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Teoria del knowledge – gap

Un’altra teoria, quella del knowledge-gap, o più semplicemente dello scarto di conoscenza, è costituita dagli studi sulla diffusione di conoscenze, sulle campagne informative ed, più in generale, dallo studio sulla diffusione delle innovazioni nell’ambito delle politiche sociali, specialmente nei paesi in via di sviluppo. La diffusione su larga scala della comunicazione, secondo Tichenor, Donohue e Olien, è interpretata come un indicatore di modernizzazione, di sviluppo sociale e culturale legato a flussi liberamente ed equamente disponibili. Alla televisione è attribuita una funzione di legame, nel mettere in relazione i componenti di diversi sottogruppi culturali attraverso una comune esposizione ad un universo culturale più ampio, popolare, dominante. Ai media viene anche riconosciuta la capacità di costruire un comune universo simbolico di riferimento e di aggregare e definire un’identità culturale. Attraverso le notizie, le analisi, i commenti, i media rendono comprensibile in termini di categorie più generali, l’esperienza sociale degli individui. Tali categorie funzionano sia da guide normative già articolate, sia da assunti valoriali più generali circa ciò che ci si può aspettare dalla vita sociale. In questo modo, i media offrono informazione e nello stesso tempo forniscono la dimensione normativa della società con grande flessibilità in rapporto alle tensioni sociali. Se le valenze integrative, di parificazione, modernizzazione, legate anche alla facile accessibilità rappresentano un modello ormai comunemente condiviso, è bene porre l’accento anche sull’altro lato della medaglia:

“I media riproducono ed accentuano disuguaglianze sociali, sono strumenti di divaricazione delle differenze, non di attenuazione di esse, danno vita a nuove e incisive forme di inequità e sviluppo diseguale”.

La formulazione originale del modello dice anche che i segmenti di popolazione con status economico più alto, tendono ad acquisire l’informazione più rapidamente dei segmenti di più basso livello, così che lo scarto di conoscenza fra questi segmenti tende a crescere piuttosto che a diminuire. Bisognerebbe, quindi, attivarsi per far si che il livello di informazione realmente recepito dalle diverse fasce sociali, sia il più omogeneo possibile, dando importanza, nel pensare l’atto comunicativo, all’aspetto di disomogeneità che ritroviamo nella società depositaria del messaggio. Porre l’accento sulla priorità di raggiungere il maggior numero di destinatari, comprendendo classi socio – economico -politiche differenti, sarà l’obiettivo primario di una comunicazione che fa riferimento all’intera società, alle sue dinamiche e al suo mutamento profondo.

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