della comunicazione. E’ importante avere ben presente che la costruzione di determinati strumenti di comunicazione e dei relativi linguaggi non sarà un semplice strumento per gli individui, ma diventerà parte della loro vita, ne condizionerà i loro modelli cognitivi, sarà un mutamento, per alcuni un’evoluzione, nel loro modo di relazionarsi con il mondo. La funzione che Jacobson lega al codice è quella metalinguistica, che consiste nella possibilità che la lingua parli della lingua, rendendo possibile la descrizione del codice stesso (ad es. Acqua è una parola che si scrive con il gruppo consonantico ‘cq’).
Nella teoria di Jakobson la comunicazione è unidirezionale. Tale modello risente fortemente dell’influsso della teoria dell’informazione e da essa trae caratteristiche talvolta limitanti. Nel lavoro di Julien Greimas, linguista, così come di Umberto Eco, semiologo, ed altri, al contrario la comunicazione è vista come un processo cooperativo, in cui non si ha un unico soggetto o attore della comunicazione, ma una molteplicità che attraverso una dinamica circolare partecipano alla costruzione cooperativa del senso del discorso. I nuovi media, ed in particolare le reti telematiche, sono tecnologie in cui l’utente potrebbe essere sia attore che spettatore della comunicazione. I testi sono aperti e l’utente stesso, le sue azioni, sono una parte determinante del contenuto del testo. Sono strumenti potenzialmente molto cooperativi, in cui la distinzione tra mittente e destinatario rischia di diventare obsoleta, o almeno fortemente sfumata. Qualsiasi testo mediale, sia esso realizzato tramite la scrittura o attraverso un film, un romanzo o, in particolare, attraverso la televisione, deve possedere una molteplicità di livelli semantici, deve cioè essere polisemico, e quindi possedere la caratteristica di essere aperto, ovvero offrirsi all’essere completato attraverso il suo uso da parte del pubblico.

Ritorna a Teorie della comunicazione
Ritorna a Capitolo 1 La comunicazione: fondamenti