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Teoria della dipendenza
La teoria della dipendenza, studiata da Ball Rokeach e De Fleur nel ‘76, enfatizza la natura costante e cumulativa dei media. L’assunto di base è che, nelle forme contemporanee di società, la sfera d’esperienza vissuta direttamente dall’individuo è limitata in confronto alla parte di realtà sociale che ciascuno di noi conosce attraverso la mediazione della comunicazione di massa. La teoria che i media modellino l’immagine del mondo sociale, e che questo sia più presente nelle nostre decisioni rispetto a quanto lo sia il mondo reale, porta a dire che
“… è in un ambito definito dalla circolazione mediatica di notizie piuttosto che rispetto al mondo con cui siamo in contatto immediato, che tutte le nostre azioni collettive, come guerre, rivoluzioni e governi nazionali, sono perseguite”.
Sul grado di dipendenza dai media, influiscono notevolmente molti fattori sociali, quali il livello socio-economico e quello culturale dell’individuo, tanto da dover definire dei sottogruppi rappresentativi di diversi tipi di dipendenze:
1. dipendenza cognitiva, per la comprensione sociale e di sé. Tale dipendenza si esplica nella necessità di riferirsi ai media per la conoscenza della maggior parte della realtà sociale, e fare dei media un punto di riferimento per la valutazione di sé. Il pericolo che può derivare da una dipendenza cognitiva assoluta, è che il soggetto venga pilotato verso fini a lui ignoti;
2. dipendenza nell’orientamento all’azione o all’interazione. Tale tipo di dipendenza definisce come norma la presenza di artefatti comunicativi nella vita quotidiana, tanto che questi arrivano a costituire lo sfondo, il quadro, all’interno del quale l’uomo si muove, senza farci caso;
3. dipendenza nelle attività di svago, a livello individuale e sociale. I media
“forniscono ausili alla comunicazione, servono a scopi di affiliazione\evitamento, sono finalizzati all’apprendimento sociale, sono strumento per mostrare dominanza\competenza”.
Queste teorie sociologiche sugli effetti che i media hanno sulla società, sono necessarie per sostenere l’ipotesi che realmente essi sono direttamente implicati nella costruzione della società stessa, nascendo da questa e fornendole una base di rappresentazioni mediali di realtà che costituiscono una componente importante per la sua conoscenza. È un pò come stare all’interno di un sistema vastissimo (la società), del quale ogni individuo non è che un’infinitesima parte, e non riuscirne a vedere la complessità se non con l’aiuto di rappresentazioni mediali. La comunicazione ha il potere di riassumere in un alfabeto universale fatto di segni, forme e linguaggi quella che è la complessità insita in un sistema sociale ampio come quello moderno. I media sono lo specchio della realtà storica, politica, economica e sociale che in essi si riflette, assumendo forme ed espressività che devono dipendere direttamente dal contenuto dell’informazione, dando così una forte responsabilità al progettista dell’artefatto comunicativo: quella di utilizzare correttamente gli elementi a sua disposizione (ad es. lettere ed immagini, per quanto riguarda il manifesto) per comunicare senza distorcere il senso del messaggio. La società, nell’esperienza di vita quotidiana, si riferisce consciamente ed inconsciamente a tutta una serie di artefatti comunicativi che essa stessa produce e che costituiscono una parte di base valoriale e gnoseologica per ogni tipo di interazione sociale (uomo-uomo, uomo-istituzione ed altro). Un buon messaggio rende conto a tutte le problematiche che il comunicare ad una così disomogenea e vasta massa di persone comporta.
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