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Virus Creativi

La scrittura e la diffusione di virus informatici è un tipo di azione che si esplica medinte una doppia natura in quanto i virus possono intasare le reti e danneggiare computer e periferiche, oppure veicolare messaggi e slogan innocui. I virus creativi potrebbero essere considerati appartenenti a tutte e tre le categorie di attacchi:
1. fisici, perché possono bloccare e danneggiare computer e reti;
2. sintattici, perché modificano il funzionamento di un altro software e spesso lo reinterpretano;
3. semantici, perché veicolano un messaggio inatteso.
Le ragioni e le strategie usate possono essere molto diverse. I virus che bloccano computer, infrastrutture e nodi di comunicazione di singoli utenti o di aziende nascono dai motivi più diversi, quali sfida, ritorsione, propaganda, concorrenza industriale. I virus distruttivi, che per l’appunto implicano la distruzione dei file dell’avversario, sono quelli della Assassin Strategy. Diversa è la strategia di duplicare all’infinito il virus, con l’obiettivo di intasare il sistema avversario, bloccandone le attività: è la cosiddetta Overload Strategy. Un particolare tipo di virus è il worm (verme) inviato come attachment. In genere, il modo in cui funzionano i worms è tale che quando si apre l’attachment esso si autoinvia a tutti gli indirizzi dell’address book, distrugge gli antivirus e i firewall software e installa una back-door che può permettere future azioni di break-in. Fra gli ultimi e più pericolosi con queste caratteristiche vi è il Goner. I virus più efficaci, comunque, sono quelli che non vengono scoperti e che non vanno ad infettare tutti i computer ma postazioni singole, spesso per poterle controllare da remoto e continuare ad attingere informazioni nello stesso computer per molto tempo, almeno finché non ne viene scoperta l’esistenza. Lo spionaggio industriale adopera spesso la Probe strategy per scippare le informazioni dai computer dell’avversario. Un particolare tipo di virus sono i cosidetti troiani, per allusione al mitico cavallo di Troia e al suo indesiderato carico di Achei. In fondo fanno lo stesso: entrano di nascosto in un posto, spesso ben difeso, e aprono le porte precedentemente sbarrate all’intrusore: è la Trojan horse strategy e serve a prendere il controllo del computer avversario. Ultima, ma non meno importante, è la Forced Quarantine Strategy, che consiste nell’annuncio di una potenziale infezione che obbliga l’avversario alla difesa impegnandone risorse. È la più frequente nelle battaglie commerciali. Le guerre commerciali al tempo di Internet si fanno pure così. È come il gioco di guardie e ladri. Più furbi si fanno i primi, meglio preparati devono essere i secondi. Essere preparati significa impiegare risorse umane ed economiche, e tutto ciò contribuisce a far crescere l’enorme industria della sicurezza informatica. Insieme ai virus maligni, dobbiamo ricordare che ce ne sono anche di innocui. A quest’ultima categoria appartiene un piccolo virus shockwave che ha fatto molto parlare di sé. Dà dell’idiota a chi lo apre, modifica una serie di file e suggerisce all’utente Windows di passare a Linux. Motivazioni diverse hanno condotto alla creazione di un virus con linguaggio python da parte di un gruppo di artisti/programmatori e programmatori/artisti italiani che rispondono al nome di epidemiC. Gli artisti ritengono che la scrittura del codice sorgente, ossia di quel testo che dispone e programma la esecutività di un virus, sia da considerare come un prodotto estetico: essi ritengono che il virus sia arte e che, in quanto arte nativa e originaria del web, ossia di quel complesso spazio/fenomeno (condominio di massa) che viene chiamato rete, abbia tutte le caratteristiche per presentarsi come un’avanguardia assolutamente originale, rivoluzionaria e portatrice di innovazione, sia sul piano della generazione di nuovi modelli linguistici, psicologici, biologici e comunicazionali, che su quello più strettamente estetico.

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