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Visualizza Trucchi quotidiani di manipolazione linguistica

Trucchi quotidiani di manipolazione linguistica

Un novizio chiese al priore:
“Padre, posso fumare mentre prego?”
e fu severamente redarguito.
Un secondo novizio chiese allo stesso priore:
“Padre, posso pregare mentre fumo?”
e fu lodato per la sua devozione.

La forma vale più del contenuto. La collocazione delle parole è molto importante nella manipolazione linguistica. L’arma principale dell’attacco linguistico alla mente non è il contenuto, ma la forma, in primo luogo la posizione delle parole. Spesso ciò che ci persuade è invisibile; più è invisibile, maggiore è il suo potere di persuasione. Per usare persuasivamente la forma del discorso, si possono collocare le parole o le frasi in particolari sequenze. Una diversa disposizione da luogo a effetti differenti (ad es. la frase Marta è una ragazza bruttina ma ricchissima è molto diversa da Marta è una ragazza ricchissima ma bruttina, lui uscì con lei dal locale piuttosto che lei uscì con lui dal locale produce effetti differenti: si sta dicendo la stessa cosa, ma basta spostare di pochissimo la collocazione di chi compie un atto e di chi lo subisce per ottenere significati completamente eterogenei). Grazie a questi giochi di prestigio verbale chiunque, giornalisti e uomini politici, possono influenzare la mente di milioni di persone semplicemente collocando ciò che dicono in un modo piuttosto che in un altro. L’ordine delle parole ordina il pensiero e dà ordini al pensiero. A volte, l’efficacia della persuasione si cela all’inizio della frase: ciò che viene detto per primo influenza la percezione di ciò che segue. Ma a volte i mezzi di comunicazione di massa possono far pendere la bilancia a favore di uno dei due contendenti, senza dare l’impressione di farlo ma, anzi, sbandierando la propria oggettività. Far parlare la parte politica che si vuole danneggiare inviando successivamente quella di cui si tutelano gli interessi è ormai diventata una prassi comune nei media. La mente umana registra entrambi i messaggi, ma l’ultimo rimane più impresso. Per screditare qualcuno è sufficiente mettere le sue parole tra una coppia di virgolette allusive: le virgolette trasformano parole e frasi serie e ponderate in espressioni ridicole. La realtà che si intende rappresentare viene inquadrata all’interno di una cornice di biasimo, ironia, sarcasmo o di dubbio senza che si sia detto né fatto nulla, almeno in apparenza, per ottenere questo effetto. L’enfasi nel linguaggio parlato può ottenere lo stesso effetto, se si riesce a dare alle parole intonazioni virgolettate. Qualsiasi evento o argomentazione può essere interpretata in almeno due modi diversi, e persino opposti tra loro. Un’affermazione data è sempre possibile rivolgerla contro sé stessa, dimostrando il contrario. Per nessuna argomentazione verbale è facile dimostrare che sia completamente vera; qualche elemento di ambiguità si annida in ogni costruzione della mente e fa sì che si possa sempre sostenere l’opposto di qualunque cosa, semplicemente utilizzando ciò che ci viene detto. Poiché ogni argomento può essere capovolto contro sé stesso, deve esistere anche una contromossa a questo espediente. Ancora una volta, è come ci vengono presentate le cose a far sì che noi le crediamo vere. Dare a intendere è una prassi molto comune. Dire cose scontate, o per lo meno di comune prassi, e coprirle con termini tecnici è uno dei giochi più divertenti della pubblicità (ad es. Al gusto di cioccolato è una astuzia veniale: molti pubblicitari confidano nella cronica disattenzione per le parole e fanno passare per cioccolato ciò che in realtà è solo un surrogato; i biscotti X non contengono nitrati: perché mai nei biscotti dovrebbero esserci nitrati?). L’espediente più comune è mentire dicendo il vero. Altro espediente ricorrente, è la cosiddetta scoperta dell’acqua calda (ad es. facilita la diuresi detto di un’acqua minerale specifica: in realtà lo fa in quanto bere acqua in genere facilita la diuresi. E’ un turismo, un’ovvietà. Ovviamente la mente umana completa la frase propinata dai pubblicitari, trasformandola in: facilita la diuresi… a causa di qualche sua caratteristica che altre acque non hanno). Un’ulteriore ragionamento comune indotto dalle reclame pubblicitarie è quello in cui si lascia intuire l’efficacia di un prodotto indicandone una componente, anche se quella non ha di fatto nessuna influenza sull’azione che il prodotto compie (ad es. X è un dentifricio, ne viene indicata la presenza della sostanza Y, se ne deduce che la sostanza Y fa bene ai denti. In realtà, la sostanza Y non ha alcun potere sui denti e quindi anche se non ci fosse il dentifricio avrebbe le medesime caratteristiche). Alcuni pubblicitari aggiungono addirittura la precisazione X aiuta a…: in questo modo nessuno potrà mai dire che l’affermazione è menzognera: il prodotto non serve a X, ma aiuta a X. Un altro trucco usato dai pubblicitari alquanto ingegnoso consiste nell’affermare una verità, omettendo però di completarla con affermazioni che ne limiterebbero il significato (ad es. Questi cracker non contengono colesterolo: il prodotto è, effettivamente, senza colesterolo, di sicuro nessuno potrà dimostrare il contrario, ma l’intenzione è quella di indurre a pensare che mangiando quei cracker il tasso di colesterolo nel sangue non aumenterà). Indurre la mente in errore è semplice. Le parole creano la realtà: usando le parole nel modo giusto possiamo creare le realtà che meglio ci aggrada e indurre gli altri a fare ciò che vogliamo. Sulle parole si basano le relazioni tra persone, si fondano società, si stabiliscono le sorti di milioni di individui. Il potere magico del linguaggio, naturalmente, viene utilizzato anche per controllare il comportamento delle persone. Una stessa realtà descritta con parole differenti ci fa avere impressioni diverse o addirittura opposte (ad es. l’espressione fuoco amico viene usata per dire che i soldati sono stati ammazzati per errore dai loro alleati, ma la mente crea una immagine innocua; l’espressione conflitto a bassa intensità viene usata per dire che pochi esseri umani sono morti, ma la mente crea una immagine latente della sparatoria). Le armi invisibili del persuasore sono molte. Consideriamo le seguenti espressioni:
1.  Quando è entrato nella banca, l’imputato aveva una pistola?
2.  Quando è entrato nella banca, l’imputato aveva la pistola?
Nella prima versione è chiara la domanda sull’esistenza della pistola, ma nella seconda si da per scontata la detenzione dell’arma da parte dell’imputato. Nella nostra lingua esistono parole semplicissime e apparentemente innocue: le congiunzioni e, ma, se, sebbene, mentre e altre possono stravolgere l’intero significato di una frase. Mescolando l’ordine delle parole e delle congiunzioni si ottengono miscele linguistiche esplosive. Il cambiamento dell’ordine delle parole contribuisce a modificare il senso della frase e del concetto che ci sta dietro. Alcune congiunzioni innescano reazioni automatiche, alle quali una persona reagisce senza rendersene conto: una di queste è perché. La sensibilità di una persona alla parola perché è dovuta a un nesso di casualità con cui cerchiamo di spiegarci le cose. E più argomenti si accompagnano a un perché, più è probabile che ci sia una volontà di manipolazione. Il contesto emotivo orienta il significato delle percezioni, anche per i contesti creati dalle parole. La molteplicità di definizioni possibili per una stessa realtà si presta bene anche a indirizzare le persone verso il lato positivo o verso quello negativo di qualcosa. Se parlando con una persona si accenna alla paura di sbagliare, si creano nella sua mente connessioni e interconnessioni sulla proiezione paura (ansia, sensazioni spiacevoli, ricordi di esperienze sgradevoli, visione pessimistica del futuro) e sbagliare (ricordi di punizioni, sensi di colpa, sensi di inferiorità o inadeguatezza). Non è neppure necessario usare insiemi di parole: per orientare la visione del mondo verso un senso specifico sono sufficienti le singole parole. Il potere delle parole è pressoché infinito. Con la stessa parola si possono indicare realtà diverse. E’ sufficiente usare termini vaghi ed ambigui. Alcune parole sono così piene di vuoto, che diventano il ricettacolo di qualsiasi contenuto di desideri: la medicina è un settore molto fertile. Anche i cartomanti usano parole passpartout, dando l’impressione di leggere nella mente dei loro clienti (ad es. vedo che hai un problema, il problema riguarda te, c’è di mezzo un’altra persona, vedo tensione, è stato fatto qualcosa, c’è come un vuoto). Altrettanto persuasivi sono gli stereotipi, parole che contengono molte connotazioni culturali, psicologiche ed emotive: tutte semplificazioni, ma tutte molto ben scolpite nell’immaginario collettivo. I termini fascista, comunista, reazionario, moralista, laico, integralista, miscredente sono in realtà tutte etichette che incasellano l’avversario con una forza incredibile. Una volta utilizzate come etichette, queste parole appiccicose veicolano qualsiasi altro giudizio all’interno della cornice che esse creano. Un altro modo per persuadere gli altri delle nostre idee è fornire spiegazioni globali, che siano in grado di dare un senso a tutto. Una spiegazione in grado di dare ragione a tutto è quella che segretamente ciascuno predilige, perché risparmia la fatica di analizzare criticamente la realtà. Più risposte una teoria sembra essere capace di fornire, più attraente appare ai nostri occhi; non ha importanza che essa sia anche vera, purché permetta di interpretare il più alto numero di eventi possibili. Con il linguaggio si possono creare paradossi, ovvero situazioni senza alcuna via di uscita che intrappolano la logica, mandando in tilt la mente e vincolando il comportamento, fino anche a condurre le persone alla follia. Le frasi che ingabbiano la mente mettendola in condizione di non potere decidere per la loro verità o meno, sono dette autoimmunizzanti: esse, in un certo senso, si autogiustificano a priori, rendendo impossibile una loro confutazione (ad es. La più riuscita astuzia del diavolo è far credere che non esiste). Questa tipologia di messaggi costruiti su una struttura ricorsiva, se non vengono individuati fin dal principio, sono impossibili da confutare.

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