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Teorie culturologiche

Per le teorie culturologiche, un’analisi sui media, e dunque sui segni che essi utilizzano, non può essere separata da un’analisi sulla società che li impiega, sulla sua storia e la sua cultura, cioè su come a determinati segni corrispondano determinati valori e implicazioni sociali. L’ attenzione è posta su ciò che già gli epicureisti definivano il simulacro di una cosa, ovvero una sorta di pulviscolo portatore dell’immagine dell’oggetto. Per Denzin Norman, sociologo, il simulacro si trasforma in artefatto cognitivo, ovvero in una meta-rappresentazione del modo in cui noi ci rappresentiamo le cose nella mente. L’artefatto cognitivo funge da mediatore tra noi e le cose, non rappresentate semplicemente sulla base dell’esperienza percettiva avutane, ma anche considerando come tale esperienza si organizza rispetto alle precedenti culturali che di tali cose se ne sono fatte. In tale processo, diventa importante il modo in cui delle cose selezioniamo delle qualità pertinenti, tralasciandone altre che pur gli appartengono; diviene, dunque, cruciale il punto di vista culturale che guida tale selezione. Per Louis Hjelmslev, (1899 – 1965) semiotico, una semiotica è il rapporto che si gioca all’interno di un segno tra il piano dell’espressione, ovvero il cosiddetto piano dei significanti, e piano del contenuto, il cosiddetto piano dei significati. Hjelmlsev, parlando di semiotica connotativa, ovvero una semiotica il cui pino espressivo è a sua volta una semiotica, riconosce l’esistenza di due livelli di significazione insiti in un segno: la denotazione, l’oggetto cui il segno si riferisce, e la connotazione, l’insieme di significati e valori aggiunti di cui un segno è simultaneamente portatore in una determinata cultura. Per spiegare in modo semplice tale distinzione, analizziamo come segno esemplificativo la parola ulivo e la valenza che essa assume nella nostra cultura: in questo caso la denotazione consiste nell’oggetto ulivo cui la parola si riferisce, la connotazione nel significato di pace che l’ulivo simboleggia nella cultura cattolica. Non esiste una formula unica per costruire il senso di un discorso. Tanto meno, dunque, si può pensare che le semplici regole della sintassi siano sufficienti a ricostruire il senso di un discorso. Sebbene il modo in cui un segno si colloca all’interno di un testo sarà un elemento rilevante anche dal punto di vista semantico, la restituzione di un determinato senso sarà il frutto di un insieme di fattori ben più complesso.

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