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    <title type="text">./Exploit the media.</title>
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    <updated>2011-07-29T14:33:07Z</updated>
    <rights>no (c) copyright 2008, e.iorio@gmail.com</rights>
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      <title>Capitolo 4 Media e media tattici</title>
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      <published>2011-07-29T14:33:07Z</published>
      <updated>2011-07-29T14:33:07Z</updated>
      <author>
            <name>AidenMiles</name>
            <email></email>
      </author>
      <content type="html"><![CDATA[
        <p><span style="font-size:20px;">Capitolo 4 ./Media e media tattici</span> 
</p>
<p>
La parola medium indica genericamente ciò che sta in mezzo a due estremi e li connette, superando in qualche modo il loro isolamento. Essa ha, nella sociologia e nella teoria della comunicazione, tre accezioni principali: 
<br />
1.&nbsp; indica i media della comunicazione simbolicamente generalizzati come costellazioni tipizzate di imputazioni effettuabili da alter ego, la cui funzione è rendere probabile l’accettazione di una comunicazione quando ciò, come mera pretesa, è improbabile (riformulazione del problema dell’efficacia di Shannon e Weaver); 
<br />
2.&nbsp; indica i media come insieme di substrato mediale (supporto) e forma: si tratta dei media della percezione e della comunicazione, ovvero i canali, o mezzi ambientali, che connettono sorgente e destinatario. Dipendono dagli apparati di emissione e ricezione coinvolti (sensori e sensi). In questo campo le tecnologie, accoppiandosi con i sensi umani, permettono un’enorme aumento della varietà di substrati mediali usabili per la comunicazione (dai naturali media ottici e acustici a carta e inchiostro, fili elettrici, fibre ottiche ed altro) alla sola condizione che gli apparati riceventi siano capaci di trasporre il segnale dal loro medium a uno di quelli del destinatario (ad es. da impulsi elettrici a forme sonore o luminose percepibili dall’uomo); 
<br />
3.&nbsp; indica i media della diffusione, o mezzi di comunicazione, comprendenti tutto ciò che viene di fatto usato per comunicare, a prescindere dalle loro funzioni originarie o da altre specifiche. Consistono di apparati la cui funzione è manipolare la forma del substrato mediale (apparati di codifica e decodifica) e presentarne il risultato così ottenuto (ad es. corpo, apparato fonatorio, apparati per la scrittura e la stampa, libri, posta, telegrafo, telefono, radio, tv, fax, computers e reti di computers). 
<br />
Dove si esplica il loro effetto fondamentale? Rispetto a quanto accade con la comunicazione faccia a faccia, che costringe sia sorgente che destinatario ad essere nello stesso posto e nello stesso tempo, le tecnologie danno nuove possibilità di sciogliere e ricombinare tra loro le dimensioni del tempo e dello spazio, di comunicazione ed esperienza. Ciò nel senso di rendere possibile la comunicazione in spazi e tempi prima non usabili (è ad esempio così per i telefonini, ma lo era già con i libri e con la posta cartacea) e nel senso di creare nuovi ambienti di comunicazione ed esperienza (e quì i new media, soprattutto la Realtà Virtuale, superano le capacità di coinvolgimento sensorio-comunicativo proprie dei vecchi, sia di quelli orali che di quelli appartenenti alla cosiddetta Galassia Gutenberg, grazie all’accoppiata multimedialità e interattività). Ogni medium è, quindi, un sistema con più componenti; essi sono, anche semplicemente sotto il profilo tecnico, il risultato della somma di media differenti (ad es. la pellicola cinematografica viene dalla macchina fotografica, così come la televisione usa un sistema di altoparlanti ricevuto dalla radio). In senso meno tecnico, con il termine media non si intende semplicemente l’oggetto radio, tv o telefono, ma anche la struttura sociale, il profilo psicologico degli individui che ne fanno uso, le relazioni che ogni media intrattiene con la struttura sociale, economica, giuridica, scientifica, linguistica. I codici linguistici appartenenti a un medium del passato si trasformano, evolvono e si traducono nel medium successivo, lasciandone però inalterate alcune caratteristiche fondamentali. La costruzione della pagina, l’impianto narrativo, gli schemi indicizzati, la suddivisione in genere, sono tutti elementi appartenenti alla scrittura che si sono tramandati nei media successivi (cinema, televisione,....) fino ad arrivare agli attuali ipertesti in cui, ad esempio, un pulsante a forma di freccia è l’icona di una funzionalità equivalente allo sfogliare le pagine di un libro. Le varie fasi di transizione da un medium a un altro non sono tra loro distinte, ma sono un processo di accumulazione in cui i segni, i segnali e i sistemi per comunicare si sovrappongono, mutando ma mantenendo anche caratteristiche che persistono ancora oggi nei media attuali. Quindi, ogni media non sostituisce il precedente, ma vi si combina. Inoltre essi non sono isolabili dal contesto in cui lo strumento mediale viene prodotto, usato e normato. Quando si usa un medium, così come quando si progetta un prodotto che verrà utilizzato da un determinato medium, bisogna concentrarsi non semplicemente sugli aspetti tecnici relativi alla produzione di quel prodotto, ma anche e soprattutto su ciò che la presenza di quel prodotto provocherà sui suoi utenti, sull’area sociale in cui verrà impiegato e di come le caratteristiche sociali e culturali di quell’area, a loro volta, ne condizioneranno l’uso. Ad ogni epoca corrisponde un mutamento nella vita sociale e, con esso, due trasformazioni: da una parte l’impatto di una società differente sui suoi media (un uso diverso come conseguenza delle mutate condizioni di controllo e proprietà dei media), dall’altra una differente esposizione delle persone ai media (un diverso tipo di influenza psicologica, culturale e sociale). Sulla base di questi presupposti, si dovrà essere in grado di comprendere quale sia la natura del processo di comunicazione tra le persone e verificare come la presenza dei media interviene, mutando secondo determinati caratteristiche, tale natura. L’interdipendenza di tipo tecnico e linguistico che si ha tra medium differenti ha dei particolari risvolti anche di tipo commerciale. Sempre di più, un personaggio dello spettacolo non si limita a operare in un solo ambito: nel caso della professione di cantante, ad esempio, sempre più spesso le star non si limitano a produrre dischi, ma anche film, libri, concerti, magliette, gadget, per mezzo si case editrici collegate tra loro secondo legami di tipo finanziario e strategico. Ciò che viene fatto attraverso un medium viene supportato simultaneamente da ciò che viene fatto su altri medium, appartenenti alla stessa proprietà o con legami strategici particolari. Ciò che succede è che il mercato si trasforma in un mercato di content provider, ovvero di fornitori di contenuti. Si sta passando da una logica per la quale un contenuto era identificabile con un determinato media ad una in cui i contenuti passano indifferentemente tra più media. La cantante Madonna, ad esempio, è diventata essa stessa un contenuto. In base a ciò che si è detto fino ad ora, è necessario sapersi confrontare contemporaneamente da una parte con il medium su cui il prodotto verrà realizzato, e quindi con tutte le specificvhe e le implicazioni tecniche, sociali, culturali e linguistiche ad esso inerenti, dall’altra con il contenuto e, dunque, con la sua potenziale capacità di transitare su media differenti: ciò risulta particolarmente significativo quando il contenuto è codificato in formato digitale. In quest’ultimo caso, il contenuto dovrà poter essere utile per soddisfare i bisogni che non appartengono semplicemente alla categoria di utenti che utilizzano un determinato medium, ma a tutta l’area sociale o alla comunità che ne farà uso per mezzo di un’interconnessione di strumenti mediali. I media, secondo una classificazione precedente all’avvento del digitale, possono essere distinti in mezzi di comunicazione di massa e mezzi di comunicazione interpersonale, sulla base di una differenza relativa alla possibilità di costruire messaggi personalizzati rispetto al destinatario, come avverrebbe nei rapporti di tipo interpersonale. Di fatto, l’avvento dei nuovi media digitali ha reso questa definizione difficilmente applicabile, in quanto con lo stesso strumento si può operare entrambe le due diverse tipologie comunicative. Un’ulteriore possibile definizione utile per individuare i diversi mass media, potrebbe essere quella che distingue un medium in base alla sua capacità di comunicare ad un pubblico crescente ad un costo proporzionalmente decrescente. 
</p>
<p>
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<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Herbert_Marshall_McLuhan/"  title="Herbert_Marshall_McLuhan">Herbert Marshall McLuhan</a> 
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/New_Media/"  title="New_Media">New Media</a> 
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Media_tattici/"  title="Media_tattici">Media tattici</a> 
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/I_media_nelle_strategie_di_influenza_indiretta_e_di_persuasione/"  title="I_media_nelle_strategie_di_influenza_indiretta_e_di_persuasione">I media nelle strategie di influenza indiretta e di persuasione</a> 
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teorie_sociologiche_degli_effetti_dei_media_sulla_società/"  title="Teorie_sociologiche_degli_effetti_dei_media_sulla_società">Teorie sociologiche degli effetti dei media sulla società</a>
</p>
      ]]></content>
    </entry>

    <entry>
      <title>Capitolo 9 Media Alert e Disobbedienza Civile Elettronica</title>
      <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Capitolo_9_Media_Alert_e_Disobbedienza_Civile_Elettronica/" />
      <id>tag:eugenioiorio.it,2011:wiki:Capitolo 9 Media Alert e Disobbedienza Civile Elettronica/407.934</id>
      <published>2011-07-05T12:10:11Z</published>
      <updated>2011-07-05T12:10:11Z</updated>
      <author>
            <name>barbarasmith22</name>
            <email></email>
      </author>
      <content type="html"><![CDATA[
        <p><span style="font-size:20px;">Capitolo 9  ./Media Alert  e Disobbedienza Civile Elettronica</span>
</p>
<p>
Una parte della letteratura sull’e-security suddivide le tipologie di attacco ai media e al potere istituzionale e finanziario in tre macro-categorie principali definite wave, onde. Ognuna di queste fa riferimento a un versante dei sistemi informativi. La ripartizione è la seguente:
<br />
1.&nbsp;   physical wave, ovvero attacchi che vengono lanciati verso la componente fisica del sistema informativo, cioè direttamente su hardware e dispositivi simili (first wave);
<br />
2.&nbsp;   syntactic or logical attack, ovvero attacchi portati contro la componente logica del sistema informativo, quindi contro piattaforme software. In questa categoria, rientrano gli attacchi portati contro sistemi operativi, le applicazioni usate per tali sistemi, protocolli di comunicazione, implementazioni di algoritmi crittografici, denial of service, distribuited denial of service (second wave);
<br />
3.&nbsp;   semantic attack, ovvero attacchi portati ai contenuti dei siti piuttosto che alle tecnologie. Si tratta di attacchi che colpiscono il lato comportamentale degli utenti, con notizie false e non riscontrate dagli stessi. In questa tipologia di attacchi, va collocato il social engineering, cioè l’insieme di attacchi di tipo psicologico, che si articola in modalità differenti e che approfitta dell’inesperienza e dell’icredulità degli utenti di postazione (third wave).
<br />
La disobbedienza civile elettronica è una forma di azione diretta e non violenta sulla rete telematica, che ha come obiettivo quello di intralciare e bloccare i flussi di informazione commerciale e di capitale finanziario. L&#8217;idea portante di questa filosofia dell&#8217;azione diretta sulla rete è che, siccome il potere diventa nomadico e globale, non essendo più legato né a un luogo fisico, né ad un solo centro di controllo, le manifestazioni di piazza, i picchetti, le petizioni e i boicottaggi da soli non sono più sufficienti a contrastare le prevaricazioni di governi e corporations. E poiché è sempre più importante globalizzare la contestazione, bisogna adottare tecniche di guerriglia comunicativa su Internet, come petizioni elettroniche, sit-in virtuali, creazione di siti web a prova di censura, deturnamento del messaggio politico e pubblicitario, sincronizzandole con le proteste di piazza per dare l&#8217;occasione anche a chi non può essere fisicamente presente di fare sentire la propria opposizione.
<br />
   
<br />
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</p>
<p>
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<br />
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<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Attacchi_fisici_attacchi_sintattici_attacchi_semantici/"  title="Attacchi_fisici_attacchi_sintattici_attacchi_semantici">Attacchi fisici attacchi sintattici attacchi semantici</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/D-Dos_e_Break-In/"  title="D-Dos_e_Break-In">D-Dos e Break-In</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Mail_Manifestazione/"  title="Mail_Manifestazione">Mail Manifestazione</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Mailbombing/"  title="Mailbombing">Mailbombing</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Virus_Creativi/"  title="Virus_Creativi">Virus Creativi</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Defacement/"  title="Defacement">Defacement</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Cybersquatting/"  title="Cybersquatting">Cybersquatting</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Digital_hijacking/"  title="Digital_hijacking">Digital hijacking</a>
</p>
      ]]></content>
    </entry>

    <entry>
      <title>Strategia del tranello</title>
      <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Strategia_del_tranello/" />
      <id>tag:eugenioiorio.it,2011:wiki:Strategia del tranello/628.930</id>
      <published>2011-04-22T09:01:00Z</published>
      <updated>2011-04-22T09:01:00Z</updated>
      <author>
            <name>RafaelCarter</name>
            <email></email>
      </author>
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Strategia del tranello 
</p>
<p>
L’errore della strategia del tranello si basa sull’affermare di essere oggetto di demonizzazione per demonizzare. Lo schema di riferimento è il seguente: 
<br />
1.&nbsp; Azione discorsiva ambigua di A 
<br />
2.&nbsp; Controreazione eccessiva di B 
<br />
3.&nbsp; Negazione di A 
<br />
4.&nbsp; Rimane in evidenza solo B 
<br />
5.&nbsp; Vittimismo di A 
</p>
<p>
Esempio di strategia del tranello 
<br />
a.&nbsp; Bill: “Io dico che tu sei un ladro imbroglione” 
<br />
Jill: “Tu ti indigni e mi rispondi che io sono un pazzo provocatore” 
<br />
Bill: “Io nego di aver mai asserito che sei un ladro imbroglione, e se l’ho detto l’ho fatto solo perché esasperato o per fare un esempio; 
<br />
Jill: “Rimane a te il problema di spiegare perché mi hai dato del pazzo provocatore”. 
</p>
<p>
Ritorna a <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Capitolo_3_Fallacie_ed_argumenta/"  title="Capitolo_3_Fallacie_ed_argumenta">Capitolo 3 Fallacie ed argumenta</a>
</p>
<p>
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</p>
      ]]></content>
    </entry>

    <entry>
      <title>Note a margine degli studenti del corso di Comunicazione politica</title>
      <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Note_a_margine_degli_studenti_del_corso_di_Comunicazione_politica/" />
      <id>tag:eugenioiorio.it,2008:wiki:Note a margine degli studenti del corso di Comunicazione politica/700.929</id>
      <published>2008-09-03T10:13:13Z</published>
      <updated>2008-09-03T10:13:13Z</updated>
      <author>
            <name>lucia</name>
            <email></email>
      </author>
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Se la comunicazione politica rappresenta solo una delle forme possibili della comunicazione. Se il sistema mediatico, punto di contatto fra i cittadini e il resto delle cose, rappresenta l’habitat ideale del parallelismo politico ed economico. Se i cittadini, sempre più tele-spettatori passivi, restano intrappolati nella ragnatela dei messaggi politici cifrati diffusi dai bollettini ufficiali e non riescono a conquistarsi uno spazio comunicativo vitale e indipendente, capace di difenderli dal pensiero dominante: la consapevolezza, unita al ricorso ai nuovi media, rappresenta l&#8217;unica barriera protettiva possibile, la chiave, per l’emancipazione del singolo e della collettività (Gianluca Bruno).
<br />
Di certo la consapevolezza dell&#8217;individuo in relazione all&#8217;altro da sè è alla base di ogni società definita civile, ma è fondamentale comprendere come, anche nel processo di apprendimento delle dinamiche d&#8217;azione dei media, sia facile essere fuorviati da visioni di parte. Come giungere, allora, ad un approccio critico con la materia e quindi con la realtà? 
<br />
Credo che la risposta a questa e a molte altre domande sia la storia. 
<br />
Operare scelte consapevoli ed oculate nell&#8217;ambito della comunicazione, che si tratti della comprensione o della produzione, implica sempre, o almeno dovrebbe implicare, la coscienza di ciò che è stato. Guardarsi indietro con occhio il più possibile scevro da preconcetti, da idee che possano precluderci la possibilità di poter cambiare il nostro punto di vista, cercare di esaminare i fatti e non le opinioni, magari servendoci anche delle categorie tipiche delle discipline storiografiche, quelle che ci permettono di supportare il nostro pensiero in modo il più possibile scientifico. E per fare questo non è necessario dichiararsi neutrali: non a caso uno dei nostri storiografi più accreditati, Carlo Ginzburg, autore di una celebre controinchiesta sul caso Sofri ("Il giudice e lo storico. Considerazioni in margine al processo Sofri&#8221; edito da Einaudi) non nega il suo rapporto di amicizia con lo stesso imputato, pur mantenendo un margine di assolutà attendibilità, citando puntualmente le fonti e gli atti processuali su cui basa la sua ricostruzione, fornendoci la possibilità di cogliere le infinite opportunità che la storia offre a chiunque abbia contenuti da trasmettere.
<br />
Quali sono le conseguenze di una scelta storiografica?
<br />
In primo luogo vengono dimezzate le probabilità che la nostra comunicazione risulti inefficiente o passibile di mendacia. E poi credo sia il modo migliore per non venire meno al famoso contratto che lega l&#8217;emittente ed il ricevente.
<br />
La conoscenza dei fatti, permette al comunicatore di costruire una sorta di gabbia, una fortezza inespugnabile, una tremenda arma a doppio taglio, quindi. Motivo sufficiente per metterci allo stesso livello del comunicatore: sapere, scavare, informarci, con ogni mezzo possibile, ci permetterà di non essere circuiti, di poter controbattere, di farci un&#8217;idea nostra e, se particolamente abili, di smontare pezzo dopo pezzo, il messaggio precedente. 
<br />
Non è forse questo che facevano i muckcrackers? Non è così che si è giunti al Watergate, alle dimissioni di Leone, alla fine del maccartismo? Uomini che analizzano fatti, dati, numeri, storia. Uomini che sanno perchè hanno voluto sapere.
<br />
La cosa chiara è che la comunicazione raramente è verità&#8230; a maggior ragione la comunicazione politica.
<br />
Si nutre del sociocostruzionismo e dell&#8217;ignoranza di molti e si muove lontano dall&#8217;etica e dalla morale.
<br />
Ci è dato sapere solo ciò che altri decidono, siamo numeri e statistiche. 
<br />
Il suicidio in diretta di un anchorman è solo manna per l&#8217;indice di gradimento ("Quinto Potere&#8221; di Sidney Lumet).
<br />
Diceva Carlo Cattaneo &#8220;Io sono giornalista: il che vuol dire un uomo che sta lì al giorno al giorno. Le cose della settimana scorsa per me sono cose morte, stramorte, antiche come le mummie&#8221; (credo di averlo letto sulla &#8220;Storia del giornalismo italiano&#8221; di Paolo Murialdi o sulla dispensa del prof. Gallotta sui giornali giacobini).
<br />
Credo che mai come oggi le parole di Cattaneo possano essere contestate.
<br />
Rifugiamoci nella storia per comprendere e combattere o, se volete, per plagiare e circuire. (Francesca Penza).
<br />
Maurice Halbwachs ha scritto che la storia comincia là dove finisce la memoria. La memoria collettiva è legata agli effetti sociali di un avvenimento. La società tramanda i nostri ricordi individuali e li trasforma in collettivi. 
<br />
Accanto alla memoria individuale che rappresenta la coscienza stessa dell’individuo e della memoria collettiva condivisa del gruppo sociale di appartenenza, abbiamo la memoria sociale, sistema autonomo, frutto della tecnologia della comunicazione di ogni società, correlato alle trasformazioni della società stessa. Il concetto di storia non va, dunque, inteso come provvista di fatti passati, bensì come luogo di accesso alle informazioni: &#8220;forme di memoria genuinamente sociali si sviluppano solo con la disponibilità di tecnologie della comunicazione&#8221;. (Viganò D. E., I sentieri della comunicazione, Rubbettino Editore, 2003) (Antonella Misceo)
<br />
I casi di plagio massificato in senso politico sono stati molteplici nella storia, ma tutti saranno d’accordo nell’affermare che gli Stati Uniti siano stati i pionieri dell’industria delle pubbliche relazioni, il cui scopo, come sostenevano i capi, era “controllare la mente del popolo”. Impararono moltissimo dalla Commissione Creel, dalla creazione del “terrore rosso” e da quel che ne seguì. L’industria delle pubbliche relazioni negli anni venti conobbe un’enorme espansione e per qualche tempo riuscì a indurre nel popolo una sottomissione pressocchè totale al dominio degli affari. Secondo Noam Chomsky, “quelli che lavorano nell’industria delle pubbliche relazioni hanno uno scopo preciso: cercano di inculcare al popolo i valori giusti e hanno una loro idea di come dev’essere la democrazia: un sistema in cui la classe specializzata è addestrata per lavorare al servizio dei padroni della società. Il resto della popolazione dovrebbe essere privato di qualsiasi forma di organizzazione, che è esclusivamente fonte di guai: per la massa l’unica realtà consentita è quella mostrata dai media; desiderare o credere che esista qualcosa di diverso è una follia”. A maggior ragione ciò accade nel campo della comunicazione politica. Malgrado tutto, la cultura del dissenso è sopravvissuta ed è cresciuta parecchio dagli anni sessanta, quando cominciò lentamente a svilupparsi.&nbsp; E questo è un segno visibile di un processo di civilizzazione delle strategie messe in atto per manipolare il consenso. La gente sta inoltre acquistando la capacità e la volontà di capire a fondo gli avvenimenti. Lo scetticismo nei confronti del potere è cresciuto e l’atteggiamento è mutato rispetto a molte questioni: è un cambiamento lento, come la deriva dei continenti, ma incisivo e importante. (Rizzitelli Maria Grazia).
<br />
Sicuramente la unidirezionalità del flusso (dis)informativo della comunicazione politica mediata influenza il nostro modo di pensare, fare e vivere la politica e la costringe ad una pratica meramente estetica, priva di ogni concretezza; la causa di questa passività dell&#8217;italiano medio è attribuibile ai diversi fattori individuati in precedenza dai miei colleghi:all&#8217;inesistenza di una pratica comunicativa che sia definibile trasparente, all&#8217;ignoranza del passato che impedisce di compiere scelte oculate nel presente per cambiare il futuro, alla volontà dei professionisti delle pubbliche relazioni di continuare sulla stessa medesima strada lasciandosi inghiottire da quella che Chomsky ha definito &#8220;fabbrica del consenso&#8221;, senza curarsi della propria costrizione entro questa enorme gabbia dorata.
<br />
Bisogna certamente guardare al passato, avere memoria storica, ma non dimenticare di proseguire il cammino della vita guardando avanti, ricordando sì ingiustizie, truffe, stragi, illegalità, strumentalizzazioni che in varie epoche e diversi contesti hanno colorato di rosso e di nero e di arcobaleno la storia del nostro paese, ma col coraggio di non seguire il sentiero già tracciato, di trovarne altri affinché queste non siano solo parole.
<br />
Spetta a noi, comunicatori del futuro, esibire agli italiani e al mondo intero la più pura e la più bella libertà di espressione. Si può ancora spendere la propria vita per un ideale. (Annalisa Liuzzi).
<br />
Sviluppare un atteggiamento critico nei confronti dei prodotti della comunicazione politica equivale a prendere coscienza della dialettica tra due elementi: la mediazione e il processo di significazione proprio del discorso politico. Il concetto di mediazione ci aiuta a permeare il processo comunicativo di soggettività e a riportare il comunicare tra gli attori coinvolti nel contesto dell’interazione. Non potremmo mai parlare di una comunicazione oggettiva, sarebbe un ossimoro irrisolvibile. Ciascun soggetto produce significati portatori di quei segni immediatamente riconducibili alla sua esperienza del mondo e alla sua concreta intenzionalità comunicativa: un’inconsapevole proiezione al passato e un saldo posizionamento nel presente, gettando le basi per una prevedibile nonché auspicata collocazione nel futuro secondo quanto preordinato dalla propria volontà comunicativa.
<br />
Pensare alla realtà odierna come ad un mondo mediatizzato ed attribuire a quest’ultimo termine un’accezione negativa è un errore. Se la mediazione è costruzione del processo del comunicare, di quel mettere in comune che è vitale per ogni forma di società, bisognerebbe coglierne il suo significato e funzionalità più profondi piuttosto che opporvisi in modo aprioristico.
<br />
Poniamoci degli interrogativi. Senza la tanto avversata componente mediale della società contemporanea, si darebbe espressione alla Verità? Ed ecco emergere il problema del Senso. Attraverso i nostri processi di significazione e comunicazione potremmo mai produrre il Senso? Oppure saremmo inevitabilmente compromessi con la nostra umanità, con le nostre realtà soggettive, con l’estrinsecazione di significati ambigui, connotativi, debordanti rispetto a quell’Unicum che si ritiene il target di processi comunicativi che potremmo definire “puri”? Utopia.
<br />
Ogni processo comunicativo ha a che fare con corpi soggettivi legati tra loro inestricabilmente, in quanto coinvolti in continui processi di definizione e ri-definizione di sensi possibili del reale. E la comunicazione politica ancor di più ha a che fare con il “corpo comunitario”, definito da Galimberti come: “(…) non il «mezzo» attraverso cui comunicano i singoli corpi, ma la «zona» in cui si esprime il senso, e a cui i singoli partecipano come frammenti o anelli del corpo comunitario, dove circola quell’ordine simbolico che com-pone (sym-bállein) le energie di ogni corpo umano con quelle degli altri uomini, degli animali, della terra e del cielo” (Galimberti U., Il Corpo, Feltrinelli,  1987, p.33).
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Se le pratiche di scambio simbolico corrispondono ad una “s-terminazione del senso” (ib., p.534), in quanto orientate su un piano che trascende e che è eccedente rispetto ad un referente unico e monolitico, è pur vero che la realtà sociale è estremamente ambigua e fluttuante: incerta.&nbsp; 
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Quindi, la comunicazione politica si inserisce di prepotenza in questo processo di scambio simbolico, per convogliare questa molteplicità di senso all’interno di un ordine del discorso, che risolva tale incertezza in una chiave di lettura del vivere civile, quanto più pervasiva e omogenea. Per ergersi a Senso-codice della vita sociale e così orientare i comportamenti del corpo collettivo, deve generare processi di immaginificazione, attraverso cui il potere possa essere normalizzato dalla collettività, andando ad alimentare e a perpetuare quella produzione simbolica che rappresenta la memoria collettiva.
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Il problema della comunicazione politica attuale è proprio quello di generare una visione totalmente scollata dalla memoria collettiva. Ecco allora il sentimento di allontanamento del mondo politico dalla realtà sociale. La polis greca ci ha insegnato che politica è tutto ciò che riguarda il vivere sociale, generando la fusione tra Stato e società. Oggi, invece, si avverte la frattura tra politica e mondo reale, proprio perché tale divisione è resa assurda (per lo meno nel mondo occidentale), dalla scelta di un modello democratico di gestione della cosa pubblica. 
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Il processo appena illustrato è tra l’altro agevolato dalla scomparsa di una solida memoria collettiva, che facilmente si lascia colonizzare dal discorso politico, che è arte persuasiva. Quindi, se la realtà mediata è un fatto imprescindibile, punto focale dell’essere in comunicazione con il mondo, fondamentale è generare circuiti di ri-appropriazione della propria storia individuale e sociale. Interagire in modo consapevole con i contenuti e utilizzare in modo critico gli strumenti. I mass-media in tal modo diventano una risorsa e non uno spauracchio da Grande Fratello.(Anna Lapacciana)
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Fondamentale è il processo di ri-appropriazione della storia individuale e sociale, così come fondamentale è utilizzare lo strumento della consapevolezza come arma difensiva per non essere un semplice target da colpire e non essere “fagocitati” dalla macchina mediale e dai suoi meccanismi a volte oscuri: non dimentichiamo però che i soggetti destinatari dei messaggi (i cosiddetti “riceventi” per utilizzare la terminologia di Mc Quail) sono spesso soggetti privi di capacità critica: mi riferisco ai bambini e ai giovani i quali, privi di una coscienza definita che li porti a “guardare dall’esterno” tali fenomeni, si lasciano convincere troppo velocemente della bontà e della “genuinità” di tali messaggi. 
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A questo punto mi chiedo: come tutelare e guidare lo sviluppo di una coscienza dei media in tali soggetti?
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Il consiglio Nazionale degli Utenti ha proposto qualche anno fa l’adozione di una “Carta dei diritti dei bambini e dei ragazzi in rete” come strumento per tutelare le esigenze dei minori in ogni aspetto del processo comunicativo. Iniziativa, questa, sicuramente apprezzabile e utile ma il problema non è solo la tutela ma la necessità di un formatore che guidi il fanciullo nello sviluppo di competenze critiche, di acquisizione di atteggiamenti e modelli di comportamento appropriati al ruolo di futuri cittadini nonché fruitori attivi di tali messaggi. Così come l’adulto, infatti, anche il fanciullo dovrebbe possedere gli strumenti tali da permettergli di non ricevere passivamente ciò che i media gli propongono ma interiorizzare i contenuti trasmessigli e ri-elaborarli sulla base del proprio background di conoscenze.
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Nel momento in cui mi sono trovata a riflettere su questo problema che credo nessuno dovrebbe  considerare di secondaria importanza, mi è capitato tra le mani un articolo il cui contenuto sembra (almeno nelle prospettive) giungere in soccorso a questo mio intervento: la nascita della figura del “media educator”. 
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Il media educator si pone come una figura professionale che svolge un’attività educativa e didattica finalizzata a sviluppare la comprensione critica dei mass media nel giovane, mettendolo nella condizione di decodificare consapevolmente i messaggi, valutare i prodotti, analizzare criticamente le offerte. Credo che la società attuale abbia più che mai bisogno di questi soggetti nel panorama mediale: in questo modo potremo sicuramente giungere a non attribuire al termine “mondo mediatizzato” un’accezione negativa  ma ritenere i media, sia quelli tradizionali che i news media, uno strumento utile e consono alla nostra società, una società senza dubbio differente da quella di decenni fa, che fa largo uso dei media in tutti i campi, da quello politico a quello più strettamente sociale e riguardante le relazioni tra cittadini. (Annamaria Lattanzi)
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Non vi è dubbio che parlare dei mass media solo in termini di &#8220;demoni malvagi&#8221; sia un errore perchè, se utilizzati con intelligenza e criterio, come ad esempio avviene nel caso della pubblicità sociale, possono indubbiamente divenire strumenti positivi di educazione e promotori di atteggiamenti positivi. Affinchè ciò avvenga, è necessario imparare a vivere con essi e acquisire strumenti e capacità d&#8217;analisi di quanto la comunicazione, soprattutto quella politica, quotidianamente propone. Di qui la centralità dell&#8217;educazione ai media che può supportare ed aiutare lo spettatore a costruirsi un&#8217;idea autonoma rispetto ai contenuti di cui è fruitore, basata sulla capacità di filtrare e decodificare ciò che viene trasmesso dai mass media. In questo modo sarà in grado di utilizzare questi strumenti, ormai parte della nostra vita, in maniera consapevole e a suo vantaggio. Ovviamente educare ai media non è così semplice, soprattutto perchè continua, inesorabile, quel processo di spettacolarizzazione della realtà, e in particolar modo della politica (che in Italia ha avuto come protagonista indiscusso Berlusconi che, dalla sua discesa in campo, ha trasformato la politica in un continuo show mediatico), che non sempre è facilmente gestibile. Secondo Mazzoleni &#8220;la televisione ha cambiato profondamente la politica e la leadership politica a tal punto che non è esagerato affermare che l&#8217;invenzione della televisione è stata una delle pietre miliari della storia della politica e della democrazia, alla pari di eventi quali la Rivoluzione Francese e la caduta del muro di Berlino&#8221; (Mazzoleni, La comunicazione politica, Il Mulino); la comunicazione politica è divenuta, quindi, linguaggio e codice della televisione stessa. Si è sviluppato, così, quel processo di commercializzazione spietata della politica che ha finito con il surclassare il significato originario della stessa che da  ampio spazio pubblico di confronto costruttivo di idee e dialogo, espressione delle opinioni di cui ognuno di noi è portatore, si è inesorabilmente trasformata nel luogo di consumo per eccellenza e di scontro per nulla costruttivo ed, a volte, persino violento. Le aule di tribunale somigliano sempre più a tendoni da circo, le vecchie tribune politiche sono state sostituite dal modello dello show alla Maria De Filippi, la sottile arte della retorica, ormai, non esiste più ed al suo posto sono subentrati meccanismi di delegittimazione dell&#8217;avversario, basati sull&#8217;attacco diretto all&#8217;uomo più che al suo programma politico. In una situazione, che ritengo alquanto disastrosa, potrebbe bastare l&#8217;educazione ai media per proteggere i più giovani, e non solo, dall&#8217;attacco di una comunicazione politica così fatta? Resta fondamentale lo sviluppo di una consapevolezza dell&#8217;individuo in merito all&#8217;attuale scenario mediatico e l&#8217;unico auspicio possibile è che questa consapevolezza possa rendere attuabile il ritorno ad una comunicazione politica autentica, fonte di democrazia partecipativa, capace di creare e trasmettere conoscenze ed idee. (Ottavia Vino) La verità è che noi accettiamo tutto senza ribellarci.La frase che i pofessinisti della televisione ci dicono spesso è: &#8220;noi ci siamo perche c&#8217;è un pubblico che ci guarda e ci apprezza&#8221;.In realtà non è proprio così perchè il pubblico è costretto a gurdare quello che impongono gli &#8220;altri&#8221;.La televisione generalista riflette l&#8217; immagine di un Italia decadente e in preda a una crisi di nervi. I poveri che la guardano  sono costretti a sopportare i capricci dei tronisti  o delle veline mentre i ricchi vanno a teatro o gurdno la tv satellitare che è ben altra cosa. I giovani hanno smesso di fare  progetti a lungo termine e e si danno solo alla bella vita, sponsorizzata a gran voce dalla telvisione. Quando si &#8220; svegliano&#8221;  da questo  lungo letargo in cui sono proiettati  è troppo tardi e vanno a schiantarsi di fronte alla vita, alla vita vera. Vita che li costringe a lavorare sul serio, abbandonando qualsiasi tipo di sogno in un mondo dello spettacolo che non li appartene. E la politica? La politica pensa ai propri interessi senza curarsi del futturo dei giovani e dal fatto che proprio grazie ad essi si muove il progresso. La situazione politica  Italiana poi è alquanto drastica, basta pensare che l&#8217; attuale premier è proprietario di tre reti televisive generaliste.Dal &#8216;94 egli ha lasciato il suo posto di imprenditore per dedecarsi alla politica, cercando di risolvere i problemi del paese e tentando di bloccare la &#8220;minaccia comunista&#8221;. Ebbene il suo contrubuto, unito a quello dei suoi predecessori e successori e a una situazione economica internazionale di grande crisi ha portato il nostro paese allo sfascio. C&#8217;è bisogno di un&#8217; inverione di tendenza ,inversione che è possibile  solo grazie al contibuto dei giovani con le lero idee e i loro progetti a la loro voglia di innovare .Possono contare  sull&#8217; aiuto della politica? nono credo proprio. Dovranno contare solo sulle loro forze. riusciranno a cambiare L&#8217;Italia e la sua situzione. Speriamo di si . Staremo a vedere(Angelo Di Spirito)Si è parlato di una tv che esiste ma che non condividiamo.Una tv manovrata dai potenti del nostro paese. Berlusconi in primis .In riferimento a ciò potremmo menzionare l’intercettazione telefonica che ha suscitato grande scalpore e sdegno assieme, tra il manager Rai e il Cavaliere: “Lei è amato nel paese, glielo dico senza  piangeria”.
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 Dai giochi in azienda, alla fissa di Bossi per il Barbarossa fino alle scritture per le attrici. L&#8217;orgoglio rimasto è poco, la rabbia dei cittadini italiani invece  aumenta di giorno in giorno. Le intercettazioni  sono solo l&#8217;ultimo degli episodi che danno manforte al reportage del New York Times sull&#8217;Italia.
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Il dialogo telefonico si commenta da solo. Richieste di favori per fare lavorare delle giovani attrici per la conquista dei senatori della maggioranza. Da questo episodio intuiamo perchè la fiction in Italia abbia tanto successo. Devono sistemare parecchie persone (a loro volta raccomandate) per corteggiare senatori e deputati e far cadere la maggioranza. Mezzucci.I
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In un paese normale queste persone (non le attrici, ma Berlusconi  e Saccà) sarebbero tagliate fuori. Sì, in Rai ci sono prostituzione raccomandazioni, ma tutto è deciso dal governo. Quindi gridare &#8220;al fuoco al fuoco&#8221; senza spegnere l&#8217;incendio (tanto più se tu sei o sei stato pompiere) non è solo inutile, è irresponsabili.
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Espresso aveva la notizia, aveva il materiale ed è stato un preciso dovere da parte loro, come giornalisti e soprattutto come cittadini, esporre il fatto e mostrare i documenti agli elettori. 
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I giornalisti hanno svolto egregiamente il loro compito: se gli Italiani hanno bisogno di origliare alla porta di Berlusconi e sentirlo mentre mercanteggia attricette per senatori, Barbarossa per Bossi,  per convincersi del fatto che questo candidato sta facendo mercanzia della nostra Italia, ben vengano i documenti-shock; non vedo perché indignarsi del voyeurismo, quando dall’altra parte abbiamo un’attentato alla democrazia.(ILARIA LOIACONO)
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<cit>“Tornando al ricordo di quella particolare atmosfera, oggi rimane soltanto la crudeltà orrenda della guerra e della morte. Capisco di fronte alla morte anche il revisionismo, perché si può paragonare un morto a un altro morto, questo è ovvio, però ci sono delle ragioni che non vanno dimenticate.” </cit>(Enzo Biagi. Era ieri). 
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“Ci sono ragioni che non vanno dimenticate.” Sono queste le parole di tutto il passo che preferisco, innanzi tutto perchè sono la testimonianza di un uomo che ha vissuto un evento in prima persona, poi perché danno il senso della memoria, della capacità di distillare la storia. 
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È proprio la memoria che manca oggi, il senso di appartenenza, la misura delle vicende che dall’Unità d’Italia, hanno portato all’assetto politico attuale.
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Nel nostro Paese, il percorso verso la democrazia è stato ed è più che mai confusionario, intermittente e compromesso. Si pensi all’avvento del Fascismo, al terrorismo degli anni settanta, fino a Tangentopoli, ma questo non vuol dire che dobbiamo dimenticarci dell’operato di personalità come De Gasperi, Moro e Berlinguer, capaci di individuare i tratti della nostra cultura, di tastare il polso della popolazione, di dialogare con la società e di attivarsi, seppur con motivazioni diverse.
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Assodato questo: qual è il trend attuale della politica? Siamo ancora capaci di capire che la storia è fatta di ragioni? Di distinguere gli effetti dalle cause? Di programmare?
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C’è ancora la volontà di una politica compartecipata, o si accetta di buon grado l’idea di navigare a vista? Credo che attualmente siamo più sbilanciati verso la seconda ipotesi. La politica si svolge qui e ora, con una propensione alla manipolazione più che al consenso ed un’attenzione particolare alla quantità più che alla qualità.
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Pochi conoscono il passato, alcuni approfittano del presente, i più aspettano inermi l’imprevisto.
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È un po’ quello che affermava Rousseau nel Contratto sociale: <cit>“Quando lo Stato, prossimo alla rovina, continua a esistere solo in forma illusoria e vana, quando il vincolo sociale è infranto, allora la volontà generale diventa muta.”</cit>
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Mi viene in mente il testo di una canzone di Francesco De Gregori, <i>Rumore di niente</i>, che dice:<cit> “Gli occhi oggi gridano agli occhi, e le bocche stanno a guardare e le orecchie non vedono niente, tra Babele e il Villaggio Globale.” </cit>Credo dia l’idea dell’inettitudine e del senso di disorientamento che pervade la gente oggi.
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In tutto questo, qual è l’uso che possiamo fare dei media? Sicuramente, per ciò che riguarda la stampa e il web 2.0, un uso positivo. Vada bene anche per le società di sondaggi o per i gruppi di ricognizione dell’opinione pubblica (vedi l’Osservatorio di Comunicazione politica di Lecce, diretto dal Dott. Cristante).
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Ma la Tv? Può davvero servire la causa politica? 
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Un’altra considerazione di Enzo Biagi può valere come risposta: <cit>“Con tutto il rispetto per le opinioni di autorevoli rappresentanti della politica e della letteratura, che proclamano che la Tv deve fare più cultura, io mi permetto deferentemente di dissentire: deve fare più televisione.” </cit>
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E ancora: <cit>“La televisione corrompe. Una volta il sogno del giovane giornalista era diventare una firma; ora è sufficiente mostrare, con qualche insistenza, la faccia. Nessuno dice. &#8220;L’ho letto&#8221;, ma &#8220;L’ho riconosciuto.”</cit> (Enzo Biagi. Ma che tempi.)
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In definitiva, ciò di cui ha bisogno la comunicazione politica oggi è di spostarsi dagli schermi, per tornare nelle piazze. 
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Non c’è più tempo. Non dev’essere la politica a guidare il Paese, ma il Paese a guidare la politica, cercando idee, facendo impresa, attraverso la connessione, la mobilitazione, l’incontro, l’unione degli interessi, l’ottimizzazione delle risorse. Altrimenti tra un po’ di anni, sapremo come comunicare, ma non sapremo che cosa dirci! (Questa è mia.) (Alessia Cimmarrusti)
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Esistono gruppi di iniziativa sociale, collettivi, comitati popolari, rappresentanze sindacali, che formano anelli di solidarietà di reti nazionali e transnazionali, istanze di resistenza, di altra economia, di democrazia diffusa. Ora, è possibile prendere consapevolezza della forza positiva che questa particolare società civile esprime, rafforzare la cultura di rete e pensare ad un processo collettivo autogestito, ad uno spazio pubblico o, forse, sarebbe meglio chiamarlo uno “spazio comune”, dove sia possibile offrire, mettere a confronto e condividere esperienze e pratiche per promuovere dal basso una politica diversa. Includente. Una politica che è la nostra capacità di essere società e comunicarla. Indagare e valutare il potenziale democratico della rete Internet è utile a comprendere come dare spazio ad argomenti che non trovano visibilità nell’informazione mainstream, assegnando agli utenti la possibilità di produrre in maniera semplice e diretta i propri contenuti. L’indipendenza economica del progetto non-proprietario di Indymedia è un esempio che garantisce una libertà di azione e di informazione attraverso strumenti che favoriscono trasparenza dei processi ed un’orizzontalità dei rapporti, con l’adozione di metodi gestionali basati sui principi della democrazia diretta. Così come l’esperienza del network romano Candida Tv, o di Gap, circuito di radio indipendenti. Anche i blog rivitalizzano lo spazio pubblico disseminando idee e critiche e moltiplicando i canali d’accesso. Operando una diversa tematizzazione contribuiscono alla formazione di una pubblica opinione autonoma. Le tecniche di guerriglia comunicativa su Internet (net-war) - petizioni elettroniche, sit-in virtuali, le campagne di sabotaggio telematico- l’uso tattico e alternativo dei media, sono tutti esempi di quell&#8217;arte di fare network che intende la rete come risorsa orientata a stimolare interazione e partecipazione critica. La comunicazione politica sembra essersi accorta in maniera superficiale, o in ritardo, di questo cambiamento radicale tanto da trascurare quel flusso “Dai cittadini ai Nuovi Media”. Mazzoleni nel testo descrive il rapporto dal cittadino-elettore al sistema dei media. Rivedrei, dunque, questa definizione e quella distanza tra C (cittadini) ed M (media) che il modello pubblicistico-dialogico propone, alla luce di queste considerazioni.
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L’emergenza di una cyberdemocrazia necessita di attori che sappiano operare con nuove tecnologie, ma anche con nuovi linguaggi . Se fossero davvero così nuovi e sovversivi forse si potrebbe parlare non solo di comunicazione (della) politica, ma anche della comunicazione per la politica. “La comunicazione non è qualcosa che si appiccica alla fine. E’ parte integrante di quello che state facendo.&#8221; (Alistair Campbell). Quindi non attendiamo l&#8217;avvento di nuove tecnologie: ne siamo semplicemente parte. L&#8217;urgenza della comunicazione è una scelta soggettiva. Sviluppare un pensiero sui media, mettere alla prova le innovazioni con i sensori comunicativi dell&#8217;investigazione attraverso la rete può costituire una sfida. Il vero punto sta nel capire che la sfera pubblica in rete non è fatta dagli strumenti, ma dalle pratiche di produzione sociale che si rendono disponibili. La rete rappresenta un luogo di osservazione privilegiato per queste pratiche e i linguaggi della mutazione. Si tratta ora di costruire progetti che supportino e diffondano un mutamento culturale. Ciò sta accadendo a livello internazionale con il mediattivismo e con la sua forma più popolare e praticata del videoattivismo.&nbsp; Tutto questo ha rivoluzionato l’accesso ai mezzi di produzione della comunicazione politica. Oggi la battaglia sociale sulla comunicazione non è più semplicemente una battaglia sull&#8217;informazione obiettiva e indipendente. «Si tratta, in realtà, di una lotta per riappropriarsi dei media in quanto mezzi di produzione: mezzi di produzione economica, produzione dell&#8217;immagine del mondo, produzione di bisogni e desideri». (“La battaglia dei media”, Il Manifesto, del 13 Dicembre 2002.)
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 E’ forse questo l&#8217;obiettivo all&#8217;altezza dei tempi dell&#8217;intelligenza collettiva che riecheggia in : “Don’t hate the media, become the media!”. ( Claudia Scardigno)
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“Don’t hate the media, become the media” sembra essere il motto della rivoluzione che il professor Don Tapscott ha definito “Wikinomics”, nel suo primo libro Wikinomics. La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo.
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«La Wikinomics è la teoria e la messa in pratica della nuova collaborazione di massa. Wiki si riferisce al software che dà oggi la possibilità ad una incredibile moltitudine di persone di aggiungere e modificare documenti su Internet, ma è diventata una metafora per indicare la collaborazione che avviene su scala &#8220;astronomica&#8221; oggi nel nostro mondo grazie ad Internet. Si può creare una enciclopedia [Wikipedia] collaborando assieme a milioni di persone che non si conoscono così come oggi vengono creati nuovi Software [Linus] o Fondi Pensione» (Da «La Stampa.it», intervista a Don Tapscott, 12/09/2007.).
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A fronte di tutto questo è facile intuire che la tecnologia è diventata parte integrante del nostro quotidiano, persone lontane migliaia di chilometri interagiscono e si scambiano informazioni in tempo reale, condividono interessi, saperi e conoscenze nel World Wide Web.
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C’è però il rischio, come sottolinea Mazzoleni, che Internet «offra spazi inediti al terrorismo e all’apologia dell’odio e aggravi il cosiddetto digital divide». È dunque necessario soffermarsi su questi limiti per tentare di superarli, costruendo progetti in grado di favorire una maggiore democrazia partecipata. (Alessia Vilella).
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Il problema della moderna società dell’informazione è che investe i media di attese eccessive che si rivelano essere solo delle scorciatoie, piuttosto che delle risposte reali all&#8217;esigenza di crescita culturale. La fruizione nevrotica dei canali d’informazione rischia di farci approdare ad un progresso senza cultura ed etica, fatto di un blando nozionismo elettronico. Nel World Wide Web tutto ciò che è in circolo, indipendentemente dalla sua qualità, viene considerato informazione; ciò che conta sono la quantità, la velocità, la reperibilità e l&#8217;organizzazione ipertestuale. In un contesto di questo tipo dove tutti comunicano a tutti, dovremmo innalzare la nostra soglia di attenzione ed essere più critici su quello che ci scorre davanti agli occhi; invece ci lasciamo prendere dall&#8217;euforia elettronica che il mezzo semplice ed accessibile ci consente ed accettiamo l&#8217;assunto per cui un fatto è vero in quanto è in rete.
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In realtà si tratta di un assunto errato e lo dimostra il famoso caso Seigenthaler, che nel 2005 ha messo in crisi l&#8217;affidabilità di Wikipedia. Infatti, sulla celebre enciclopedia consultabile gratuitamente on-line e redatta da volontari, l&#8217;ex assistente di Robert Kennedy, nonché ex direttore di Usa Today, John Seigenthaler, era stato accusato di un probabile coinvolgimento nell&#8217;omicidio dei fratelli John e Robert Kennedy. Per ben 132 giorni i lettori appresero questa falsa notizia per poi scoprire la verità da un articolo pubblicato dallo stesso Seigenthaler su Usa Today, in cui accusava Wikipedia d’imperfezione e irresponsabilità. Alla fine l&#8217;autore del falso, Brian Chese, confessò di aver voluto fare uno scherzo ad un amico editorialista di Seigenthaler e che non sapeva che Wikipedia fosse considerato uno serio strumento di riferimento.
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La verità era venuta a galla, ma cosa sarebbe successo se fosse stata screditata una persona così poco conosciuta da non poterne sostenere la causa?
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Per evitare questi illeciti Jimmy Wales, fondatore dell&#8217;enciclopedia on-line, fu costretto a limitarne parzialmente la libertà, data dall&#8217;anonimato dei suoi autori, e ad imporre loro la registrazione. In questo modo, secondo Wales, il numero di articoli sarebbe diminuito e sarebbe stato più facile per i 600 volontari del sito leggere e correggere eventuali errori.
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Nonostante queste restrizioni, ad oggi, il sistema di Wikipedia resta vulnerabile, perché chiunque può modificare articoli già pubblicati da altri senza doversi registrare.
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«Le idee continuano ad essere scambiate in maniera incontrollata sull’Internet da sconosciuti non perseguibili penalmente - punta il dito Seigenthaler - ma nel frattempo che cosa succede a gente come me?» ("Wikipedia diventa un po’ meno libera&#8221;, Corriere della Sera, 7 Dic 2005).
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L&#8217;intrinseca debolezza di Wikipedia come fonte attendibile dovrebbe sollecitare quell&#8217;approccio critico all&#8217;informazione di cui parlavo prima. Eco, a proposito del rapporto Internet/didattica, sostiene «che la nuova fondamentale materia da insegnare a scuola dovrebbe essere una tecnica della selezione delle notizie in linea - salvo che si tratta di un&#8217;arte difficile da insegnare perché spesso gli insegnanti sono tanto indifesi quanto i loro studenti» ("Come copiare da Internet&#8221;, La bustina di Minerva di Umberto Eco, L&#8217;espresso, 18 Gen 2006).
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(Gaetana Procino)
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Albert Einstein: «I mezzi di comunicazione di massa, la stampa, la radio hanno portato all’asservimento di corpi ed anime ad un’autorità strategica mondiale. E in ciò sta la principale fonte di pericolo per l’umanità. Le moderne democrazie, che mascherano regimi tirannici, utilizzano i mezzi di comunicazione come strumenti di disinformazione e di stravolgimento delle coscienze degli uomini per alimentare la paura di massa in funzione delle guerre preventive»
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Secondo Harold Lasswell il linguaggio della politica è il linguaggio del potere, il linguaggio della decisione. Fare politica in questo senso “è un esercizio di persuasione, è una negoziazione verbale, un’interazione di natura contrattuale dove può determinarsi cooperazione oppure competizione” (Lasswell 1979).
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Fare politica è un esercizio di persuasione. Il modo di parlare e il modo di scrivere caratterizzano una situazione storica. Le parole non sono separate dal linguaggio, come ha intuito De Sassure, nè il pensiero dalle parole.
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E&#8217; attraverso il processo di comunicazione intersoggettiva che nasce l&#8217;opione pubblica.
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Nelle moderne democrazie il ruolo del cittadino sta diventando sempre più quello dello spettatore; con lo sviluppo tecnologico è andata sempre più consolidandosi una pratica della comunicazione politica legata alla diffusione del linguaggio politico attraverso il mezzo televisivo. Linguaggio basato sulle immagini, sulla spettacolarità più che sui contenuti; si è andato a recuperare un linguaggio semplice, da gente comune.
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In particolare, al mondo della comunicazione politica Berlusconi ha presto dato una ventata di novità, trasferendo il linguaggio del suo mondo imprenditoriale, il gergo sportivo della “discesa in campo”, degli “azzurri” e della “squadra di governo”, forte dei suoi successi calcistici, e trapiantando i codici della persuasione dal mondo del marketing a quello politico. Il suo è un linguaggio corrosivo e irrazionale in cui dominano il sentimentalismo delle parole, la ridicolizzazione dei contenuti, la teatralità dei gesti; i suoi periodi brevi e non contorti, un vocabolario comprensibile, una fantasia &#8220;televisiva” in certe espressioni fino a quel momento rimaste estranee ai recinti della politica, ne hanno fatto un punto di riferimento naturale per coloro che consideravano la politica troppo difficile o incomprensibile, distante e monotona. Con un’operazione di riduzione di complessità Berlusconi si avvicina ai suoi elettori attraverso un linguaggio politico fatto di termini di marcata affettività (“L’Italia è il paese che amo…”), utilizzando frequentemente parole come “cuore”, “affettuoso”, “commovente”, nel sottolineare i fraterni rapporti coi suoi alleati. Umanizzazione o infantilismo politico che sia, una simile strategia scongela i palazzi del potere dalla freddezza impacciata di tanti suoi predecessori, poco simpatici, senza fascino e soprattutto “molto noiosi”. Differenziandosi profondamente dai precedenti leader, Berlusconi ha introdotto la logica dicotomica e manichea del “noi contro loro”, adottata anch’essa dai suoi trascorsi sportivi, e figlia tanto di una logica concorrenziale di mercato, che di una soppesata e strategica estremizzazione del conflitto politico. I mondi inconciliabili emergono dall’opposizione del “vecchio e nuovo”, dai termini coi quali rievocare una politica superata, come “apparato”, “burocrazia”, “partito” “Stato”. E, ancora, l’avversario definito da aggettivi come “dispotico”, “illiberale”, oppure “strisciante”, per dare l’idea del rivale losco e viscido, oltre all’immancabile “comunisti”, che diventa quasi un’etichetta che li racchiude tutti. 
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In conclusione, la “discesa in campo” di Berlusconi e del suo partito mediale, nel 1994, ha funzionato come uno spartiacque nella politica italiana, soprattutto riguardo la conduzione delle campagne elettorali e gli strumenti comunicativi adottati per ottenere consenso. In pratica con Berlusconi in Italia è cambiata la comunicazione politica, ed è cambiata perchè sono cambiati gli strumenti della comunicazione che a loro volta hanno contribuito a cambiare la cultura e i valori degli elettori. (MARINA FRADDOSIO)
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Silvio Berlusconi, è stato protagonista di una innovazione importante, che si può definire rivoluzione nel modo di fare comunicazione politica nel nostro Paese. Le grandi possibilità fornite dalla sua potente macchina mediatica, ben oleata da una ultraventennale esperienza televisiva, tra programmi più o meno popolari e modellizzanti, arricchita sull&#8217;inizio degli anni&#8217;90 dalla possibilità di trasmettere telegiornali in diretta. Oltre a questo aggiungiamo  una grande competenza nei settori del marketing e della pubblicità commerciale. Questo argomento specifico può scadere facilmente in una visione piena di pregiudizi nei confronti del personaggio e del suo modus operandi, che ci portano a notare trame apocalittiche e, come dice Umberto Eco, integrate. nella comunicazione Berlusconiana viene messo in evidenza un lato demoniaco, che utilizzando veicoli semplici quali l&#8217;ingenuità e la spontaneità parrebbe decisamente inattaccabile. L&#8217;abilità comunicativa del cavaliere dunque sarebbe una qualità personale, accresciuta negli anni, e .prima ancora che plasmata, plasmante nei gusti della gente, che sfrutta aneddoti raccontati dal leader del popolo della Libertà, spesso conditi da episodi come il cantare con Apicella canzoni napoletane (che fanno molto pop e quindi tanti voti), o magari da una barzelletta ed una battuta con il suo amico Putin. Secondo alcuni però questa visione per così dire, da macchietta, non corrisponderebbe pienamente al profilo berlusconiano, perchè comporterebbe una forte banalizzazione del personaggio, o per meglio dire del fenomeno mediatico. Questa visione, per certi versi irridente, avrebbe addirittura favorito lo stesso Berlusconi, che ha avuto ben donde di dichiararsi vittima di un complotto, che spazia dalla politica alla magistratura, a qualsiasi ambito ci venga in mente. Celebre è rimasta una sua espressione del &#8220;remano contro&#8221;,detta nel Dicembre 1994, al momento della caduta del suo primo governo appena qualche mese dopo la sua clamorosa vittoria elettorale, e riferita ai partiti d&#8217;opposizione (solitamente chiamati , quasi offensivamente le sinistre). La lingua biforcuta di Berlusconi si è anche scagliata contro la Magistratura, a cui ha sovente attribuito l&#8217;aggettivo &#8220;golpista&#8221;, fortemente evocativo. Un&#8217;analisi approfondità è stata effettuata da Amadori, che ha scritto due saggi che studiano la comunicazione politica si Silvio Berlusconi. Secondo Amadori esistono due motivi che possono spiegare il successo di questo tipo di comunicazione perpetrato dal Cavaliere, e ovviamente, dal suo partito di riferimento, prima Forza Italia (il partito che era di plastica?) e ora del più ampio contenitore del Popolo Delle Libertà. Da un lato motivi di carattere prettamente razionale e politico,e da un altro cause di tipo irrazionale e di natura comunicativo-simbolica. Sopratutto quest&#8217;ultima motivazione è utile per analizzare la brochure elettorale che il Cavaliere ha inviato a milioni di cittadini. &#8220;Una Storia Italiana&#8221; è  un caso emblematico di miracolo comunicativo, esempio di come si debbano seguire le regole della comunicazione pubblicitaria e del marketing, ovviamente resa possibile anche dalla relazione tra le forme ed i contenuti della comunicazione politica, amplificata e promossa dai modelli culturali che diffonde attraverso i programmi Mediaset. (NICOLA ANDRISANI)
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[ &#8220;10 anni di battaglie per la libertà&#8221; era lo slogan delle Convention che celebrava i dieci anni della nascita di Forza Italia, ma Berlusconi scese in campo già nel 1984; grazie alle sue televisioni entrò in tutte le case degli italiani. In quegli anni le emittenti private non potevano trasmettere programmi televisivi in diretta nazionale. Con l&#8217;aiuto dell&#8217;allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi, Berlusconi ottenne delle leggi su misura che gli permisero di continuare le trasmissioni e di iniziare la sua opera di convincimento massificato. 
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Nei giorni della convention tutte le emittenti televisive, di stato e non, diedero grande rilevanza all&#8217;evento. Tutto era calcolato: dal colore azzurro dello sfondo, alle scritte a caratteri cubitali, dai vestiti, dalle centinaia di bandiere che sventolavano continuamente: far vedere signore e signori di una certa età, pensionati e ragazzi che battono le mani entusiasticamente, che perdono la voce per osannare il loro leader, non è casuale. La tv ha il potere di modellare la percezione della realtà sociale, veicolando norme e valori che immediatamente verranno assorbiti da spettatori probabilmente inconsapevoli o semplicemente indifesi nei confronti del mezzo. 
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In questo modo i media producono modelli simbolici che creano il tessuto della società a livello culturale. Pensare che il caso italiano sia un&#8217;eccezione nel mondo è un errore. Gianpietro Mazzoleni, nel suo contributo sulla rivista Comunicazione Politica numero 2/2003 Volume 4, dice: &#8220;In un recente studio comparato su media e populismo in otto diversi contesti nazionali, si è osservato come ovunque gli organi di informazione, con diversi gradi di intenzionalità, favoriscono l’ascesa dei leader populisti più controversi, e come questi capitalizzino scaltramente la sovraesposizione mediatica ottenuta. Ciò è reso possibile da una “concordanza di bisogni”, anche in presenza di una “discordanza di politiche” tra gli attori coinvolti. In altri termini, media e populisti hanno bisogno gli uni degli altri per raggiungere scopi che sono ovviamente diversi.”  Quindi l&#8217;appoggio diretto o indiretto delle televisioni italiane a Berlusconi non è dovuto soltanto al fatto che alcune sono di sua proprietà. La forza e la valenza comunicativa del Cavaliere sono innegabili. Prima ancora di vincere le elezioni, lui aveva abilmente convinto gli elettori e i suoi avversari di averle già vinte. 
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In un paese che sta perdendo le appartenenze partitiche, Berlusconi ha creato un&#8217;offerta politica ad hoc. Ha posizionato il suo schieramento secondo le leggi del marketing politico. La capacità di attrazione delle ideologie   è sfumata in un universo di reti interconnesse, che offrono sempre più intrattenimento per i consumatori e sempre meno informazioni ai cittadini. 
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La comunicazione povera d’informazione e ricca di consumo e pubblicità, consente a Forza Italia di rivolgersi anche a gruppi apparentemente remoti come operai e disoccupati, ma soprattutto di direzionare il suo messaggio  “trasversale” ai gruppi in ascesa quantitativa e qualitativa. Dunque Berlusconi è riuscito a vincere non solo grazie al voto dei ceti sociali emergenti nella modernizzazione del paese (imprenditori, professionisti, tecnici, lavoratori dipendenti) ma anche grazie al voto di strati sociali più periferici. Forza Italia è un partito interclassista, che raccoglie consensi tra ceti sociali anche molto lontani tra loro. Anche la Democrazia Cristiana lo era, ma si fondava (almeno in teoria) su valori religiosi e quindi di facile immedesimazione, almeno in un paese a prevalenza cattolica come l&#8217;Italia. 
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Sulla scia di Berlusconi tutti i partiti e gli uomini politici hanno compreso l&#8217;importanza della comunicazione politica, hanno capito che la media logic e il format tv oggi si impongono nel panorama politico. E&#8217; cambiato il modo di fare politica. La personalizzazione e la spettacolarizzazione creano duelli tra leader e non più duelli di idee. Dietro la figura di un politico ci sono esperti di comunicazione e marketing politico, sondaggisti e curatori del look che, a tavolino, costruiscono il messaggio che dovrà arrivare ai cittadini. 
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Adolf Hitler, che di convincimento e consenso ne sapeva qualcosa, disse: &#8220;Le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia che da una piccola&#8221;. (DARYOUSH FRANCESCO NIKZAD) ]
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Credo sia già stato detto tutto sui vizi della comunicazione politica, sui meschini metodi di raggiungimento delle coscienze, sulle violazioni delle intangibili norme etiche (soprattutto ad opera di “taluni personaggi oscuri della scena politica”). Ma per non cadere nella trappola dei discorsi autoreferenziali sarebbe opportuno cercarne piuttosto le soluzioni.
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Viviamo in un momento di democratizzazione della vita quotidiana (Giddens docet), in cui la maggior parte della popolazione può essere artefice della propria fortuna, del proprio futuro, cogliendo le opportunità che i nuovi mezzi offrono di articolare, in maniera originale e personale, la propria identità, il proprio stile di vita, traendo spunto dalla miriade di input proposti incessantemente dalla televisione, dal cinema, dalla pubblicità, dalla stampa, adesso anche da internet; una serie di strumenti che, se usati in maniera accorta, aiutano a imparare sempre nuove cose, ad aggiornare le proprie abitudini, a stimolare il cuore e la mente. Dopo tutto, non sembra anche a voi che questa straordinaria ricchezza di linguaggi, di modelli culturali, di codici di comportamento, ci porti in una direzione completamente opposta rispetto all&#8217;omologazione e all&#8217;appiattimento brutali tanto paventati da Pasolini (e da parecchi altri)? 
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Opinione diffusa è che, se lo spazio pubblico è composto da sistema politico, sistema mediatico e cittadino-elettore, i primi due riescono a far sentire la propria voce, influenzandosi a vicenda, mentre il terzo rimane in silenzio. Ma, come ben sottolineato da altri colleghi, questa è un’affermazione erronea. Infondo siamo noi i cittadini-elettori, noi che scambiamo opinioni sui blog, noi che ci commuoviamo ascoltando Gaber, noi che qualche volta ci lasciamo sopraffare dalla delusione per una classe politica che non ci rappresenta! 
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Qualsiasi azione di risanamento dei flussi comunicativi deve partire da qui: dalla consapevolezza delle capacità di un’azione dal basso, che faccia della rete il suo nucleo fondamentale e che nasca contemporaneamente ad una vitale capacità critica.
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Il richiamo al modello di vita pubblica nella Grecia classica, alla polis, all’agorà, è senza dubbio il modo migliore per riportare alla memoria le potenzialità della democrazia¸ ma occorre partire dalla consapevolezza di un cambiamento congenito della società, quindi della necessità di proporre modelli innovativi. (Lidia Giammarrusti)
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Di opinioni sulla potenza della comunicazione politica ve ne sono già tante; il mio contributo, perciò, fornisce un esempio pratico della potenza e della pericolosità di quest’ arma.
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L’esempio è ripreso dalla puntata di Report del 1’ giugno 2008: “Cavalcare la crisi”.
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Nel 2002, in Bolivia, si svolge la campagna elettorale per eleggere il nuovo presidente.
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Gonzalo Lozada detto Goni, è uno dei candidati; ma è il più sfavorito perché: arrogante, poco amato dalla popolazione, è già stato presidente della Bolivia e non ha mantenuto le promesse fatte (creazione di posti di lavoro), fa parte dell’oligarchia che ha venduto le ricchezze naturali del paese.
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Poiché quello che dici e come lo dici è pensato in funzione della sua rappresentazione, Goni chiama una squadra di consulenti americani per costruirgli la campagna elettorale, gli stessi che hanno lavorato per Blair, Barack, Schroeder, Clinton, Mandela e Rutelli.
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L’impresa è disperata, il paese sta attraversando una crisi economica pesantissima e i sondaggi danno Goni per perso; ma i maghi lo presenteranno come “l’uomo giusto per uscire dalla crisi”, e lo porteranno alla vittoria.
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Come? Presentando il primo avversario come terrorista, e il secondo come “candidato sporco”: in uniforme militare per destare sospetto negli elettori e mostrando la sua enorme villa mentre il paese muore di fame.
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La magia riesce e Goni vince, ma presto ci si rende conto che il consenso non è reale e le capacità del candidato non sono all’altezza del messaggio venduto: il paese è in rivolta, sangue, disordine, morti (70).
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Goni si dimetterà di lì a poco.
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L’esempio mostra chiaramente che in contesti molto delicati la discrepanza tra ciò che viene comunicato e le effettive capacità amministrative o i reali fini di chi comunica possono essere fatali.&nbsp; 
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In Italia la situazione non è (ancora) né drastica né delicata come quella presentata; i problemi ci sono, ma la superficialità che aleggia su elettori, politici e alti incaricati ci contraddistingue; ....e poi,… finché (da “il sole 24 ore” del 17 maggio 2008): durante un bagno di folla a Roma, il premier Silvio Berlusconi è stato salutato da una signora entusiasta con queste parole: «Sivio, salvaci tu!»…..beh….!(Assunta Paradiso)
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Ebbene, il dilemma è sempre lo stesso da sempre: è meglio l&#8217;uovo oggi o la gallina domani? Io non saprei cosa rispondere ma, evidentemente, la nostra &#8220;fatalista&#8221; classe dirigente preferisce senza ombra di dubbio l&#8217;uovo (d&#8217;oro) oggi. Ed è in virtù di questo principio che in Italia funzionano le cose; in particolar modo la programmazione televisiva. Si continua a creare programmi in base agli ascolti senza cercare di accrescere gli stessi proponendo programmi validi. Polvere sotto il tappeto, a mio avviso; ma a quanto pare funziona. Meglio fare ascolti da record oggi che ridare alla tv quella primordiale funzione educativa, che magari potrebbe essere da stimolo positivo per qualcuno. Anche perchè dà da vivere a molti, compreso anche chi va in tv a parlare di omologazione giovanile e temi affini (veline, tronisti ecc.). Anche a chi propone corsi di educazione ai media o di istruzioni per l&#8217;uso di internet. Gli ingegneri delle macchine da soldi non muoiono mai. Perchè c&#8217;è sempre qualcuno pronto a comprarle. Qualcuno però, non tutti. 
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Questa arroganza caratterizza anche la nostra ("fatalista" allo stesso modo) classe politica. Che purtroppo manca di lungimiranza (ovvio, altrimenti preferirebbe la gallina domani). E che preferisce giocare con la sola carta del sensazionalismo durante le campagne elettorali. L&#8217;entusiasmo è importante, per carità, ma non può essere l&#8217;unico elemento vincente e su cui puntare. Ma si continua a preferire il sensazionalismo alla progettualità. Si pensa che ai cittadini-elettori basti questo. Beh, forse agli elettori può anche piacere quel clima da sabato del villaggio pre elettorale. Ma, Leopardi docet, la delusione è in agguato e puntuale arriva. I cittadini sono stufi di essere, loro malgrado, i protagonisti da anni di &#8220;matrimoni&#8221; che iniziano con champagne e fuochi d&#8217;artificio e si concludono miseramente a causa di altri fuochi. Quelli dell&#8217;immondizia che brucia! (Viola Lavermicocca) 
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L&#8217;equazione &#8220;Superficialità=elettori&#8221;, è a mio avviso ingenua e poco dignitosa. Gli elettori potrebbero essere configurati come mere pedine di un intreccio studiato a tavolino dai politici e dai loro sicari per far sì che il loro Baluardo possa  innalzarsi nuovamente e talora nnalzarsi ex-novo alla protezione del Potere, del Denaro e quant&#8217;altro.
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Il &#8220;dettaglio&#8221; che i politici investano miliardi per le loro farse, scusate, volevo dire campagne elettorali, è indicativo di quanto le motivazioni che spingono questi Signori a voler &#8220;vincere&#8221; a tutti i costi per appropriarsi di qualsivoglia poltrona (meglio ancora se presidenziale),siano esclusivamente, ineluttabilmente venali.
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Purtoppo gli elettori, cara Assunta, non sono superficiali, ma semplicemente rassegnati, perchè il loro diritto a votare si è trasformato unicamente in &#8220;dovere&#8221; perchè usurpati del &#8220;diritto&#8221; di credere nella politica. Come si fa ad avere ideali, se nè la destra, nè la sinestra dispone di politici di professione, ma unicamente di fantocci che da imprenditori, avvocati, medici, intellettuali, si improvvisano &#8220;interpreti della coscienza collettiva  e dei suoi bisogni primari&#8221;?
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Come fanno persone che dimorano in palazzi sontuosi in maniera indecente, a immedesimarsi in un povero comune mortale, e ad innestare una politica sull&#8216;&#8220;empatia"?
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L&#8217;unica colpa degli elettori potrebbe essere una: il fatto di non ribellarsi a tanto scempio, e muoversi in maniera animata solo per la squadra di calcio del cuore.Se il popolo italiano usasse lo stesso ardore investito nel calcio, per organizzare proteste contro chi ci governa, i media potrebbero ben poco con i loro magici espedienti, contro la presa di coscienza degli elettori, che invece continuano ad essere un gregge isolato dai finti pastori che lo guidano verso l&#8217;inferno.
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Un inferno, di cui   la comunicazione politica dovrebbe prendere atto e sottoporla ai patori degli elettori affinchè si avvedano dalla loro indecente avidità.(RAFFAELLA GENTILE).
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Politichese-Gentese. Prima repubblica-Seconda repubblica. Ovvero: dal linguaggio oscuro e incomprensibile della classe politica del “municipio” alle forme della semplicità linguistica. Indubbiamente, Berlusconi è stato il pioniere di questa profonda trasformazione. Ma poco è cambiato negli anni. Comunicare in ambito politico significa prendere in giro e anche “prendersi un pò in giro” (non sempre ovviamente). Forse le recenti amministrative tenutesi nel comune nel quale vivo, tredicimila abitanti per l’esattezza, hanno profondamente turbato le mie riflessioni. Un paese provato dopo cinque lunghi anni di apatia politica. Infuriato contro un’amministrazione invisibile. Strade nuove spuntate come funghi, illuminate più che mai d’improvviso. Ma il malcontento era di gran lunga superiore ai consensi ottenuti da queste tattiche salva-poltrona. Almeno credevamo che tutti la pensassero in questo modo. Perché poi è scesa in campo la vera comunicazione politica, quella impregnata di principi e contenuti: soldi promessi in cambio di voti, cene offerte senza badare a spese, buoni pasto nelle pizzerie, grigliate di carne organizzate nei luoghi più impensabili. Eppure continuavamo a pensare che questi mezzucci non sarebbero serviti a nulla, che la gente in fin dei conti, anche in un paese del meridione, non sarebbe stata poi così “fessa”. Ma ci sbagliavamo: loro, gli altri, hanno vinto, di poco, ma hanno vinto. Ad un tratto giovani ragazzi si sono ritrovati catapultati sulle poltrone del palazzo a svolgere ruoli di importanza istituzionale e in rappresentanza di un intero paese. Il solito pettegolezzo paesano ha reso noti gli accordi tra i piccoli imprenditori invischiati in un sistema di aiuti e scambi reciproci. Insomma, sono stati bravi e furbi ed hanno vinto, nonostante l’ “ars dicendi” ciceroniana sia rimasta poco coinvolta nelle tattiche elettorali. Tutto questo mi ha portato a capire l’importanza dell’università e della cultura in generale. Non che sia obbligatoria una laurea, ma studiare, leggere, mettere in moto ogni tanto il cervello non può che essere il giusto antidoto contro una comunicazione politica che spesso mente, prende in giro, inganna i suoi utenti, arrivando a servirsi di mezzi poco leciti pur di ottenere il consenso. Credo che il nostro compito sia dominare la comunicazione, non lasciarci abbattere passivamente da chi, in virtù del potere, ha libertà di accesso all’uso dei media. La teoria del proiettile magico non è adatta ai nostri tempi. Non dobbiamo essere facile preda del messaggio politico, ricco di insidie e trappole. Grazie alla preparazione e alle capacità di discernimento, saremo in grado di fruire dei media nella giusta misura, captandone la sua bontà e il suo irrefrenabile desiderio di menzogna. Quindi, cara Raffaella, hai ragione quando dici che non tutti gli elettori vivono nella superficialità, e che occorrerebbe investire la proprie forze in qualcosa di più nobile. Ma credimi, dobbiamo fare i conti con una massa di caproni che si fanno adulare con grande facilità, che votano senza neanche conoscere il volto della loro preferenza, che credono che in un piccolo paese occorra votare il partito e non le persone (competenti). Il risultato?....una giunta composta per metà da gente diplomati che non conosce gli accostamenti tra soggetto e predicato verbale….questa si che una vera rappresentanza. Per me questa è ignoranza. Almeno nel mio paese. Devono studiare e diventare competenti, i politici. E noi dobbiamo esserlo più di loro, e questo per il nostro bene. (GIUSEPPE CHISENA)
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I media costituiscono un sistema di storie e immagini che modellano molto di ciò che siamo, pensiamo, facciamo e di come gestiamo la nostra vita.
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Il ruolo che essi possono avere nella costruzione della comunicazione di partiti, istituzioni e uomini politici è sicuramente determinante e in continuo mutamento. La politica dell’ultimo ventennio registra, infatti, uno scambio di ruoli tra partiti politici e mass media: se nel passato questi ultimi erano subordinati ai primi, oggi l’agire politico è proteso alla conquista degli spazi della comunicazione.
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Il rilievo della mediatizzazione e della spettacolarizzazione nella politica italiana è significativo anche per lo sviluppo di strategie comunicative nuove, sia pur nel solco della retorica tradizionale. Più che le formule e le riflessioni ideologiche contano le frasi ad effetto, le metafore colorite, le battute polemiche, che restano impresse nella memoria, anche nelle loro svariate riformulazioni, deformazioni, irradiazioni. Al politico basta lanciare il messaggio, sarà poi il sistema dei media a riprenderlo e diffonderlo.
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«Il linguaggio della politica tende a diventare quello della pubblicità e i simboli della politica e quelli della pubblicità tendono a sovrapporsi» (Herbert Marcuse).
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Il medium che più ha il sopravvento è senz’altro la televisione, sulla quale si concentrano, molto più che sui giornali o sulla radio, l’attenzione e gli investimenti delle agenzie pubblicitarie. E lo spazio televisivo, seguendo le leggi della campagna elettorale permanente, è occupato da politici presenzialisti, ben al di là delle sedi naturali, in veste di cuochi, opinionisti sportivi, cantanti.
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Tutto questo porta indubbiamente ad una commistione e confusione dei ruoli e sposta il centro dell’attenzione dai discorsi, dalle idee promosse dal partito, attraverso il suo leader, alla figura del leader stesso, trasformando questi ultimi in vedettes: ogni coalizione è costretta ad individuare una figura adatta a rappresentarla adeguatamente, pena la perdita di “visibilità”, se non di credibilità.
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Alla personalizzazione  della politica corrisponde, quindi, un alleggerimento delle sovrastrutture ideologiche a vantaggio di altri elementi quali: l’aspetto fisico, le simpatie sportive, gli hobby e la messa in pubblico del privato. (cfr. La faconda Repubblica; R. Gualdo, M. V. Dell’Anna; ed. Manni)
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Assunta quindi la non completa affidabilità dei media, la contrapposizione tra notizie “libere” e notizie “di parte”(che c’è sempre stata e sempre ci sarà), l’unica arma di cui siamo legittimamente dotati è INFORMARSI. Quando qualcuno è informato, è molto più difficile che accetti la realtà per quella che sembra o che si vuol veicolare; che scambi gli spot politici per la realtà. L’informazione sviluppa il senso critico, mantiene in esercizio la memoria (che in caso contrario tenderebbe sempre più a diminuire), aiuta a riappropriarsi della storia, crea una solida base per CAPIRE meglio ciò che ci circonda, contribuisce ad allargare le vedute e suggerisce nuove idee, nuove soluzioni.
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Il senso critico è necessario per ragionare sulle notizie e sugli eventi, per cogliere, sfruttare e potenziare gli aspetti positivi dei media, soprattutto (come si è già avuto modo di rilevare nei precedenti interventi) di quei media, come la stampa o internet e quanto contiene, che ci aiutano a riappropriarci del “mezzo di comunicazione, per smettere di esserne l’oggetto.
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« Nulla al mondo è più pericoloso di un&#8217;ignoranza sincera e di una stupidità coscienziosa » (Martin Luther King).
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Un’altra cosa che va di pari passo con l’informazione è INTERESSARSI (e partecipare) a quanto accade perché, come osserva Platone: «La punizione del saggio che rifiuta di prendere parte al governo è vivere sotto il governo di uomini peggiori di lui» e ancora: «La pena che i buoni devono scontare per l&#8217;indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi».
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Sta ad ognuno di noi dare una svolta alle cose, rendendo concreto e operativo il concetto di democrazia.
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«La vita di un popolo non consiste solo nel diritto di eleggere i propri rappresentanti, ma nel vigilarli, nel dirigerli sulla via, nel trasmettere loro la propria ispirazione. Nelle piccole repubbliche antiche, il popolo era chiamato a decidere intorno alle leggi proposte. Nei grandi Stati moderni, l&#8217;associazione deve supplire all&#8217;esercizio impossibile di quel diritto. L&#8217;opinione del Paese dovrebbe legalmente, normalmente rivelarsi al governo intorno a ogni cosa che tocca i più» (Aurelio Saffi).
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«Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto» (Walt Whitman, Prospettive democratiche).
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La nozione di democrazia (dal gr. démos, «popolo» e kràtos, «potere» = «governo del popolo») ha una pluralità di significati teorici e storici. Secondo lo schema classico, per democrazia si intende una teoria politica secondo cui il governo non compete né ad uno solo, né a pochi, bensì a tutti.
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La Democrazia come governo del popolo. Penso sia interessante concentrare l’attenzione su questo aspetto per svilupparlo e approfondirlo soprattutto come governo che parte dal basso, che si traduce nell’interrogativo: che cosa posso fare, io, per rispettare e far rispettare la legge, per tutelare la “cosa comune” (res publica) che appartiene anche e soprattutto a me? Sviluppare il senso di appartenenza serve a sviluppare la collaborazione: l&#8217;uomo non è mezzo ma fine dello Stato (è un’idea che ritroviamo, per esempio, anche in Moro, nella concezione di uno Stato servitore dell’uomo e del cittadino, e non viceversa).
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Una società è tanto più alta e più civile quanto più accresce e rinvigorisce, e non avvilisce e mortifica, il senso della responsabilità individuale. «Contro la società chiusa, cioè contro la morale della potenza, l&#8217;autarchia economica, il monismo giuridico, la religione magica, la democrazia si ispira ad una morale fondata sulla responsabilità individuale, rivendica un&#8217;economia antimonopolistica, avversa ai privilegi dei gruppi, ha bisogno di una struttura non monistica ma pluralistica del diritto, esige una religiosità interiore che sgorghi dall&#8217;intimità della coscienza. Una democrazia che non sia il rivestimento formale di una società aperta è una forma senza contenuto, è una falsa democrazia, una democrazia ingannevole e insincera». (Nel centenario di Popper, la recensione di Bobbio alla «società aperta», Mostro totalitario, tu sonnecchi in noi di Norberto Bobbio; La Stampa, 17 luglio 2002).
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Cicerone nel De officiis afferma che la giustizia, insieme alla generosità, è il fondamento della società umana: essa consiste nel non danneggiare gli altri, nel non approfittare dei beni pubblici, nel rispettare la proprietà, nel mantenere i patti. Procurarsi un vantaggio a danno di altri è contro natura, perché se non si identifica il proprio vantaggio con il bene comune si distrugge la società umana. L’utile separato dall’onesto è un utile apparente, nulla di disonesto può essere davvero utile, e chi lo crede procura gravissimi danni all’umanità. Per dimostrare il valore universale della giustizia e la sua utilità in tutti gli ambienti, l’autore cita “le leggi dei briganti”: costoro, pur essendo malfattori verso l’esterno, si comportano all’interno del loro gruppo con equità, pena la distruzione della banda. Tanto più, dunque, bisogna pensare che la giustizia sia utile per i privati onesti e per una constituta res publica.
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Emerge un’idea di valori come garanzia: se le azioni vengono fondate sui valori, esse non avranno più una scadenza in quanto tali. A livello teorico è tutto chiaro, indiscutibile; a livello pratico è come se ci fosse una situazione di stasi, dove «qualcosa attende qualcosa, tutto è pronto per cominciare ad essere» (Marco Lodoli), ma nessuno fa concretamente niente. Tutti aspettano che qualcosa inizi a muoversi…dall’alto e da altri, come se all’improvviso dovesse entrare in scena il deus ex machina a riportare l’ordine, ad aggiustare tutto magicamente. Tutti lasciano fare, tutti si lamentano.
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Sta anche a noi dare una svolta alle cose. Come se a noi, studiosi di comunicazione, in quanto tali, venisse lanciata una sfida. Se ognuno nel suo ambito non si rifiuterà di assumersi l’impegno del bene comune, senza demandare ciò che personalmente è possibile fare, senza abbandonarsi al sentimento menefreghista, pensando che “tanto, non mi compete, non mi coinvolge in prima persona, chi se ne importa?”; ognuno di noi inizierà ad essere il cambiamento che vorrà vedere nel mondo (Gandhi) e qualcosa inizierà a cambiare, veramente. (DARIA CARIDDI)
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Lo sviluppo della comunicazione massmediale si inserisce nel contesto di importanti trasformazioni economiche, politiche  e socio culturali che hanno caratterizzato l’età moderna. Alla concezione della comunicazione come trasmissione di informazioni si è progressivamente sostituito un paradigma che vede la comunicazione come negoziazione, contratto, decodifica, interpretazione, dialogo.
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La complessa trama di relazioni che gli individui instaurano con i mass media si è spesso inserita nella matrice di discorsi sociologici e psicologici, portando all’elaborazione di numerose teorie, alcune delle quali oggi ampiamente smentite.
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Come ha giustamente sostenuto in precedenza il mio collega, “La teoria del proiettile magico non è adatta ai nostri tempi” (Giuseppe Chisena). Essa infatti  si basava sul concetto di “massa”,  plasmabile e influenzabile indistintamente dai messaggi veicolati dai media e  sulla concezione della natura umana come qualcosa di uniforme. 
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Ogni individuo, invece, stipula con i media differenti contratti comunicativi sulla base dell’architettura mentale ed emotiva di cui dispone ( cfr Giuseppe Mininni), del bagaglio esperenziale e conoscitivo che porta con sé  e che orienta scelte, interpretazioni e azioni.&nbsp; 
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Tale architettura è, a parer mio, la più grande ricchezza e al tempo stesso competenza che ognuno di noi possiede e dovrebbe affinare per accostarsi alla comunicazione mass mediale in genere e a quella politica in particolare. Una comunicazione che ha annunciato la quasi parità tra i contendenti nei risultati delle elezioni europee 2006 ( cfr Paolo Borioni, &#8220;Perchè l&#8217;Europa?"), non solo in Italia, a testimonianza di un elettorato alquanto confuso, non più “politicamente ispirato” dalle ideologie, stanco, ma che non per questo deve lasciarsi influenzare passivamente dalla retorica politica, persuadere da leggende metropolitane e bufale mediatiche, ma deve interpretare, negoziare, condividere, con il contributo originale che solo l’unicità della propria mente può apportare. (TERESA RANIERI)
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Quindi la questione del rapporto media-politica pare essere sempre più oggetto di approfondimenti tesi a valutare la portata e l&#8217;effetto del binomio che Chomsky riteneva alla base di quella &#8220;fabbrica del consenso&#8221; che egli stesso aveva teorizzato nell&#8217;omonimo libro.
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L&#8217;effetto dei media sulla politica, il controverso rapporto che sembra essersi instaurato tra di essi si radica forse nella teoria pasoliniana della mutazione antropologica che la televisione come mezzo di trasmissione dei messaggi (o messaggio di per sé come insegna McLuhan?) ha generato sin dai primi anni sessanta  provocando una progressiva massificazione ed omologazione.
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E sono stati proprio i concetti, il linguaggio e la dialettica politica ad essere stati semplificati e massificati nel corso degli anni a scapito della trasparenza, della informazione, della portata intellettuale ed innovatrice di cui la politica dovrebbe farsi carico.
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Ma se il linguaggio politico è divenuto tale, banalizzato, semplificato sino a rasentare la povertà linguistica, di concetti, di idee, occorre chiedersi quanto i mezzi di comunicazione siano stati parte integrante di tale processo.
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E&#8217; la comunicazione di massa con i relativi media al seguito, ad aver influenzato, impoverito, la
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dialettica politica, o è la politica, con la sua classe dirigente, che è in un momento di sbandamento e mancanza di competenze tali da perseguire &#8220;il registro comunicativo&#8221; di massa sino a farlo proprio, ed erigerlo a nuovo strumento di confronto politico di idee e contenuti per una facile breccia populista nella opinione pubblica sempre meno informata?
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E se nel nostro processo nazionale di mitopoiesi la televisione commerciale ci aiuta a creare, o meglio revisionare, la nota storia politica e sociale di questo Paese, mi sembra giusto concludere con una citazione di Pier Paolo Pasolini, il quale profetizzava: &#8220;non c&#8217;è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo&#8221;. (dal Corriere della sera, 9 dicembre 1973).
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(Jacopo Pallamari)
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Una manifestazione del modo in cui il sistema dei media ha cambiato e forzato la comunicazione politica, ma in particolare la comunicazione dei politici, è il Kitsch politico. Il Kitsch nella comunicazione è quel messaggio confezionato in modo tale da suggerire, suscitare, &#8220;costringere&#8221; un effetto, un sentimento, sia questo tristezza, gioia, evasione; Umberto Eco lo definisce un messaggio già &#8220;digerito&#8221;. Il Kitsch, sosteneva Kundera, &#8220;è l&#8217;ideale estetico di tutti gli uomini politici, di tutti i partiti e i movimenti politici.&#8221; Kitsch è prendere in braccio un bambino, baciarlo sulla guancia, poi sorridere insieme verso le telecamere. Sono gesti esenti da ogni citica morale e di fatto inibiscono ogni critica, mettendo a tacere l&#8217;autonomia di giudizio: non si può disapprovare un gesto di affetto nei confronti di un bambino! Il Kitsch attraversa in maniera trasversale l&#8217;uso delle immagini, dei discorsi e delle musiche; attraversa in maniera trasversale le varie formazioni politiche, perchè nessuna può prescindere da esso nella costruzione del consenso. La comunicazione politica spesso e volentieri sfrutta la truffa informativa del Kitsch, perchè questa viene perpetrata non a livello dei contenuti, ma a livello della forma della comunicazione. Sostiene Eco che nonostante il Kitsch agisca sulla libertà di elaborare informazioni, difficilmente sarebbe eliminabile, perchè è divenuto quasi una necessità dell&#8217;uomo massmediale. Magari però si potrebbe evitare che un servizio sull&#8217;eutanasia in televisione abbia come sottofondo musicale la colonna sonora di Autumn in New York.(SARA CHIARULLI)
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E’ guerra. Incessante, efferata, infida.&nbsp; Intontiti dal fragore delle granate – o meglio, delle porcate - in pochi s’accorgono che la “cattiva maestra” ha saputo trasmettere i suoi insegnamenti. 
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Il rifugio suggerito non è più sicuro: il rischio è quello di chiudere la porta per imbattersi in un monitor. Anche quello, sempre acceso. 
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La rapida diffusione della nuove tecnologie per la comunicazione avrebbe dovuto incidere sull’evoluzione dei sistemi democratici. E non erano solo i “tecnoentusiasti” ad intravedere buone probabilità di un’evoluzione in senso “postdemocratico” dei sistemi politici occidentali, intesa come integrazione degli istituti della democrazia rappresentativa con nuove forme di democrazia diretta e partecipativa. 
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Ma i nuovi spazi dove “cercare, ottenere, diffondere” informazioni non possono dirsi realmente conquistati. Leggere Formenti (Cybersoviet, 2008) per vedere sgretolarsi albagie democratiche di internet, forum e weblogs. Per prendere coscienza - a malincuore – che la “rivoluzione digitale” annaspa. 
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«La Net Economy è sì rinata dalle ceneri della crisi di inizio millennio, ma ciò non ha favorito la ricomposizione del blocco sociale su cui si era fondata la sua prima fase; al contrario: da un lato, l’alleanza fra knowledge workers e imprenditoria di Internet (che nel frattempo ha visto colossi emergenti come Google2 sostituire la galassia delle start up nel ruolo di protagonisti) si è definitivamente rotta, dall’altro lato, il processo di commercializzazione/normalizzazione di Internet (pilotato dalla nuova alleanza fra governi e corporation) è proseguito a ritmo accelerato, riducendo drasticamente gli spazi di democrazia partecipativa”» Sostiene il teorico dei nuovi media. 
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Negli ultimi quattro-cinque anni, processi di commercializzazione, nonché di normalizzazione politico/culturale hanno investito Internet. 
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«Così le pratiche di condivisione e cooperazione sociale divengono la base dei modelli di business delle imprese del Web 2.0; i processi di massificazione (o, per usare il termine paradossale degli esperti di marketing online, “la personalizzazione di massa”) dell’utenza, spacciati per “democratizzazione” della comunicazione, producono un generale abbassamento di qualità dei contenuti e danno spazio alle pulsioni esibizioniste di milioni di aspiranti produttori di mini reality show; la comunicazione politica in rete assume caratteristiche analoghe a quella televisiva, riproponendone il gusto per la spettacolarizzazione/personalizzazione, contribuendo a spazzare via ogni residuo confine fra sfera pubblica e sfera privata; l’accumulazione di capitale reputazionale premia le scelte populiste in politica e le scelte commerciali nella produzione culturale; il tutto legittimato dal mito della “oggettività” dei meccanismi di selezione spontanea dei contenuti, fondati sul “passaparola” degli utenti/consumatori, versione postmoderna del mito smithiano della mano invisibile”». 
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Seppellite le vittime del “fuoco amico” sotto l’ombra di un emoticon, siamo ancora in tempo per accorgerci di essere “in the wrong sector of the right side”. 
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(Beppe Caferra)
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“Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata della loro capacità di lettura e di scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea…”(tratto da : &#8220;Alfabeto d&#8217;Italia&#8221;, De Mauro)
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“Analfabeti d’Italia” di Tullio De Mauro è un testo molto importante per comprendere e interrogarsi sul target-obiettivo della comunicazione politica e istituzionale.
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Ciò che realmente viene a mancare è una par condicio grammatico-cognitiva interna al  cittadino che quindi dev&#8217;essere necessariamente inteso come un &#8220;soggetto indigeno&#8221;, abile internauta e allo stesso tempo ignorante nell&#8217;esercizio di una cittadinanza attiva, unica vera base per costruire la già citata &#8220;coscienza collettiva&#8221; o &#8220;memoria storica&#8221;.
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La rete, ad oggi, si sta rivelando strumento di partecipazione ulteriore, e di ulteriore influenza,sia per chi già aveva possibilità di partecipare ed influire ai processi di costruzione del senso comune, sia per chi vi era totalmente estraneo. L’istruzione, oggi più che mai, dovrebbe formare persone in grado di orientarsi nel caotico flusso di informazione; e di leggere le informazioni in modo critico; per poi prendere parola, che per molti è la vera possibilità liberatoria di Internet.
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Abbiamo quindi un&#8217; enorme possibilità gratuita e interattiva per emanciparci dalla condizione di &#8220;indigeni&#8221; e imparare sempre più ad attivare filtri mentale contro le violezioni di par condicio sia in campo strettamente politico ma anche sociale.
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Intendo per vilazione di par condicio sociale, infine, tutte quelle dinamiche perpetrate dalle pubbliche amministazioni e dalla macchiana burocratica volte ad intrappolare il cittadino in una ragnatela comunicativa dalla quale ci si libera solo con una dichiarazione di abbandono sistematico dalla &#8220;cosa pubblica&#8221;.
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(Giuseppe Forenza)
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Siamo certi che sia l&#8217;individuo a dover essere formato al &#8220;caotico flusso di informazioni&#8221;, o forse è il caso che sia il caotico flusso a doversi conformare all&#8217;individuo? Gli strumenti minimi di lettura, IDISPENSABILI, di cui parla De Mauro, lo sono davvero per l operaio dell&#8217;Ilva che si alza alle cinque del mattino e torna a casa a fine giornata esausto? E&#8217; pacifico che anch&#8217;egli, pur con i suoi limiti &#8220;strumentali&#8221;, abbia comunque diritto alla partecipazione sociale attiva, non solo nel suo interesse, ma soprattutto nel nostro. Poichè noi non siamo insegnanti ma comunicatori, dobbiamo svolgere il nostro ruolo: comunicare bene, anzi no, comunicare a tutti. Comunicare a tutti significa comunicare con chiarezza, non con il &#8220;bello&#8221;. Non dobbiamo incolpare l operaio se non ci comprende, ma affannarci a farci comprendere, e quando sarà accaduto avremo avuto successo. Ci sarà un motivo se l anti-cultura ha preso ovunque il sopravvento? Non è un virus contagioso. semplicemente, chi l&#8217;ha inculcata ha abilmente utilizzato canali chiari e diretti. A tanti piace liquidare la questione con un: &#8220;la gente è stupida perchè vede certe cose in televisione&#8221;, oppure: &#8220;non esiste una fruizione alternativa a questa&#8221;. NON è VERO! La gente non è stupida, e non è vero che non esistono alternative. Esistono, ma sono inefficaci da un punto di vista comunicativo, inadatte perchè poco chiare, poco dirette. E attenzione: essere chiari e non artificiosi non significa fare anti-cultura: si può fare cultura anche senza scrivere concetti in modo prezioso, ricercato..ampolloso. Dobbiamo essere comunicatori di tutti. (Gabriele Scarano)
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Qualcuno ci vuole far credere che comunicarci la “cosa politica” significhi necessariamente aspettare la seconda serata sintonizzati sul primo canale della televisione pubblica quando dal lindo salotto “vespasiano” i soliti noti si fronteggino beccandosi come polli rivali in un’aia mediatica.
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Leggevo una riflessione di Sergio Mastriello (COME SI FA UN BLOG e LA PARTE ABITATA DELLA RETE ed. Tecniche Nuove 2004 e 2007) che diceva più o meno così: “È sempre più difficile far politica in televisione. Telegiornali, talk show e candidati di primo piano ballano una musica tutta loro: se improvvisamente ci zittissimo tutti quanti e spegnessimo pure lo stereo, probabilmente li vedremmo dimenarsi isterici ancora per qualche manciata di secondi, prima di accorgersi che li stiamo fissando divertiti”.
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Questo è, piuttosto, il più tipico esempio di loisir che s’insinua nell’informazione rendendo la notizia scoppiettante e fosforescente (la stessa struttura dei telegiornali segue la strada della suspence,della tensione emotiva: lo devono aver bene introiettato i signori di Studio Aperto con servizi strappalacrime e i riflettori sulla Velina di turno). L’obiettivo è quello di spingere lo spettatore ad attivare il più superficiale dei suoi meccanismi elaborativi,che Petty e Cacioppo hanno definito “via periferica” in antitesi al processo centrale di elaborazione profonda di un qualsivoglia contenuto.
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Qualcosa di simile avevano teorizzato Lasswell e Blumer del filone della bullet theory altrimenti detto teoria della pallottola o dell’ago ipodermico (filone di ricerca che si interessa al problema della manipolazione dell’opinione pubblica attraverso la propaganda): i messaggi sono come pallottole o siringhe vaganti per cui quando l’individuo viene colpito o punto,se è ben equipaggiato riesce a difendersi; al contrario,al momento della penetrazione della pallottola,cadono le sue difese e risulta persuaso. Molte campagne di propaganda hanno trovato terreno fertile in gente impreparata, facile bersaglio di intenti manipolatori. Eppure una vaccinazione esiste.
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Perché se è vero che la televisione raggiunge ancora una grossa fetta di pubblico al contrario della Rete che ha un impatto frazionato con riscontri altamente positivi tra la popolazione giovanile,è altrettanto evidente che esistono progetti e iniziative che vanno nella direzione de” l’altra politica”, quella comunic-attiva e partecipata dove sentirsi allo stesso tempo soggetto politico e media publisher,cittadino ed elettore. E’ la rivoluzione del Web 2.0 che permette di condividere le informazioni e diffondere i dati a velocità che, per il mezzo televisivo,la rigida strutturazione dei palinsesti e la sottomissione al dio denaro degli spazi pubblicitari non permetterebbero.
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E allora forse non sarà questo l’anno decisivo per il cambiamento di rotta, ma la consapevolezza che quasi tutti i processi della società di massa oggi possono essere disintermediati serpeggia tra frange sempre più ampie di popolazione in movimento. (Isabella Martinelli)
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Oggi c’è la necessità di “ALFABETIZZAZIONE”  = didattica alla partecipazione attiva on-line negli Italiani soprattutto tra i ragazzi e i politici.
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I ragazzi oggi devono imparare a dialogare, a interagire ed a condividere le risorse informatiche perché loro appartengono alla generazione del Web 2.0.&nbsp; 
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Noi oggi usiamo l’interazione in modo inappropriato. Nell’interazione mancano delle regole. Manca un codice di comunicazione condiviso da parte degli internauti che vada oltre la “netiquette”.
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Negli ultimi tempi un fenomeno in veloce espansione è la comunicazione politica su internet. C’è stata tanta enfasi in queste elezioni sulla presentazione dei nuovi siti dei partiti tutti si sono affannati a spiegare che il proprio sito web “non sarebbe stato un sito “VETRINA” fatto per acquisire visibilità, ma uno strumento collaborativo e di partecipazione.”
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Per un secondo si ebbe l’impressione che l’Italia sarebbe entrata finalmente in rete e i politici si fossero aperti all’interazione, ma era solo un annuncio pubblicitario fatto per una fetta di elettorato importante e sensibile al tema. Nei siti web, infatti, c’era:
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- informazione obsoleta;
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- linguaggio inadatto;
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- campagna elettorale pubblicizzata male. 
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L’unica cosa chiara è stata: PUBBLICITY.
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I politici sono indietro di millenni.
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Dichiarano l’interattività e non la sfruttano. Ad esempio invii mail a senatori e deputati di destra o sinistra e nessuno ti risponde; per non parlare dei blog politici. Questi POLVERIZZANO il processo di comunicazione perché non prevedono l’interazione tra 2 persone, cosa essenziale nella comunicazione. Tutto ciò per 2 motivi:
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1. non è mai chiaro se si parla con lo staff o con il politico;
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2. ti permettono di lasciare il commento però poi non ti rispondono mai. E ciò indica maleducazione e incomprensione delle dinamiche di opinione.
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Un blog deve essere aggiornato in continuazione e deve suggerire le linee di intervento al politico.
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Il sito web, quindi, diventa solo uno strumento del politico per renderlo, leggevo e in un articolo, “un minimo più sbarazzino e moderno, ma totalmente indisponibile al dialogo.”
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C’è assoluto bisogno di “alfabetizzazione” al web.
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(Angela Girasoli)
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&#8220;La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà...è partecipazione.&#8221; (Giogio Gaber, 1973) Sono convinta che questa sia la migliore definizione di libertà all&#8217;interno di una democrazia, nella quale dovrebbe essere interesse di tutti contribuire alla &#8220;cosa pubblica&#8221;.
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Ma nel nostro Bel Paese pare che la &#8220;cosa pubblica&#8221; sia &#8220;cosa di nessuno&#8221;...anzi è diventata &#8220;cosa nostra&#8221; di alcune élites, siano queste formate da politici, gionalisti o associazioni mafiose, ma di certo non ne fa parte il cittadino medio. Non meravigliamoci quindi se Berlusconi vince l&#8217;elezioni con il suo atteggiamento &#8220;messianico&#8221;, perchè gli italiani è un salvatore che aspettano, un salvatore che ci sollevi dai nostri mali. Senza comprendere che dovremmo sollevarci da soli, attraverso la collaborazione al benessere di questo Paese, lavorando se siamo dipendenti pubblici, denunciando le ingiustizie e abbandonando quell&#8217;attegiamento fatalista del &#8220;ca me ne fotte a me, tanto può essere che domani muoio!&#8221;...domani ci saranno i nostri figli se non ci saremo noi.
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Dovremmo quindi ribellarci a questi politici che usano la parola Libertà con tanta facilità, una parola che porta con sè tante vittime...dovremmo smetterla con il clientelismo e con il timore reverenziale verso questa &#8220;gentaglia&#8221;, dovremmo capire che « I popoli non dovrebbero aver paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei popoli » (Thomas Jefferson) e che i popoli che fanno paura hai governi sono quelli che partecipano attivamente alla vita del Paese. (Angela Maria Centrone)
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La comunicazione politica è ambigua, è la creazione di uno stato di sregolatezza e di sopraffazione che genera incertezza e paura delle persone. Se il ricevente non possiede strumenti culturali idonei per smascherare l&#8217;ambiguità vengono a crearsi situazioni di subordinazione e di sottomissione di questi verso l&#8217;emittente, che in genere ha responsabilità all&#8217;interno di un&#8217;istituzione. Uno dei primi passi da compiere per smascherare l&#8217;ambiguità è l&#8217;identificare e sconfiggere qualsiasi parlar oscuro. Questo viene chiamato &#8220;difficilese&#8221;, un modo di concepire la comunicazione che genera una vasta gamma di gerghi incomprensibili, quali il politichese, il medichese, il giornalese e così via. Queste fanno perdere molta efficacia alla comunicazione, che risulta irreale e inutile. Chi parla in maniera oscura, a meno che non lo faccia per ignoranza e impreparazione, lo fa certamente per conseguire qualche finalità. E dunque &#8220;il fine giustifica i mezzi&#8221;. La politica deve porsi il problema del fine che si prefigge. Oggi ci troviamo di fronte ad una classe dirigente &#8220;accalappiatrice di potere&#8221;, avida di dominio, che tende a salvaguardare solo gli interessi personali o quelli di categoria. Già perchè politica è potere! 
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La comunicazione politica di oggi è violenta, fondata non sulla volontà di far sentire al &#8220;popolo&#8221; le riforme che si vogliono o vorrebbero attuare, ma si basa più che altro sulla diffamazione, sull&#8217;insulto, sul turpiloquio. Ed è cosi che si vince: con una sorta di comunicazione ingannevole. Dunque parlar bene o male di Berlusconi, Veltroni, Bossi o Bertinotti non serve a nulla. Perchè? Perché loro di noi se ne fregano altamente. Perchè loro hanno tutto: soldi e potere. La situazione italiana è difficile, ma i nostri politici non ci aiutano. Scorrendo la lista dei nuovi ministri, noto, &#8220;con piacere&#8221;, il ritorno della Prestigiacomo, la quale passa dal dicastero delle Pari Opportunità a quello dell&#8217;Ambiente, e dico: &#8220;alla prossima la mettono agli Affari Esteri!&#8221; Stessa cosa per Rosy Bindi, ha cambiato più ministeri lei che mariti Elizabeth Taylor! Per non parlare della deliziosa Mara Carfagna, ex soubrette, ora ministro delle Pari Opportunità ( Mah! Sempre meglio della Pollastrini!). Ma è un Parlamento o un salone di bellezza? Beh perlomeno non sfiguriamo con gli altri Stati, anche se di brutte figure con Bindi, Bonino e Turco ne abbiamo fatte! La mia considerazione è che ci dovrebbe essere gente più competente e capace a rappresentarci. Perchè non mettere un avvocato o un magistrato alla giustizia ed un medico alla salute, invece di assegnare i posti ai compagni di merende? Nel tentativo di trovare delle soluzioni a tutto ciò, non ci resta che ascoltare le loro solite parole, parole, parole. Mina dixit. (vito galasso)
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La società italiana odierna è ad un passo dal baratro. Dal punto di vista politico e culturale. Il buon vecchio metodo del confronto costruttivo (che dava la possibilità a tutti di esprimersi cercando di capire l&#8217;esperienza del singolo in modo tale che l&#8217;intera comunità potesse trarne vantaggio) è stato sostituito dal nuovo delirante modo di vivere  &#8220;ho ragione io a tutti i costi, altrimenti ti uccido&#8221;. Ogni giorno ne abbiamo la conferma. Quello che spaventa di più è che a pensarla in questo modo non sia solo la gente che non ha avuto risorse culturali all&#8217;altezza, ma soprattutto, politici, giornalisti, uomini di cultura che estremizzano la realtà in base al colore dei paraocchi che hanno. Questo a discapito della comunicazione efficace ed efficiente. In quel caso non saremo noi, che abbiamo una preparazione specifica, a risentirne, ma tutte quelle persone (dall&#8217;operaio dell&#8217;Ilva alla nonna in poltrona) che non hanno modo di &#8220;proteggersi&#8221; dall&#8217;aggressione mediatica del potente di turno. Sembrerà strano, ma la soluzione al problema comunicazione sta proprio nella comunicazione stessa. Bisogna solo cambiare il metodo. O almeno, tornare alle origini. Si diceva che internet in pochissimi anni si sarebbe diffuso in tutto il mondo portando una democratizzazione della conoscenza e delle possibilità di azione che sarebbero state uniche nel loro genere. Tutto ciò è stato visto solo in minima parte. Solo la cultura può dare la possibilità all&#8217;uomo di agire, confrontarsi, confutare tesi che vengono &#8220;pubblicizzate&#8221; da chi ha più potere di noi e non lo vuole mollare.
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Ma la cultura, la storia non bastano a farci sentire. Bisogna dichiarare le proprie idee attraverso il canale del futuro, attraverso internet, blog, social forum e tutto ciò che il web 2.0 mette a disposizione. O saremo noi a cambiare la società oppure sarà la società a cambiare noi. E a quel punto un&#8217;altra piccola, flebile speranza di riuscire a migliorare l&#8217;Italia sarà svanita. (Luca Caretta)
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L&#8217;apparire, la costruzione dell&#8217;immagine personale, il &#8220;dare un immagine di uomo grande e di ingegno eccellente&#8221;, la spettacolarizzazione delle campagne elettorali tutte volte al &#8220;miglioramento del mondo&#8221;, le feste organizzate per &#8220;distrarre&#8221; ed &#8220;affascinare&#8221;, dibattiti nei talk show in cui candidati e uomini politici si scontrano come se fossero in un campo di battaglia le cui armi per combattere sono parole già scritte e recitate con il fine ultimo di avere consenso e fiducia dal &#8220;popolo&#8221;, fin dove potranno spingersi oltre??
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Comunicatori, soggetti politici sono così cechi da nn guardare la saturazione della gente ormai cosciente ed in grado di distinguere il reale dal surreale, di guardare in modo diffidente ma soprattutto in modo critico il mondo circostante.
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A questo punto mi chiedo: - Questo modo di comunicare sarà utile ancora per molto??
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Ritengo, così, sia necessario cambiare tecniche di comunicazione facendo un salto indietro, guardando la storia ed effettuando un ritorno al passato sfruttando, però, in maniera intelligente, le conquiste, sui diversi ambiti, che sono state fatte sin ora.(Lucia Gambacorta)
</p>
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      <title>Indice</title>
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      <id>tag:eugenioiorio.it,2008:wiki:Indice/359.905</id>
      <published>2008-06-08T23:02:21Z</published>
      <updated>2008-06-08T23:02:21Z</updated>
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            <name>beppe caferra</name>
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      <content type="html"><![CDATA[
        <p><span style="font-size:18px;"><span style="color:red;">./exploit the media !</span></span>
<br />
<span style="font-size:14px;"><span style="color:red;">.Guida all’utilizzo critico del sistema dei media</span></span>
</p>
<p>
<span style="font-size:20px;"><span style="color:black;">Indice</span></span>
<br />
############################################
<br />
<span style="font-size:20px;"><a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Introduzione_2007._Era_della_Sorveglianza_Digitale/"  title="Introduzione_2007._Era_della_Sorveglianza_Digitale">Introduzione 2007. Era della Sorveglianza Digitale</a></span>
<br />
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<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Parte_prima_Strumenti_per_abitare_il_tempo/" class="noArticle" title="Parte_prima_Strumenti_per_abitare_il_tempo">Parte prima Strumenti per abitare il tempo</a>
<br />
<span style="font-size:20px;">Capitolo 1             La comunicazione: fondamenti</span>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teorie_dei_segni_dellinformazione_e_della_comunicazione/" class="noArticle" title="Teorie_dei_segni_dellinformazione_e_della_comunicazione">Teorie dei segni dellinformazione e della comunicazione</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teorie_dei_segni/"  title="Teorie_dei_segni">Teorie dei segni</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Tommaso_DAquino/" class="noArticle" title="Tommaso_DAquino">Tommaso DAquino</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Immanuel_Kant/"  title="Immanuel_Kant">Immanuel Kant</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Umberto_Eco/"  title="Umberto_Eco">Umberto Eco</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ferdinand_de_Saussure/"  title="Ferdinand_de_Saussure">Ferdinand de Saussure</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Charles_Sanders_Peirce/"  title="Charles_Sanders_Peirce">Charles Sanders Peirce</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Thomas_Albert_Sebeok/"  title="Thomas_Albert_Sebeok">Thomas Albert Sebeok</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Gottlob_Frege/"  title="Gottlob_Frege">Gottlob Frege</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teorie_culturologiche/"  title="Teorie_culturologiche">Teorie culturologiche</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/La_teoria_dellinformazione/"  title="La_teoria_dellinformazione">La teoria dellinformazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Misura_dellinformazione/"  title="Misura_dellinformazione">Misura dellinformazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Comunicazione_e_informazione/"  title="Comunicazione_e_informazione">Comunicazione e informazione</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teorie_della_comunicazione/"  title="Teorie_della_comunicazione">Teorie della comunicazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Karl_Buhler/" class="noArticle" title="Karl_Buhler">Karl Buhler</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Roman_Jacobson/"  title="Roman_Jacobson">Roman Jacobson</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Claude_Shannon_e_Warren_Weaver/"  title="Claude_Shannon_e_Warren_Weaver">Claude Shannon e Warren Weaver</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ferdinand_de_Saussure/"  title="Ferdinand_de_Saussure">Ferdinand de Saussure</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/John_L._Austin/"  title="John_L._Austin">John L. Austin</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/John_Searle/"  title="John_Searle">John Searle</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Paul_Grice/"  title="Paul_Grice">Paul Grice</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Schema_di_un_sistema_interattivo_della_comunicazione/"  title="Schema_di_un_sistema_interattivo_della_comunicazione">Schema di un sistema interattivo della comunicazione</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Lambiente_o_contesto/" class="noArticle" title="Lambiente_o_contesto">Lambiente o contesto</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/I_modelli_comunicativi/"  title="I_modelli_comunicativi">I modelli comunicativi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_modello_matematico_dellinformazione/"  title="Il_modello_matematico_dellinformazione">Il modello matematico dellinformazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_modello_semiotico-informazionale/"  title="Il_modello_semiotico-informazionale">Il modello semiotico-informazionale</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_modello_semiotico-testuale/"  title="Il_modello_semiotico-testuale">Il modello semiotico-testuale</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_modello_semiotico-enunciazionale/"  title="Il_modello_semiotico-enunciazionale">Il modello semiotico-enunciazionale</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Gli_assiomi_della_comunicazione_della_Scuola_di_Palo_Alto/"  title="Gli_assiomi_della_comunicazione_della_Scuola_di_Palo_Alto">Gli assiomi della comunicazione della Scuola di Palo Alto</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Primo_assioma/"  title="Primo_assioma">Primo assioma</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Secondo_assioma/"  title="Secondo_assioma">Secondo assioma</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Terzo_assioma/"  title="Terzo_assioma">Terzo assioma</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Quarto_assioma/"  title="Quarto_assioma">Quarto assioma</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Quinto_assioma/"  title="Quinto_assioma">Quinto assioma</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Stili_di_comunicazione_e_comunicazione_indiretta/"  title="Stili_di_comunicazione_e_comunicazione_indiretta">Stili di comunicazione e comunicazione indiretta</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Comunicazione_persuasiva_e_negoziazione_del_conflitto/"  title="Comunicazione_persuasiva_e_negoziazione_del_conflitto">Comunicazione persuasiva e negoziazione del conflitto</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Comportamento_relazionale_positivo/"  title="Comportamento_relazionale_positivo">Comportamento relazionale positivo</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_conflitto/"  title="Il_conflitto">Il conflitto</a>
<br />
############################################
<br />
<span style="font-size:20px;">Capitolo 2             La retorica</span>
<br />
############################################  
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Linventio/" class="noArticle" title="Linventio">Linventio</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/La_dispositio/"  title="La_dispositio">La dispositio</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Lelocuzione/" class="noArticle" title="Lelocuzione">Lelocuzione</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Metaplasmi/"  title="Metaplasmi">Metaplasmi</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Metaplasmi_per_detrazione/"  title="Metaplasmi_per_detrazione">Metaplasmi per detrazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Aferesi/"  title="Aferesi">Aferesi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Sincope/"  title="Sincope">Sincope</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Apocope/"  title="Apocope">Apocope</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Sinalefe/"  title="Sinalefe">Sinalefe</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Sistole/"  title="Sistole">Sistole</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Metaplasmi_per_aggiunzione/"  title="Metaplasmi_per_aggiunzione">Metaplasmi per aggiunzione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Prostesi/"  title="Prostesi">Prostesi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Epentesi/"  title="Epentesi">Epentesi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Epitesi/"  title="Epitesi">Epitesi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Dieresi/"  title="Dieresi">Dieresi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Dialefe/"  title="Dialefe">Dialefe</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Diastole/"  title="Diastole">Diastole</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Parola-valigia/"  title="Parola-valigia">Parola-valigia</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Metaplasmi_per_sostituzione/"  title="Metaplasmi_per_sostituzione">Metaplasmi per sostituzione</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Metaplasmi_per_permutazione/"  title="Metaplasmi_per_permutazione">Metaplasmi per permutazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Metatesi/"  title="Metatesi">Metatesi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Anagramma/"  title="Anagramma">Anagramma</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Tmesi/"  title="Tmesi">Tmesi</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Metatassi/"  title="Metatassi">Metatassi</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Sinonimi/"  title="Sinonimi">Sinonimi</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Tropi/"  title="Tropi">Tropi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Sinnedoche/"  title="Sinnedoche">Sinnedoche</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Antonomasia/"  title="Antonomasia">Antonomasia</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Litote/"  title="Litote">Litote</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Perifrasi/"  title="Perifrasi">Perifrasi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Enfasi/"  title="Enfasi">Enfasi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Iperbole/"  title="Iperbole">Iperbole</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Metonimia/"  title="Metonimia">Metonimia</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Metafora/"  title="Metafora">Metafora</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Sinestesia/"  title="Sinestesia">Sinestesia</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ironia/" class="noArticle" title="Ironia">Ironia</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Le_figure_di_parola/"  title="Le_figure_di_parola">Le figure di parola</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Figure_di_parola_per_aggiunzione/"  title="Figure_di_parola_per_aggiunzione">Figure di parola per aggiunzione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Epanalessi/"  title="Epanalessi">Epanalessi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Anadiplosi/"  title="Anadiplosi">Anadiplosi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Poliptoto/"  title="Poliptoto">Poliptoto</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Paronomasia/"  title="Paronomasia">Paronomasia</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Figura_etimologica/"  title="Figura_etimologica">Figura etimologica</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Climax/"  title="Climax">Climax</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Epanadiplosi/"  title="Epanadiplosi">Epanadiplosi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Anafora/"  title="Anafora">Anafora</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Polisindeto/"  title="Polisindeto">Polisindeto</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Epifora/"  title="Epifora">Epifora</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Simploche/"  title="Simploche">Simploche</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Sinonimia/"  title="Sinonimia">Sinonimia</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Dittologia/"  title="Dittologia">Dittologia</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Sinonimia_glossante/"  title="Sinonimia_glossante">Sinonimia glossante</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Diafora/"  title="Diafora">Diafora</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Antanaclasi/"  title="Antanaclasi">Antanaclasi</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Figure_di_parola_per_accumulazione/"  title="Figure_di_parola_per_accumulazione">Figure di parola per accumulazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Enumerazione/"  title="Enumerazione">Enumerazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Distribuzione/"  title="Distribuzione">Distribuzione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Endiadi/"  title="Endiadi">Endiadi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Epiteto/"  title="Epiteto">Epiteto</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Enallage/"  title="Enallage">Enallage</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Figure_di_parola_per_detrazione/"  title="Figure_di_parola_per_detrazione">Figure di parola per detrazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ellissi/"  title="Ellissi">Ellissi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Zeugma/"  title="Zeugma">Zeugma</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Asindeto/"  title="Asindeto">Asindeto</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Figure_di_parola_dellordine/" class="noArticle" title="Figure_di_parola_dellordine">Figure di parola dellordine</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Anastrofe/"  title="Anastrofe">Anastrofe</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Iperbato/"  title="Iperbato">Iperbato</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Epifrasi/"  title="Epifrasi">Epifrasi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Sinchisi/"  title="Sinchisi">Sinchisi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Isocolo/"  title="Isocolo">Isocolo</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Le_figure_del_pensiero/"  title="Le_figure_del_pensiero">Le figure del pensiero</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Figure_di_pensiero_per_aggiunzione/"  title="Figure_di_pensiero_per_aggiunzione">Figure di pensiero per aggiunzione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Commemoratio/"  title="Commemoratio">Commemoratio</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ipotiposi/"  title="Ipotiposi">Ipotiposi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Definizione/"  title="Definizione">Definizione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Dubitatio/"  title="Dubitatio">Dubitatio</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Epanortosi/"  title="Epanortosi">Epanortosi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Antitesi/"  title="Antitesi">Antitesi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ossimoro/"  title="Ossimoro">Ossimoro</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Reversio/"  title="Reversio">Reversio</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Chiasmo/"  title="Chiasmo">Chiasmo</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Sentenza/"  title="Sentenza">Sentenza</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Epifonema/"  title="Epifonema">Epifonema</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Paragone/"  title="Paragone">Paragone</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Comparazione/"  title="Comparazione">Comparazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Similitudine/"  title="Similitudine">Similitudine</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Figure_di_pensiero_per_detrazione/"  title="Figure_di_pensiero_per_detrazione">Figure di pensiero per detrazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Laconismo/"  title="Laconismo">Laconismo</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Percursio/"  title="Percursio">Percursio</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Preterizione/"  title="Preterizione">Preterizione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Reticenza/"  title="Reticenza">Reticenza</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Figure_di_pensiero_per_ordine/"  title="Figure_di_pensiero_per_ordine">Figure di pensiero per ordine</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Hýsteron_proteron/"  title="Hýsteron_proteron">Hýsteron proteron</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Parentesi/"  title="Parentesi">Parentesi</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Figure_di_pensiero_per_sostituzione/"  title="Figure_di_pensiero_per_sostituzione">Figure di pensiero per sostituzione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Allusione/"  title="Allusione">Allusione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Allegoria/"  title="Allegoria">Allegoria</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Prosopopea/"  title="Prosopopea">Prosopopea</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Sermocinatio/"  title="Sermocinatio">Sermocinatio</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Digressione/"  title="Digressione">Digressione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Dubitatio/"  title="Dubitatio">Dubitatio</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Concessio/"  title="Concessio">Concessio</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Apostrofe/"  title="Apostrofe">Apostrofe</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Interrogazione_ed_esclamazione/"  title="Interrogazione_ed_esclamazione">Interrogazione ed esclamazione</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/La_memoria_e_lactio/" class="noArticle" title="La_memoria_e_lactio">La memoria e lactio</a>
<br />
############################################
<br />
<span style="font-size:20px;"><a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Capitolo_3_Fallacie_ed_argumenta/"  title="Capitolo_3_Fallacie_ed_argumenta">Capitolo 3 Fallacie ed argumenta</a></span>
<br />
############################################
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Fallacie_ed_argumenta/" class="noArticle" title="Fallacie_ed_argumenta">Fallacie ed argumenta</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ad_hoc/"  title="Ad_hoc">Ad hoc</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Affermazione_del_conseguente/"  title="Affermazione_del_conseguente">Affermazione del conseguente</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Analogia/"  title="Analogia">Analogia</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Analogia_estesa/"  title="Analogia_estesa">Analogia estesa</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Anfibolia/"  title="Anfibolia">Anfibolia</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_antiquitatem/"  title="Argumentum_ad_antiquitatem">Argumentum ad antiquitatem</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_baculum/"  title="Argumentum_ad_baculum">Argumentum ad baculum</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_rumena/"  title="Argumentum_ad_rumena">Argumentum ad rumena</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_hominem/"  title="Argumentum_ad_hominem">Argumentum ad hominem</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_hominem_tu_quoque/"  title="Argumentum_ad_hominem_tu_quoque">Argumentum ad hominem tu quoque</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Circumstantiam_ad_hominem/"  title="Circumstantiam_ad_hominem">Circumstantiam ad hominem</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_hominem_ingiurioso/"  title="Argumentum_ad_hominem_ingiurioso">Argumentum ad hominem ingiurioso</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_hominem_con_argomenti_dellavversario/" class="noArticle" title="Argumentum_ad_hominem_con_argomenti_dellavversario">Argumentum ad hominem con argomenti dellavversario</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_ignorantiam/"  title="Argumentum_ad_ignorantiam">Argumentum ad ignorantiam</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_iram/"  title="Argumentum_ad_iram">Argumentum ad iram</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_lazarum/"  title="Argumentum_ad_lazarum">Argumentum ad lazarum</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_logicam/"  title="Argumentum_ad_logicam">Argumentum ad logicam</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_misericordiam/"  title="Argumentum_ad_misericordiam">Argumentum ad misericordiam</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_nauseam/"  title="Argumentum_ad_nauseam">Argumentum ad nauseam</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_post_ad_nauseam/"  title="Argumentum_post_ad_nauseam">Argumentum post ad nauseam</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_novitatem/"  title="Argumentum_ad_novitatem">Argumentum ad novitatem</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_populum/"  title="Argumentum_ad_populum">Argumentum ad populum</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_tertium_excludendum/"  title="Argumentum_ad_tertium_excludendum">Argumentum ad tertium excludendum</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Argumentum_ad_verecundiam/"  title="Argumentum_ad_verecundiam">Argumentum ad verecundiam</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Audiatur_et_altera_pars/"  title="Audiatur_et_altera_pars">Audiatur et altera pars</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Avvelenamento_del_pozzo/"  title="Avvelenamento_del_pozzo">Avvelenamento del pozzo</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Campione_non_significativo/"  title="Campione_non_significativo">Campione non significativo</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Caso_particolare/"  title="Caso_particolare">Caso particolare</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Circulus_in_demostrando/"  title="Circulus_in_demostrando">Circulus in demostrando</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Colpa_per_associazione/"  title="Colpa_per_associazione">Colpa per associazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Composizione/"  title="Composizione">Composizione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Cum_hoc_ergo_propter_hoc/"  title="Cum_hoc_ergo_propter_hoc">Cum hoc ergo propter hoc</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Dal_generale_al_particolare/"  title="Dal_generale_al_particolare">Dal generale al particolare</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Dal_particolare_al_generale/"  title="Dal_particolare_al_generale">Dal particolare al generale</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Dicto_simpliciter/"  title="Dicto_simpliciter">Dicto simpliciter</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Equivoco/"  title="Equivoco">Equivoco</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Errore_del_giocatore_dazzardo/" class="noArticle" title="Errore_del_giocatore_dazzardo">Errore del giocatore dazzardo</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Errore_del_relativista/"  title="Errore_del_relativista">Errore del relativista</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Errore_genetico/"  title="Errore_genetico">Errore genetico</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Falsa_pista/"  title="Falsa_pista">Falsa pista</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Falso_dilemma/"  title="Falso_dilemma">Falso dilemma</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Generalizzazione_affrettata/"  title="Generalizzazione_affrettata">Generalizzazione affrettata</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ignoratio_elenchi/"  title="Ignoratio_elenchi">Ignoratio elenchi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Inversione/"  title="Inversione">Inversione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Metà_campo/"  title="Metà_campo">Metà campo</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Negazione_del_conseguente/"  title="Negazione_del_conseguente">Negazione del conseguente</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Nitidezza_fuorviante/"  title="Nitidezza_fuorviante">Nitidezza fuorviante</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Non_causa_pro_causa/"  title="Non_causa_pro_causa">Non causa pro causa</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Non_causa_causae/"  title="Non_causa_causae">Non causa causae</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Non_sequitur/"  title="Non_sequitur">Non sequitur</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Pendio_scivoloso/"  title="Pendio_scivoloso">Pendio scivoloso</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Petitio_principii/"  title="Petitio_principii">Petitio principii</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Plurimum_interrogationum/"  title="Plurimum_interrogationum">Plurimum interrogationum</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Post_hoc_ergo_propter_hoc/"  title="Post_hoc_ergo_propter_hoc">Post hoc ergo propter hoc</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Presupposto_erroneo/"  title="Presupposto_erroneo">Presupposto erroneo</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Reificazione/"  title="Reificazione">Reificazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ricorso_alladulazione/" class="noArticle" title="Ricorso_alladulazione">Ricorso alladulazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ricorso_a_due_torti_fanno_una_ragione/"  title="Ricorso_a_due_torti_fanno_una_ragione">Ricorso a due torti fanno una ragione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ricorso_al_disprezzo/"  title="Ricorso_al_disprezzo">Ricorso al disprezzo</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ricorso_alla_paura/"  title="Ricorso_alla_paura">Ricorso alla paura</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ricorso_allemozione/" class="noArticle" title="Ricorso_allemozione">Ricorso allemozione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ricorso_alla_popolarità/"  title="Ricorso_alla_popolarità">Ricorso alla popolarità</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ricorso_alla_pratica_comune/"  title="Ricorso_alla_pratica_comune">Ricorso alla pratica comune</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ricorso_al_ridicolo/"  title="Ricorso_al_ridicolo">Ricorso al ridicolo</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Riflettore/"  title="Riflettore">Riflettore</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Schismogenesi/"  title="Schismogenesi">Schismogenesi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Spaventapasseri/"  title="Spaventapasseri">Spaventapasseri</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Strategia_del_tranello/"  title="Strategia_del_tranello">Strategia del tranello</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Larte_di_ottenere_ragione/" class="noArticle" title="Larte_di_ottenere_ragione">Larte di ottenere ragione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Schopenhauer/"  title="Schopenhauer">Schopenhauer</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Perelman/"  title="Perelman">Perelman</a>
<br />
############################################
<br />
Parte seconda
<br />
<span style="font-size:20px;"><a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Capitolo_4_Media_e_media_tattici/"  title="Capitolo_4_Media_e_media_tattici">Capitolo 4 Media e media tattici</a></span>
<br />
############################################
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Herbert_Marshall_McLuhan/"  title="Herbert_Marshall_McLuhan">Herbert Marshall McLuhan</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/New_Media/"  title="New_Media">New Media</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/New_Media/"  title="New_Media">New Media</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Media_tattici/"  title="Media_tattici">Media tattici</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/I_media_nelle_strategie_di_influenza_indiretta_e_di_persuasione/"  title="I_media_nelle_strategie_di_influenza_indiretta_e_di_persuasione">I media nelle strategie di influenza indiretta e di persuasione</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teorie_sociologiche_degli_effetti_dei_media_sulla_società/"  title="Teorie_sociologiche_degli_effetti_dei_media_sulla_società">Teorie sociologiche degli effetti dei media sulla società</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teoria_dellapprendimento_sociale/" class="noArticle" title="Teoria_dellapprendimento_sociale">Teoria dellapprendimento sociale</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teoria_del_modellamento/"  title="Teoria_del_modellamento">Teoria del modellamento</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teoria_delle_aspettative_sociali/"  title="Teoria_delle_aspettative_sociali">Teoria delle aspettative sociali</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teoria_della_costruzione_sociale/"  title="Teoria_della_costruzione_sociale">Teoria della costruzione sociale</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teoria_delletichettamento/" class="noArticle" title="Teoria_delletichettamento">Teoria delletichettamento</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Pervasività_sociale_dei_media/"  title="Pervasività_sociale_dei_media">Pervasività sociale dei media</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teoria_della_spirale_del_silenzio/"  title="Teoria_della_spirale_del_silenzio">Teoria della spirale del silenzio</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teoria_del_knowledge_gap/"  title="Teoria_del_knowledge_gap">Teoria del knowledge gap</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teoria_della_dipendenza/"  title="Teoria_della_dipendenza">Teoria della dipendenza</a>
<br />
############################################
<br />
<span style="font-size:20px;"><a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Capitolo_5_Virus_e_scienza_delle_epidemie/"  title="Capitolo_5_Virus_e_scienza_delle_epidemie">Capitolo 5 Virus e scienza delle epidemie</a></span>
<br />
############################################
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Modello_di_comunicazione_virale/"  title="Modello_di_comunicazione_virale">Modello di comunicazione virale</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/La_scienza_del_contagio/"  title="La_scienza_del_contagio">La scienza del contagio</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/La_scienza_delle_epidemie/"  title="La_scienza_delle_epidemie">La scienza delle epidemie</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Memi_e_unità_informative/"  title="Memi_e_unità_informative">Memi e unità informative</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Tipologie_di_memi/"  title="Tipologie_di_memi">Tipologie di memi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Trasmissione_dei_memi/"  title="Trasmissione_dei_memi">Trasmissione dei memi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Criteri_di_classificazione_dei_memi/"  title="Criteri_di_classificazione_dei_memi">Criteri di classificazione dei memi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Paradigma_della_memetica/"  title="Paradigma_della_memetica">Paradigma della memetica</a>
<br />
############################################
<br />
<span style="font-size:20px;"><a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Capitolo_6_Lipnosi_e_i_media/" class="noArticle" title="Capitolo_6_Lipnosi_e_i_media">Capitolo 6 Lipnosi e i media</a></span>
<br />
############################################
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Milton_model/"  title="Milton_model">Milton model</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Processi_di_modellamento_causale/"  title="Processi_di_modellamento_causale">Processi di modellamento causale</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Generalizzazione/"  title="Generalizzazione">Generalizzazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Cancellazione/"  title="Cancellazione">Cancellazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Distorsione/"  title="Distorsione">Distorsione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Congiunzioni/"  title="Congiunzioni">Congiunzioni</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Causativa_implicita/"  title="Causativa_implicita">Causativa implicita</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Causa-effetto/"  title="Causa-effetto">Causa-effetto</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ipnosi/"  title="Ipnosi">Ipnosi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Lettura_del_pensiero/"  title="Lettura_del_pensiero">Lettura del pensiero</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Fenomeni_trans_derivazionali/"  title="Fenomeni_trans_derivazionali">Fenomeni trans derivazionali</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ambiguità/"  title="Ambiguità">Ambiguità</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Minori_strutture_incluse/"  title="Minori_strutture_incluse">Minori strutture incluse</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Significati_derivati/"  title="Significati_derivati">Significati derivati</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/docici_modelli_di_comunicazione_indiretta/" class="noArticle" title="docici_modelli_di_comunicazione_indiretta">docici modelli di comunicazione indiretta</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Truismi/"  title="Truismi">Truismi</a>
<br />
############################################
<br />
<span style="font-size:20px;"><a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Capitolo_7_Fake_fiction:_simulare_la_realtà/"  title="Capitolo_7_Fake_fiction:_simulare_la_realtà">Capitolo 7 Fake fiction: simulare la realtà</a></span>
<br />
############################################
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Strutturazione_dellinformazione_nei_giornali/" class="noArticle" title="Strutturazione_dellinformazione_nei_giornali">Strutturazione dellinformazione nei giornali</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Localizzazione_ed_estensione_della_notizia/"  title="Localizzazione_ed_estensione_della_notizia">Localizzazione ed estensione della notizia</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Effetti_sulla_rilevanza_e_la_diffusione/"  title="Effetti_sulla_rilevanza_e_la_diffusione">Effetti sulla rilevanza e la diffusione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Effetti_sullinterpretazione/" class="noArticle" title="Effetti_sullinterpretazione">Effetti sullinterpretazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Contornocornice_nella_quale_è_inserita_la_notizia/"  title="Contornocornice_nella_quale_è_inserita_la_notizia">Contornocornice nella quale è inserita la notizia</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Fotografie_ed_altro_materiale_grafico/"  title="Fotografie_ed_altro_materiale_grafico">Fotografie ed altro materiale grafico</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Strutturazione_di_una_notizia:_la_piramide_rovesciata/"  title="Strutturazione_di_una_notizia:_la_piramide_rovesciata">Strutturazione di una notizia: la piramide rovesciata</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Titoli_e_trafiletti/"  title="Titoli_e_trafiletti">Titoli e trafiletti</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Decontestualizzazione/"  title="Decontestualizzazione">Decontestualizzazione</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_linguaggio/"  title="Il_linguaggio">Il linguaggio</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_linguaggio_scritto/"  title="Il_linguaggio_scritto">Il linguaggio scritto</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Tonolinguaggio_orientato/"  title="Tonolinguaggio_orientato">Tonolinguaggio orientato</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Parole_magiche/"  title="Parole_magiche">Parole magiche</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Associazioni_di_parole_e_fatti/"  title="Associazioni_di_parole_e_fatti">Associazioni di parole e fatti</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Eufemismi_e_tecnicismi/"  title="Eufemismi_e_tecnicismi">Eufemismi e tecnicismi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Espressioni_orientate/"  title="Espressioni_orientate">Espressioni orientate</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Stili_narrativi/" class="noArticle" title="Stili_narrativi">Stili narrativi</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_linguaggio_delle_immagini/"  title="Il_linguaggio_delle_immagini">Il linguaggio delle immagini</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Immagini_manipolative/"  title="Immagini_manipolative">Immagini manipolative</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Campagne_fotografiche/"  title="Campagne_fotografiche">Campagne fotografiche</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_linguaggio_dei_numeri/"  title="Il_linguaggio_dei_numeri">Il linguaggio dei numeri</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Contenuto_dellinformazione/" class="noArticle" title="Contenuto_dellinformazione">Contenuto dellinformazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Selezione_ed_uso_delle_fonti_di_informazione/"  title="Selezione_ed_uso_delle_fonti_di_informazione">Selezione ed uso delle fonti di informazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Informazione_falsa/"  title="Informazione_falsa">Informazione falsa</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Informazione_falsa_scritta/"  title="Informazione_falsa_scritta">Informazione falsa scritta</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Informazione_falsa_visiva/"  title="Informazione_falsa_visiva">Informazione falsa visiva</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Selezione_degli_argomenti_di_informazione/"  title="Selezione_degli_argomenti_di_informazione">Selezione degli argomenti di informazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/La_non-informazione/"  title="La_non-informazione">La non-informazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Informazione-fulmine._Notizie_che_appaiono_e_scompaiono/"  title="Informazione-fulmine._Notizie_che_appaiono_e_scompaiono">Informazione-fulmine. Notizie che appaiono e scompaiono</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/La_sovrinformazione/"  title="La_sovrinformazione">La sovrinformazione</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Come_sapere_se_la_notiziaazione_sarà_mediatica/"  title="Come_sapere_se_la_notiziaazione_sarà_mediatica">Come sapere se la notiziaazione sarà mediatica</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Trucchi_quotidiani_di_manipolazione_linguistica/"  title="Trucchi_quotidiani_di_manipolazione_linguistica">Trucchi quotidiani di manipolazione linguistica</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Strategie_sintattiche_e_grammaticali_di_manipolazione_linguistica/"  title="Strategie_sintattiche_e_grammaticali_di_manipolazione_linguistica">Strategie sintattiche e grammaticali di manipolazione linguistica</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Creazione_di_una_bufala/"  title="Creazione_di_una_bufala">Creazione di una bufala</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Le_bufale_volontarie/"  title="Le_bufale_volontarie">Le bufale volontarie</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Le_bufale_involontarie/"  title="Le_bufale_involontarie">Le bufale involontarie</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/La_smentita_di_una_bufala/"  title="La_smentita_di_una_bufala">La smentita di una bufala</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Le_leggende_metropolitane/"  title="Le_leggende_metropolitane">Le leggende metropolitane</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_legendmaker/"  title="Il_legendmaker">Il legendmaker</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_caso_della_maglietta_di_sicurezza/"  title="Il_caso_della_maglietta_di_sicurezza">Il caso della maglietta di sicurezza</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/La_smentita_di_una_leggenda_metropolitana/"  title="La_smentita_di_una_leggenda_metropolitana">La smentita di una leggenda metropolitana</a>
<br />
############################################
<br />
<span style="font-size:20px;"><a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Capitolo_8_Comunicazione-guerriglia/"  title="Capitolo_8_Comunicazione-guerriglia">Capitolo 8 Comunicazione-guerriglia</a></span>
<br />
############################################
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Grammatica_culturale/"  title="Grammatica_culturale">Grammatica culturale</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Comunicazione-guerriglia:_principi_tecniche_e_pratiche/"  title="Comunicazione-guerriglia:_principi_tecniche_e_pratiche">Comunicazione-guerriglia: principi tecniche e pratiche</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Principi/"  title="Principi">Principi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Tecniche/"  title="Tecniche">Tecniche</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Pratiche/"  title="Pratiche">Pratiche</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Come_far_perdere_2000_euro_a_un_McDonalds/"  title="Come_far_perdere_2000_euro_a_un_McDonalds">Come far perdere 2000 euro a un McDonalds</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Fate_teatro_video_sorvegliato/"  title="Fate_teatro_video_sorvegliato">Fate teatro video sorvegliato</a>
<br />
############################################
<br />
<span style="font-size:20px;"><a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Capitolo_9_Media_Alert_e_Disobbedienza_Civile_Elettronica/"  title="Capitolo_9_Media_Alert_e_Disobbedienza_Civile_Elettronica">Capitolo 9 Media Alert e Disobbedienza Civile Elettronica</a></span>
<br />
############################################
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Floodnet/"  title="Floodnet">Floodnet</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Netstrike/"  title="Netstrike">Netstrike</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Attacchi_fisici_attacchi_sintattici_attacchi_semantici/"  title="Attacchi_fisici_attacchi_sintattici_attacchi_semantici">Attacchi fisici attacchi sintattici attacchi semantici</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/D-Dos_e_Break-In/"  title="D-Dos_e_Break-In">D-Dos e Break-In</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Mail_Manifestazione/"  title="Mail_Manifestazione">Mail Manifestazione</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Mailbombing/"  title="Mailbombing">Mailbombing</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Virus_Creativi/"  title="Virus_Creativi">Virus Creativi</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Defacement/"  title="Defacement">Defacement</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Cybersquatting/"  title="Cybersquatting">Cybersquatting</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Digital_hijacking/"  title="Digital_hijacking">Digital hijacking</a>
<br />
############################################
<br />
<span style="font-size:20px;">Appendice</span>
<br />
############################################
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Riepilogo_teorie_dellinfluenza_indiretta/" class="noArticle" title="Riepilogo_teorie_dellinfluenza_indiretta">Riepilogo teorie dellinfluenza indiretta</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teorie_della_socializzazione/"  title="Teorie_della_socializzazione">Teorie della socializzazione</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/La_socializzazione_come_quadro_di_riferimento/"  title="La_socializzazione_come_quadro_di_riferimento">La socializzazione come quadro di riferimento</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/La_socializzazione_prepara_gli_individui_alla_vita_di_gruppo/"  title="La_socializzazione_prepara_gli_individui_alla_vita_di_gruppo">La socializzazione prepara gli individui alla vita di gruppo</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teoria_dellapprendimento_sociale/" class="noArticle" title="Teoria_dellapprendimento_sociale">Teoria dellapprendimento sociale</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teoria_del_modellamento/"  title="Teoria_del_modellamento">Teoria del modellamento</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teoria_delle_aspettative_sociali/"  title="Teoria_delle_aspettative_sociali">Teoria delle aspettative sociali</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teoria_dellorganizzazione_sociale/" class="noArticle" title="Teoria_dellorganizzazione_sociale">Teoria dellorganizzazione sociale</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Le_rappresentazioni_dei_media_come_fonti_di_aspettative_sociali/"  title="Le_rappresentazioni_dei_media_come_fonti_di_aspettative_sociali">Le rappresentazioni dei media come fonti di aspettative sociali</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Concetti_fondamentali/"  title="Concetti_fondamentali">Concetti fondamentali</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Le_teorie_della_costruzione_sociale/"  title="Le_teorie_della_costruzione_sociale">Le teorie della costruzione sociale</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Le_comunicazioni_di_massa_e_gli_effetti_della_realtà_mediata/"  title="Le_comunicazioni_di_massa_e_gli_effetti_della_realtà_mediata">Le comunicazioni di massa e gli effetti della realtà mediata</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Effetti_dei_media_e_conoscenze_collettive/"  title="Effetti_dei_media_e_conoscenze_collettive">Effetti dei media e conoscenze collettive</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_sé_mediale/"  title="Il_sé_mediale">Il sé mediale</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/La_società_vista_dai_media/"  title="La_società_vista_dai_media">La società vista dai media</a>
<br />
############################################
<br />
<span style="font-size:20px;"><a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Bibliomedia/"  title="Bibliomedia">Bibliomedia</a></span>
<br />
############################################
</p>
      ]]></content>
    </entry>

    <entry>
      <title>Capitolo 1 La comunicazione: fondamenti</title>
      <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Capitolo_1_La_comunicazione%3A_fondamenti/" />
      <id>tag:eugenioiorio.it,2008:wiki:Capitolo 1 La comunicazione: fondamenti/363.904</id>
      <published>2008-06-08T22:58:48Z</published>
      <updated>2008-06-08T22:58:48Z</updated>
      <author>
            <name>beppe caferra</name>
            <email></email>
      </author>
      <content type="html"><![CDATA[
        <p><span style="font-size:20px;">Capitolo 1        La comunicazione: fondamenti</span>
</p>
<p>
<span style="font-size:20px;">Teorie dei segni, dell’informazione e della comunicazione</span>
</p>
<p>
Il linguaggio è contemporaneamente lo strumento e il modo fondamentale di comunicazione, utilizzato da ogni uomo per la costruzione di rapporti di interazione con gli altri uomini e con il mondo in generale. L’unità di base di ogni tipo di linguaggio è il segno: si definisce “segno”  ogni cosa che sta per qualcos’altro e serve a comunicare questo qualcos’altro a qualcuno. In base ai criteri dell’intenzionalità e della motivazione relativa, distinguiamo almeno cinque diverse tipologie di segni:
<br />
1.&nbsp;   indici (o sintomi), motivati naturalmente/non intenzionali, basati sul rapporto causa-effetto (ad es. starnuto per avere raffreddore);
<br />
2.&nbsp;   segnali, motivati naturalmente/usati intenzionalmente (ad es. sbadiglio involontario per noia);
<br />
3.&nbsp;   icone (dal gr. eikón, immagine), motivati analogicamente/intenzionali, basati sulla similarità di forma e struttura, riproducono le proprietà dell’oggetto designato (ad es. le simbologie presenti sulle guide turistiche);
<br />
4.&nbsp;   simboli, motivati culturalmente/intenzionali (ad es. colore nero per lutto);
<br />
5.&nbsp;   segni propriamente detti, non motivati/intenzionali (ad es. comunicazione gestuale).
<br />
Procedendo dagli indici ai segni propriamente detti, la motivazione che lega il qualcosa al qualcos’altro del segno è sempre più convenzionale e meno diretta, con conseguente aumento della specificità culturale del segno. Su un primo versante gli indici, essendo fatti di natura, hanno per definizione un valore universale e rimangono uguali per tutte le culture in ogni tempo; sul versante opposto, i segni propriamente detti dipendono da ogni singola tradizione culturale (ad es. il termine gatto è un segno linguistico propriamente detto, prodotto intenzionalmente per riferirsi ad un animale nella specifica cultura linguistica italiana). Il segno è, dunque, l’unità fondamentale della comunicazione (dal latino communis, mettere in comune, rendere comune, trasmette informazioni). Si può parlare di comunicazione utilizzando un’accezione molto larga o più ristretta del termine. Secondo una prima ed ampia accezione, ogni fatto culturale, compresi i fatti di natura filtrati dell’esperienza umana, veicola informazioni che possono essere interpretate da qualcuno. Secondo un’accezione più ristretta, si ha comunicazione quando c’è un comportamento prodotto da un’emittente al fine di far passare dell’informazione, percepito da un ricevente come tale. Il coinvolgimento del concetto di intenzionalità differenzia la comunicazione dal semplice passaggio di informazione. In maniera ancor più rigorosa, è verosimile individuare tre possibili categorie nel fenomeno generale della comunicazione:
</p>
<p>
a)    Comunicazione in senso stretto: 
<br />
forte                  emittente intenzionale     es. linguaggio verbale umano, sistemi  
<br />
               ricevente intenzionale           di comunicazione artificiali
<br />
                 
<br />
b)    Passaggio di informazioni:
<br />
“codice”:&nbsp;          emittente non intenzionale    es. parte della comunicazione non 
<br />
        ricevente intenzionale                 verbale umana (postura)
</p>
<p>
c)    Formulazione di inferenze:
<br />
debole              nessun emittente                                          
<br />
        (è solo presente un “oggetto culturale”)       es. modi di vestire
<br />
        interpretante
</p>
<p>
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teorie_dei_segni/"  title="Teorie_dei_segni">Teorie dei segni</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Tommaso_D´Aquino/"  title="Tommaso_D´Aquino">Tommaso D´Aquino</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Immanuel_Kant/"  title="Immanuel_Kant">Immanuel Kant</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Umberto_Eco/"  title="Umberto_Eco">Umberto Eco</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ferdinand_de_Saussure/"  title="Ferdinand_de_Saussure">Ferdinand de Saussure</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Charles_Sanders_Peirce/"  title="Charles_Sanders_Peirce">Charles Sanders Peirce</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Thomas_Albert_Sebeok/"  title="Thomas_Albert_Sebeok">Thomas Albert Sebeok</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Gottlob_Frege/"  title="Gottlob_Frege">Gottlob Frege</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teorie_culturologiche/"  title="Teorie_culturologiche">Teorie culturologiche</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/La_teoria_dell´informazione/"  title="La_teoria_dell´informazione">La teoria dell´informazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Misura_dell´informazione/"  title="Misura_dell´informazione">Misura dell´informazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Comunicazione_e_informazione/"  title="Comunicazione_e_informazione">Comunicazione e informazione</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teorie_della_comunicazione/"  title="Teorie_della_comunicazione">Teorie della comunicazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Karl_Bűhler/"  title="Karl_Bűhler">Karl Bűhler</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Roman_Jacobson/"  title="Roman_Jacobson">Roman Jacobson</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Claude_Shannon_e_Warren_Weaver/"  title="Claude_Shannon_e_Warren_Weaver">Claude Shannon e Warren Weaver</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ferdinand_de_Saussure/"  title="Ferdinand_de_Saussure">Ferdinand de Saussure</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/John_L._Austin/"  title="John_L._Austin">John L. Austin</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/John_Searle/"  title="John_Searle">John Searle</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Paul_Grice/"  title="Paul_Grice">Paul Grice</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Schema_di_un_sistema_interattivo_della_comunicazione/"  title="Schema_di_un_sistema_interattivo_della_comunicazione">Schema di un sistema interattivo della comunicazione</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/L´ambiente_o_contesto/"  title="L´ambiente_o_contesto">L´ambiente o contesto</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/I_modelli_comunicativi/"  title="I_modelli_comunicativi">I modelli comunicativi</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_modello_matematico_dell´informazione/" class="noArticle" title="Il_modello_matematico_dell´informazione">Il modello matematico dell´informazione</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_modello_semiotico-informazionale/"  title="Il_modello_semiotico-informazionale">Il modello semiotico-informazionale</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_modello_semiotico-testuale/"  title="Il_modello_semiotico-testuale">Il modello semiotico-testuale</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_modello_semiotico-enunciazionale/"  title="Il_modello_semiotico-enunciazionale">Il modello semiotico-enunciazionale</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Gli_assiomi_della_comunicazione_della_Scuola_di_Palo_Alto/"  title="Gli_assiomi_della_comunicazione_della_Scuola_di_Palo_Alto">Gli assiomi della comunicazione della Scuola di Palo Alto</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Primo_assioma/"  title="Primo_assioma">Primo assioma</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Secondo_assioma/"  title="Secondo_assioma">Secondo assioma</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Terzo_assioma/"  title="Terzo_assioma">Terzo assioma</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Quarto_assioma/"  title="Quarto_assioma">Quarto assioma</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Quinto_assioma/"  title="Quinto_assioma">Quinto assioma</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Stili_di_comunicazione_e_comunicazione_indiretta/"  title="Stili_di_comunicazione_e_comunicazione_indiretta">Stili di comunicazione e comunicazione indiretta</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Comunicazione_persuasiva_e_negoziazione_del_conflitto/"  title="Comunicazione_persuasiva_e_negoziazione_del_conflitto">Comunicazione persuasiva e negoziazione del conflitto</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Comportamento_relazionale_positivo/"  title="Comportamento_relazionale_positivo">Comportamento relazionale positivo</a>
<br />
     - <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Il_conflitto/"  title="Il_conflitto">Il conflitto</a>
</p>
      ]]></content>
    </entry>

    <entry>
      <title>Thomas Albert Sebeok</title>
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      <published>2008-06-08T22:54:51Z</published>
      <updated>2008-06-08T22:54:51Z</updated>
      <author>
            <name>beppe caferra</name>
            <email></email>
      </author>
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Un punto di svolta nella storia della semiotica fu segnato nella prima metà degli anni Sessanta quando Thomas  A. Sebeok (1920 – 2001) estese i confini della scienza dei segni quale risultava fino ad allora sotto il nome di “semiologia”. Quest’ultima si basava semplicemente sul paradigma verbale ed era viziata dall’errore di scambiare la parte per il tutto.&nbsp; Sebeok  definisce tale tendenza nello studio dei segni “ la tradizione minore” contrapponendovi quella “maggiore” per ampiezza temporale ed estensione tematica, rappresentata da Locke e Peirce e che risale ai primi studi sui segni e sui sintomi (l’antica semeiotica medica) di Ippocrate e Galeno.
<br />
Nelle sue pubblicazioni Sebeok ha fatto valere una nuova visione della semiotica in cui il campo coincide con quello delle scienze della vita, in base all’assunto che tutto ciò che è vita è segno.
</p>
<p>
In seguito all’opera di Sebeok, ampiamente ispirata a Peirce, ma anche a Charles Morris (1901-1979) e a Roman Jacobson (1896-1982) diretti maestri di Sebeok – sia la concezione del campo semiotico, sia la concezione della storia della semiotica sono mutate notevolmente.
</p>
<p>
La semiotica odierna deve a Sebeok la sua configurazione come “semiotica globale”. In virtù di questo approccio “globale” o olistico”  la ricerca semiotica sulla “vita dei segni” è direttamente interessata anche ai segni della vita.
</p>
      ]]></content>
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      <title>Teorie dei segni</title>
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      <id>tag:eugenioiorio.it,2008:wiki:Teorie dei segni/365.901</id>
      <published>2008-06-08T22:53:03Z</published>
      <updated>2008-06-08T22:53:03Z</updated>
      <author>
            <name>beppe caferra</name>
            <email></email>
      </author>
      <content type="html"><![CDATA[
        <p><span style="font-size:20px;">Teorie dei segni</span>
</p>
<p>
L’uomo vive immerso in un mondo di segni: ciascuno, anche inconsciamente, in ogni istante della propria esistenza produce, riceve e interpreta segni. Ogni cosa può essere segno, ma non è detto che lo sia necessariamente: il segno, sia naturale che convenzionale, per essere tale ha bisogno di essere segno per qualcuno, che sia in grado di riconoscerlo, coglierlo ed interpretarlo. Così, il fumo è segno di fuoco solo ed esclusivamente se vi è qualcuno che lo coglie come tale; in caso contrario, il fumo è semplicemente fumo, privo di qualsiasi valenza signica. La realtà parla solo all’uomo disposto ad ascoltare e capire. La scienza che studia i segni è la semiotica. Più precisamente, la semiotica individua nei sistemi linguistici le unità che li compongono (i segni), cerca di comprenderne le relazioni reciproche e di spiegare i processi e gli atti di comunicazione che li coinvolgono. Nell’ambito delle ricerche di tipo semiotico sono state formulate, dai tempi della filosofia classica ad ora, varie teorie relative ai diversi possibili tipi di relazione esistenti tra un oggetto, un segno e il modo in cui tale segno viene interpretato nella mente. Senza inoltrarci troppo in questo terreno molto delicato, analizziamo i più importanti apporti avutisi in materia. 
</p>
<p>
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Tommaso_D´Aquino/"  title="Tommaso_D´Aquino">Tommaso D´Aquino</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Immanuel_Kant/"  title="Immanuel_Kant">Immanuel Kant</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Umberto_Eco/"  title="Umberto_Eco">Umberto Eco</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Ferdinand_de_Saussure/"  title="Ferdinand_de_Saussure">Ferdinand de Saussure</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Charles_Sanders_Peirce/"  title="Charles_Sanders_Peirce">Charles Sanders Peirce</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Thomas_Albert_Sebeok/"  title="Thomas_Albert_Sebeok">Thomas Albert Sebeok</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Gottlob_Frege/"  title="Gottlob_Frege">Gottlob Frege</a>
<br />
<a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Teorie_culturologiche/"  title="Teorie_culturologiche">Teorie culturologiche</a>
</p>
<p>
Ritorna a <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Capitolo_1_La_comunicazione:_fondamenti/"  title="Capitolo_1_La_comunicazione:_fondamenti">Capitolo 1 La comunicazione: fondamenti</a>
</p>
      ]]></content>
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      <title>Media tattici</title>
      <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Media_tattici/" />
      <id>tag:eugenioiorio.it,2008:wiki:Media tattici/512.900</id>
      <published>2008-06-08T22:43:56Z</published>
      <updated>2008-06-08T22:43:56Z</updated>
      <author>
            <name>beppe caferra</name>
            <email></email>
      </author>
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Media tattici 
</p>
<p>
I media tattici nascono quando i media a basso costo e fai-da-te, resi possibili dalla rivoluzione dell’elettronica di consumo e da estese forme di distribuzione (dal cavo ad accesso pubblico a Internet), vengono sfruttati da gruppi e individui che si sentono danneggiati o esclusi dalla cultura dominante. I media tattici non si limitano a riportare gli eventi: poiché non sono mai imparziali, prendono sempre parte a essi ed è questa, più di ogni altra, la cosa che li differenzia dai media ufficiali tradizionali. Di recente, un’etica e un’estetica tattiche ben distinte sono emerse attraverso le opere dei video artisti. All’inizio era solo un’estetica veloce e sporca che poi, nonostante sia uno stile come un altro, ha finito, almeno per quanto riguarda il video, per simboleggiare tutto il cinema verità degli anni Novanta. I media tattici sono mezzi di crisi, critica e opposizione. Questa è la fonte del loro potere e, nello stesso tempo, il loro limite. I loro tipici eroi sono l’attivista, il guerriero mediatico nomade, il pranxter, l’hacker, il rapper di strada, il videomaker kamikaze, ovvero gli oppositori gioiosi, sempre in cerca di un nemico. Ma una volta che il nemico è stato identificato e sgominato, è l’attivista stesso dei media tattici ad andare in crisi. Allora, malgrado i loro successi, è facile deriderli con gli slogan della destra: politically correct, victime culture, ed altro. Filosoficamente parlando, sono la politica dell’identità, la critica dei media e le teorie della rappresentazione, fondamento di molti media tattici occidentali, a essere in crisi. Questo modo di pensare è visto dai più come un residuo ingiustificato e repressivo di un umanismo fuori moda. Credere che la questione della rappresentazione sia oggi irrilevante, vuol dire credere che i veri cambiamenti nella vita di gruppi e individui non siano influenzati dal tipo di immagini che circolano in una data società. E il fatto che non vediamo più i mass media come unica e sola fonte della definizione della nostra identità, può rendere questi argomenti più complicati, sdrucciolevoli, ma non certo ridondanti. I media tattici sono una forma elevata di umanesimo, un’utile antidoto contro quello che Peter Lamborn Wilson descrive come l’incontrastato dominio del denaro sull’essere umano, ma anche un antidoto contro le forme di scientismo tecnocratico che nuovamente riemergono e che, sotto la bandiera del post-umanismo, tendono a limitare la discussione ai fini dell’uomo e alla solidarietà sociale. Che cosa rende i media tattici? In The Practice of Every Day Life, De Certeau ha analizzato la cultura popolare non come dominio dei testi o dei manufatti, ma come insieme delle pratiche e delle operazioni realizzate sul testuale o su strutture testuali. Ha spostato l’enfasi dalle rappresentazioni agli usi fatti delle rappresentazioni. In altre parole, al modo in cui noi, consumatori-fruitori, usiamo i testi e i manufatti che ci circondano. E la risposta che ha suggerito è stata che lo facciamo tatticamente, ovvero in un modo molto più creativo e ribelle di quanto prima potessimo immaginare. De Certeau ha descritto il processo di fruizione e consumo come una serie di tattiche tramite le quali il debole può usare il forte. Egli caratterizza l’utente ribelle, termine che preferisce a consumatore, come tattico e il produttore presuntuoso, tra i quali egli include autori, educatori, curatori e rivoluzionari, come strategico. La definizione di questa dicotomia ha fatto sì che si producesse un vocabolario di tattiche abbastanza ricco e complesso da creare un’estetica ben distinta e riconoscibile. Un’estetica esistenziale, fatta di abili espedienti: ingannare, leggere, parlare, spendere, desiderare; i trucchi intelligenti, l’astuzia del predatore, le manovre, le situazioni polimorfiche, le scoperte gioiose, un’estetica di poesia ma anche guerriera. La consapevolezza di questa dicotomia tattico/strategico ci ha aiutato a identificare una classe di produttori che sembrano gli unici coscienti del valore di questi temporanei capovolgimenti nel flusso del potere. E piuttosto che resistere a queste ribellioni fanno tutto ciò che è in loro potere per ampliarle. E infatti rendono centrale, nella loro pratica, la creazione di spazi, canali e piattaforme per questi capovolgimenti. I media tattici non sono mai perfetti, ma sempre in divenire, performativi e pragmatici, coinvolti in un continuo processo di rimessa in discussione delle premesse dei canali con cui lavorano. Ciò richiede la fiducia nel fatto che il contenuto possa sopravvivere intatto mentre viaggia da interfaccia a interfaccia. Ma non dobbiamo mai dimenticare che il medium ibrido ha il suo opposto, la sua nemesi, il medialen Gesamtkunstwerk, il programma finale della Bauhaus elettronica. Ovviamente, è più sicuro rimanere legati ai classici rituali dell’underground e della scena alternativa. Ma i media tattici sono basati su un principio di risposta flessibile, di lavoro con differenti coalizioni, essendo capaci di muoversi tra differenti entità nel vasto paesaggio dei media senza tradire le proprie motivazioni originali. I media tattici possono essere edonisti o zelantemente euforici. Anche le tendenze di moda possono avere la loro utilità. Ma è soprattutto la mobilità che caratterizza il professionista dei media tattici, il desiderio e la capacità di combinare o saltare da un medium all’altro creando una continua riserva di mutanti e ibridi, attraversare confini, connettere e ricollegare una varietà di discipline e sempre sfruttando appieno gli spazi liberi nei media, che appaiono continuamente per la velocità del cambiamento tecnologico e l’incertezza dei regolamenti. Sebbene i media tattici includano i media alternativi, non dobbiamo rimanere rinchiusi in questa categoria. Infatti, abbiamo introdotto il termine tattico per sovvertire e superare le rigide dicotomie che hanno ristretto il pensiero a quest’area per tanto tempo, dicotomie come dilettante vs professionista, alternativo vs ufficiale, privato vs pubblico. Le nostre forme ibride sono sempre provvisorie. Quello che conta sono le connessioni temporanee che si è capaci di realizzare quì e ora, non qualche fumosa promessa per il futuro. La mobilità dei media tattici si connette a un più vasto movimento di cultura migrante, che è esposta da chi propone quella che Nie Ascherson ha descritto come la stimolante pseudo-scienza del nomadismo. Egli sostiene che gli esponenti della razza umana stanno entrando in una nuova epoca di movimento e migrazione. I nuovi soggetti della storia, un tempo coltivatori sedentari e cittadini, sono i migranti, i rifugiati, i cercatori di asilo, i senza-casa. Un esempio rappresentante del tattico può essere visto nel lavoro dell’artista polacco Krzystof Wodizko, che si accorge di come le orde dei profughi ora occupino lo spazio pubblico delle piazze, dei parchi o degli atrii delle stazioni, una volta designato da una trionfante classe media a celebrare la conquista dei suoi nuovi diritti politici e delle libertà economiche. Wodiczko pensa che questi spazi occupati formino nuove agorà che dovrebbero essere usate per agitazioni: l’artista ha bisogno di imparare come agire in quanto sofista nomade in una polis migrante. Come altri tattici dei media migranti, Wodizko ha studiato le tecniche con le quali il debole diventa più forte dell’oppressore disperdendosi, diventando senza centro, muovendosi veloce attraverso paesaggi fisici, mediatici o virtuali. Chi viene cacciato deve cercare modi di diventare cacciatore. Anche il capitale si è radicalmente deterritorializzato. Come abbiamo castelli in aria, così abbiamo bisogno anche di fortezze fatte di mattoni e malta, per resistere a un mondo di capitale monadico senza costrizioni. Spazi per pianificare, e non solo improvvisare, e la possibilità di capitalizzare i vantaggi acquisiti, sono sempre stati nell’interesse dei media strategici. I media autogestiti ed indipendenti sono luoghi che si trovano per la maggior parte in rete, in cui si professa e si mette in pratica la libera informazione, per cui ognuno può diventare attivista in questo campo. I media autogestiti si propongono di informare gli utenti indipendentemente dai media tradizionali, grazie alla collaborazione di persone diverse che danno un apporto personale al progetto di libera e sincera informazione di tipo no-profit. Le informazioni e gli articoli che vengono pubblicati su questi tipi di riviste e siti possono essere forniti da chiunque, senza la paura che non siano pubblicati: ciò non avverrà poiché in questi progetti non esiste censura. Alla realizzazione di un’informazione appassionata della verità, contribuiscono non solo persone comuni, ma giornalisti di professione, videomaker, hacker, radio e fotografi. L’attività di tutte queste collaborazioni è puramente volontaristica. Nei progetti dei media autogestiti si pone l’attenzione sui problemi economici e riguardo ad una soluzione che non penalizzi nessuno, sulla critica dei sistemi di informazione utilizzati dai mass media tradizionali, cercando di mantenere una visione democratica e non violenta della convivenza umana. Scopo principale di queste attività è di mettere in relazione tutte le persone che aderiscono a queste idee, a chi vuole approfondire notizie, argomenti, avvenimenti importanti ma trascurati o travisati dai grandi mezzi d’informazione. La maggior parte di questi progetti sono nati e si sono evoluti grazie a coloro che non sono d’accordo con la situazione economica e politica mondiale a si attivano per cercare di cambiarla, come il popolo di Seattle; l’attivismo e la partecipazione sono prerogative tipiche di coloro che sostengono i media tattici, molto impegnati in questi ambiti. 
</p>
<p>
I media tattici si collocano nello spazio della comunicazione orizzontale. Quello proprio delle reti, quello in cui non esistono posizioni egemoniche e agenda setting.&nbsp; 
<br />
In questo contesto, il  cittadino può scegliere di abbandonare  il ruolo di spettatore – consumatore  (in cui la logica del broadcasting  l’aveva relegato) e di  ritagliarsene uno nuovo. Un ruolo da protagonista attivo. 
<br />
Può cercare informazioni e allo stesso tempo può fornirne: la barriera che separa produttori e consumatori di informazioni viene abbattuta. E crolla, così, il potere di selezionare le notizie destinate alla circolazione, da sempre attribuito a gruppi ristretti, a “mediatori professionali”.
<br />
E’ un processo di democratizzazione dell’informazione quello che i  “media tattici” innescano e alimentano: “il più periferico tra gli utenti di Internet può avere un potere della parola pari a quello d’un governo o d’un grande potentato privato, soprattutto se la notizia che immette nella rete è proprio quella che qualcuno voleva ad ogni costo occultare” (Rodotà, 2004).
</p>
<p>
Ritorna a <a href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Capitolo_4_Media_e_media_tattici/"  title="Capitolo_4_Media_e_media_tattici">Capitolo 4 Media e media tattici</a>
</p>
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      <title>Pagina di test</title>
      <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.eugenioiorio.it/wiki2.0/index.php/default_wiki/Pagina_di_test/" />
      <id>tag:eugenioiorio.it,2008:wiki:Pagina di test/698.878</id>
      <published>2008-06-02T17:06:24Z</published>
      <updated>2008-06-02T17:06:24Z</updated>
      <author>
            <name>AlessiaC</name>
            <email></email>
      </author>
      <content type="html"><![CDATA[
        <p><span style="font-size:18px;"><FONT FACE="Verdana"><cite>“Tornando al ricordo di quella particolare atmosfera, oggi rimane soltanto la crudeltà orrenda della guerra e della morte. Capisco di fronte alla morte anche il revisionismo, perché si può paragonare un morto a un altro morto, questo è ovvio, però ci sono delle ragioni che non vanno dimenticate.”</cite> (Enzo Biagi. Era ieri). 
<br />
“Ci sono ragioni che non vanno dimenticate.” Sono queste le parole di tutto il passo che preferisco, innanzi tutto perchè sono la testimonianza di un uomo che ha vissuto un evento in prima persona, poi perché danno il senso della memoria, della capacità di distillare la storia. 
<br />
È proprio la memoria che manca oggi, il senso di appartenenza, la misura delle vicende che dall’Unità d’Italia, hanno portato all’assetto politico attuale.
<br />
Nel nostro Paese, il percorso verso la democrazia è stato ed è più che mai confusionario, intermittente e compromesso. Si pensi all’avvento del Fascismo, al terrorismo degli anni settanta, fino a Tangentopoli, ma questo non vuol dire che dobbiamo dimenticarci dell’operato di personalità come De Gasperi, Moro e Berlinguer, capaci di individuare i tratti della nostra cultura, di tastare il polso della popolazione, di dialogare con la società e di attivarsi, seppur con motivazioni diverse.
<br />
Assodato questo: qual è il trend attuale della politica? Siamo ancora capaci di capire che la storia è fatta di ragioni? Di distinguere gli effetti dalle cause? Di programmare?
<br />
C’è ancora la volontà di una politica compartecipata, o si accetta di buon grado l’idea di navigare a vista? Credo che attualmente siamo più sbilanciati verso la seconda ipotesi. La politica si svolge qui e ora, con una propensione alla manipolazione più che al consenso ed un’attenzione particolare alla quantità più che alla qualità.
<br />
Pochi conoscono il passato, alcuni approfittano del presente, i più aspettano inermi l’imprevisto.
<br />
È un po’ quello che affermava Rousseau nel Contratto sociale: <cite>“Quando lo Stato, prossimo alla rovina, continua a esistere solo in forma illusoria e vana, quando il vincolo sociale è infranto, allora la volontà generale diventa muta.”</cite>
<br />
Mi viene in mente il testo di una canzone di Francesco De Gregori, <i>Rumore di niente</i>, che dice: <cite>“Gli occhi oggi gridano agli occhi, e le bocche stanno a guardare e le orecchie non vedono niente, tra Babele e il Villaggio Globale.” </cite> Credo dia l’idea dell’inettitudine e del senso di disorientamento che pervade la gente oggi.
<br />
In tutto questo, qual è l’uso che possiamo fare dei media? Sicuramente, per ciò che riguarda la stampa e il web 2.0, un uso positivo. Vada bene anche per le società di sondaggi o per i gruppi di ricognizione dell’opinione pubblica (vedi l’Osservatorio di Comunicazione politica di Lecce, diretto dal Dott. Cristante).
<br />
Ma la Tv? Può davvero servire la causa politica? 
<br />
Un’altra considerazione di Enzo Biagi può valere come risposta: <cite>“Con tutto il rispetto per le opinioni di autorevoli rappresentanti della politica e della letteratura, che proclamano che la Tv deve fare più cultura, io mi permetto deferentemente di dissentire: deve fare più televisione.”</cite> 
<br />
E ancora: <cite>“La televisione corrompe. Una volta il sogno del giovane giornalista era diventare una firma; ora è sufficiente mostrare, con qualche insistenza, la faccia. Nessuno dice. &#8220;L’ho letto&#8221;, ma &#8220;L’ho riconosciuto&#8221;.” </cite>(Enzo Biagi. Ma che tempi.)
<br />
In definitiva, ciò di cui ha bisogno la comunicazione politica oggi è di spostarsi dagli schermi, per tornare nelle piazze. 
<br />
Non c’è più tempo. Non dev’essere la politica a guidare il Paese, ma il Paese a guidare la politica, cercando idee, facendo impresa, attraverso la connessione, la mobilitazione, l’incontro, l’unione degli interessi, l’ottimizzazione delle risorse. Altrimenti tra un po’ di anni, sapremo come comunicare, ma non sapremo che cosa dirci! (Questa è mia.) (Alessia C.)</FONT></span>
</p>
      ]]></content>
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