Visualizza Teoria della spirale del silenzio
Teoria della spirale del silenzio
Noelle Neumann, sociologa, ha elaborato una teoria, nota come spirale del silenzio, secondo la quale, il potere di influenza che i media hanno sulla società non è attribuibile solo al grado di consonanza e cumulatività, ma anche all’abbassamento della selettività nella percezione da parte dell’uomo, e ciò soprattutto dopo l’avvento della televisione e di internet:
“… più un mezzo (…) rende difficile la percezione selettiva, maggiore sarà il suo effetto (…) esso rafforza, quando supporta gli atteggiamenti preesistenti; modifica quando li contraddice (…) Riconsideriamo il potere dei media nel cambiare gli atteggiamenti. Esso è connesso soprattutto con l’innovazione della televisione la quale rende la percezione selettiva, che sostiene l’opinione preesistente, più difficile di quanto non lo facciano i media a stampa (…)”.
La Neumann non fa che avvalorare l’ipotesi che il mezzo stampa, manifesto, giornale o volantino che sia, sia il più indicato per un tipo di comunicazione atta a stimolare e modificare a lungo termine atteggiamenti ed abitudini che riguardano l’uomo in quanto essere sociale (ad es. l’adozione a distanza, l’aiuto ai poveri, il rispetto per l’ambiente). Questo perché, se bisogna informare o stimolare coscienze e non bisogni materiali, il grado di presenza fisica e duratura di un qualsiasi artefatto grafico, agevola sicuramente il processo di interiorizzazione selettiva che certe tematiche sociali, ambientali e culturali necessitano:
“la televisione è veloce e ripetitiva, ridondante, (…) sembra contenere solo la pubblicità di sé stessa, accetta e propaganda lo stato delle cose, lei è lo stato delle cose”.
La spirale del silenzio indica uno spostamento d’opinione nato dal fatto che un gruppo
“appare più forte di quanto non sia in realtà, mentre coloro che hanno un’opinione diversa appaiono più deboli di quanto lo siano effettivamente. Il risultato è un’illusione ottica o acustica riguardante la situazione effettiva della maggioranza, la bilancia del potere. Nel generarsi di un processo di spirale del silenzio,"… si viene a credere a ciò che si pensa che gli altri credano”.
Il ruolo dei media in tale dinamica riguarda l’effetto di amplificazione legato alla visibilità delle diverse tendenze d’opinione a confronto sulla scena sociale. Messaggi che tendono a rompere la spirale del silenzio sono quelli che amplificano problematiche sommerse, non considerate, dando vita a correnti di pensiero e movimenti, come ad es. il potere di mobilitazione che hanno avuto le immagini e i suoni degli accadimenti di piazza a Genova, durante il G8. Questi avvenimenti, se non documentati e divulgati, sarebbero forse potuti passare inosservati all’attenzione dell’opinione pubblica, e invece fanno ormai parte della memoria e dell’esperienza cognitiva di ciascuno di noi. Al contrario, i media, intesi come costruttori di una comunicazione unidirezionale, come nelle forme della propaganda commerciale e della programmazione televisiva, rendono visibile, significativo ed alla fine realmente dominante il punto di riferimento costituito dai trends, che sono presentati come in via d’espansione nel clima d’opinione. Importante è comprendere la capacità che un messaggio ha nel creare la cultura e l’ambiente simbolico e conoscitivo nei quali l’individuo vive, costituendone il principale riferimento per l’acquisizione di nozioni e conoscenze. I media rendono visibile un clima d’opinione, sono capaci di accelerare un mutamento sociale solamente rappresentandolo. Lo rendono possibile, o meglio, contribuiscono a renderlo possibile, per il fatto di costituire le condizioni mediante le quali il mutamento stesso diventa possibile, diventa un punto di riferimento pubblicamente noto, una meta socialmente legittima. Ciò non significa, ovviamente, che i media siano le uniche cause del mutamento o che tale processo possa avvenire in modo sconnesso da altri tipi di trasformazione su livelli sociali differenti. Il punto cruciale della spirale del silenzio, è l’osservazione che i media non si limitano a rappresentare le tendenze dell’opinione pubblica ma che, invece, vi danno concretamente forma e sviluppo.
Ritorna a Teorie sociologiche degli effetti dei media sulla società
Ritorna a Capitolo 4 Media e media tattici